Parigi, Museo del Louvre, 3° parte

INDICE: Le civiltà antiche (Mesopotamia, Egitto, Grecia, Italia)

Cour Marly
Cour Puget

Civiltà della Mesopotamia

STELE DEGLI AVVOLTOI, particolare con scena di battaglia, 2500 a.C. Monumento sumerico celebrante una vittoria del sovrano della città stato di Lagash, Eannatum, sulla sua vicina e rivale Umma. Essa trae il nome dagli avvoltoi che sono raffigurati nella parte superiore. La stele è composta di varie parti in cui sono scolpite scene di battaglia assieme a scene religiose-mitologiche. Era costituita da un unico blocco in pietra calcarea di cui sono stati recuperati solo sette frammenti.
Altro frammento della stele degli avvoltoi, con gli avvoltoi.
GUDEA SEDUTO, 2125-2110 a.C. Gudea fu un importante principe della città sumera di Lagash che favorì la produzione letteraria, tanto che per la sua epoca si è parlato di un “Rinascimento sumerico”.
Lamassu dal palazzo di Khorsabad, 721-705 a.C. Sono dei reperti assiri in alabastro e gesso, alti circa 440 cm. Costruiti a Dur-Sharrukin (oggi Khorsabad) a est del fiume Tigri per il re assiro Sargon II, risalgono al periodo del suo regno tra il 721 e il 705 a.C. I lamassu sono esseri benevoli, divinità alate dal corpo taurino e dalla testa umana, che hanno intelligenza umana e forza animale. Essi erano situati alle porte delle città e nei principali passaggi del palazzo, con funzione intimidatoria verso gli estranei e protettiva verso gli abitanti. Tra le zampe e il dorso sono spesso presenti iscrizioni.
I Lamassu visti di fronte
CODICE DI HAMMURABI, 1792-1750 a.C. circa. È una fra le più antiche raccolte di leggi scritte, appartenente alla civiltà babilonese. Le disposizioni sono state ordinate dal re Hammurabi di Babilonia e furono scolpite in caratteri cuneiformi su una stele di diorite raffigurante alla sommità il re in piedi, in atteggiamento di venerazione di fronte a Šamas, dio solare della giustizia, maestosamente seduto sul trono. Il dio porge ad Hammurabi il codice delle leggi, che dunque sono considerate di origine sacra. La stele è alta circa 225 cm; venne rinvenuta nella città di Susa in Iran.
Adorante di Larsa, 1990-1950 a.C. È una statuetta del periodo paleo-babilonese, proveniente probabilmente dalla città di Larsa. La statuetta presenta un’iscrizione in sumero ed è dedicata al dio Amurru da un tale Lu-Nanna per la vita del re Hammurabi. La statuetta è alta circa 19,6 cm. È in rame e oro, e ritrae un uomo inginocchiato, con la mano davanti alla bocca, in atteggiamento di preghiera.

Civiltà egizia

Lo scriba rosso, 2620-2350 a.C. È uno dei più importanti esempi di arte egizia dell’Antico Regno. Si tratta di una statua in pietra calcarea dipinta, raffigurante uno scriba all’opera.Lo Scriba rosso, alto circa 54 cm, indossa un gonnellino bianco teso sulle ginocchia e tra le mani trattiene un papiro semiarrotolato. Le mani sono in posizione di scrittura e con tutta probabilità la destra teneva un pennello perduto. Mani, dita e unghie della scultura sono finemente modellate, tanto da farle sembrare perfette. Per realizzare i capezzoli sono state applicate sull’ampio petto due piccole borchie di legno. La rigidità del robusto corpo contrasta con il realismo del volto. Una cura particolare è stata impiegata nella realizzazione degli occhi, composti di magnesite bianca screziata di rosso e di cristallo di rocca.
Stele di re Djet, 3000 a.C. circa. È una lapide funeraria in pietra risalente alla I Dinastia egizia, che prende il nome dal faraone Djet. Sul lato frontale della stele è scolpito il nome di Horus di Djet, un serpente sovrastato da un falco (Horus), che si potrebbe interpretare come “Horus il serpente”.

