Una poesia che adoro dall’adolescenza: era nell’Antologia della scuola media di mio fratello e leggerla fu, per me, una ventata di lirica nuova, modernissima. Eravamo nel 1968, più o meno, e i testi scolastici si arricchivano di voci delle letterature straniere. Quel “Cordova lontana e sola” diventava un refrain della vita.
Vanina e la Poesia
GIOVANNI PASCOLI, Addio!
Amo particolarmente questa poesia, forse per le immagini evocative, forse per il ritmo perfetto. Pascoli riesce sempre a stupire. Qui il nido non è quello paterno, perduto, tema di tanti testi. Qui è il nuovo nido, mai costruito, un rimpianto di ciò che non è stato.
ALDO PALAZZESCHI, La fontana malata
Una poesia famosissima di Palazzeschi, che fu un futurista sui generis, che usava la tradizione poetica per giocarci con estrema ironia.
VIVIAN LAMARQUE, Requiem per margherite
Intensa poesia di Vivian Lemarque, all’apparenza facile, in realtà minata d’angoscia.
un vortice di polvere
Una raccolta piccola, per gli amici, assemblata nel 2012 per sfuggire alla paura del terremoto.
GIORGIO CAPRONI, Tutto
La guerra di ieri, la guerra di sempre: l’orrore, la distruzione, l’eccidio, la diaspora. Questa secca e dolente poesia di Caproni vale per tutti i tempi.
GIOVANNI GIUDICI, Con tutta semplicità
Una famosa, disincantata poesia di uno dei grandi poeti italiani del Novecento.
ALDO PALAZZESCHI, Rio Bo
Tutti abbiamo studiato la poesia a scuola. Ed era una di quelle poesie che ci piacevano, anche se erano senza rima. Una poesia giocosa ogni tanto ci vuole, anche ora.