Civiltà greca

AYBALLOS, Tebe, VII sec. a.C. Un vaso protocorinzio
La Dama d’Auxerre, 640-630 a.C. Capolavoro d’arte dedalica, opera dello scultore Dedalo, a cui erano attribuite le sculture più antiche. Si ricorda che tutta la statuaria greca era dipinta a colori vivaci.
HERA DI SAMO, 570-560 a.C. circa. Si tratta di una delle sculture greche più antiche, dedicata alla dea Hera nel santuario di Samo, da un membro dell’aristocrazia ionica di nome Cheramyes, come indicato dall’iscrizione incisa lungo il bordo del velo (epiblema). La statua riassume in sé tutte le caratteristiche della scultura ionica: la forma quasi cilindrica della figura viene enfatizzata dalle pieghe verticali e dritte del chitone ionico, mentre il mantello obliquo è animato dal movimento del braccio che viene portato al petto. Forse anticamente la mano sollevata teneva una melagrana. Nonostante la forma cilindrica, simile a una colonna, i volumi suggeriti dalle vesti eliminano l’idea di immobilità, conferendo alla figura un’aria di ieratica maestà.
APOLLO SAUROCTONO, 350 a.C. circa. Il dio è raffigurato come efebo: ancora giovanetto, nudo e dalle membra acerbe, quasi femminile, si appoggia con morbido abbandono a un tronco d’albero (necessario per reggere la statua). Il piede sinistro, accostato al tallone destro, fa sì che la gamba sinistra sia completamente rilassata e quasi disarticolata, accrescendo il senso di grazia del tenero corpo flessuoso. Il giovane dio è colto nell’attimo in cui sta per trafiggere con un dardo una lacerta, probabilmente un ramarro arrampicatosi sul tronco.
VENERE DI MILO, 130 a.C. Ritrovata nell’isola di Milo nel 1820, questa raffigurazione della dea dell’amore è diventata un’icona della bellezza femminile. La dea, alta poco più di 2 metri, è rappresentata in posizione eretta, col torso nudo e coperta, dal bacino ai piedi, da una pesante vestericca di pieghe. La postura è sinuosa. Il peso è sostenuto dalla gamba destra, diritta, mentre la sinistra è spostata leggermente in avanti, flessa e ruotata, in atteggiamento pudico. La spalla destra è avanzata e abbassata rispetto all’altra: si disegna così una linea obliqua delle spalle, ripresa dalla veste attorno al bacino. La testaleggermente girata a sinistra, è caratterizzata da un bel viso regolare ovale, dai tipici lineamenti greci, come il naso lungo e diritto. L’impassibilità degna di una divinità è sottolineata dall’inespressività del volto, tipico dell’età classica. La capigliatura, fissata da un nastro, è finemente modellata con senso del naturale, come la ciocca che, fuoriuscita dal nastro, pende sul collo.

Nike di Samotracia, II sec. a.C. Ne ho già parlato in Louvre parte prima. Questa fotografia mette il luce il basamento a forma di barca, che cerca di riprodurre il monumento originale. La Nike volava sulla prua della imbarcazione vittoriosa.
ERMAFRODITO BORGHESE, II sec.; il materasso è opera di Gian Lorenzo Bernini (1620). Copia romana di una statua ellenistica, raffigura Ermafrodito, figlio di Ermes e Afrodite.

ARTE ETRUSCA

SARCOFAGO DEGLI SPOSI, 520 a.C. – Si tratta di un’urna funeraria doppia, per due defunti, che rispetta le tradizioni etrusche in merito al culto dei morti: è infatti costituita da un coperchio sul quale sono rappresentati, come sculture, i defunti. Lo sposo, sorridente, è raffigurato nell’ambito di un banchetto, mentre è sdraiato su un triclinio; il gomito appoggiato sul cuscino a reggere il corpo. Le gambe sono avvolte da un telo. La sposa versa del profumo nella mano del marito, che la abbraccia. Gli occhi sono piccoli e a mandorla, il naso, dritto, è un’estensione della fronte; il mento è a punta e i capelli divisi in ciocche. Una delle mani, incastonata nel resto del corpo, è andata perduta. Da notare l’espressione aristocratica e l’affermazione dell’importanza del vincolo matrimoniale e la rilevanza della donna – aspetto poi perduto nella romanità; nonché una rappresentazione ideale della felicità raggiunta nell’aldilà.

ARTE ROMANA

SCULTURA ROMANA
Atena di Velletri, I sec., copia romana da originale greco
Diana cacciatrice, I-II secolo. È una copia romana (I-II secolo d.C.) da un originale bronzeo greco, Diana è rappresentata come una cacciatrice dalla figura snella e mascolina, seguita da un cervo (più piccolo rispetto alle dimensioni reali) colmo di vitalità. Lei guarda verso destra, forse proprio verso un cervo, poiché con la mano destra alzata prende una freccia dalla faretra. Nella mano sinistra sta impugnando un arco, in gran parte andato perduto, pronta per attaccare. Diana, o Artemide, indossa un chitone dorico, un himation (tipico mantello) attorno alla sua vita e dei sandali.
Minerva restaurata come dea Roma, II sec. Il corpo drappeggiato è realizzato in porfido rosso ed è di epoca romana. La testa, le braccia e gli attributi sono stati aggiunti a metà del XVII secolo, su commissione del Cardinale Mazzarino, e sono realizzati in bronzo dorato.
MOSAICO DELLE STAGIONI, è uno straordinario pavimento romano del IV secolo d.C.. Scoperto nel sobborgo di Dafne ad Antiochia (l’odierna Antakya, in Turchia), è celebre per i suoi dettagliati medaglioni e per le cornici che illustrano scene pastorali e le personificazioni del tempo. Vedi i particolari sotto:
Artemide Rospigliosi, particolare della testa. copia romana da un originale ellenistico, I-II sec.
Statua di Ottavio, I sec. a.C.
Venere di Arles, fine I sec. a.C. Copia romana di un originale greco. All’epoca di Augusto, decorava la scena del teatro romano di Arles. Scolpita in un solo blocco di marmo bianco,.rappresenta una figura femminile giovanile, con le gambe avvolte da un mantello e il busto nudo. Nella mano destra sollevata reggeva un frutto, mentre nella sinistra reggeva probabilmente uno specchio, nel quale si specchiava. La testa è girata verso destra e inclinata verso il basso. La capigliatura è raccolta in una crocchia e fermata da un doppio nastro, le cui estremità ricadono sulle spalle. La figura era colorata: sono state rinvenute tracce di colore rosso nei capelli e si è ipotizzato che il mantello fosse di colore blu.
TESORO DI BOSCOREALE. Il tesoro di Boscoreale è un reperto composto di 108 pezzi d’argento trafugati illegalmente dall’Italia e acquistati da diversi collezionisti privati francesi, che poi li donarono al Museo del Louvre di Parigi, fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, quando già l’Italia era una nazione riconosciuta e sovrana da oltre 3 decenni. Il tesoro di Boscoreale è composto da opere d’arte che vanno dal IV Secolo avanti Cristo al I Secolo, ed è considerato uno degli esempi più magnifici di arte Romana. Il barone Edmond James de Rothschild, banchiere francese, acquistò gran parte della collezione a più riprese per oltre mezzo milione di franchi, e così fecero altri collezionisti privati che, diventando ricettatori d’arte, acquistarono a buon prezzo delle opere d’arte di valore inestimabile. E non fu un’assenza di leggi perché le leggi c’erano, ma fu una questione di corruzione. Nel 1894, degli scavi che portarono alla luce il complesso di una grande casa di campagna (sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C) con stanze di soggiorno, bagni, depositi per la fabbricazione e la conservazione del vino e dell’olio e un locale per la spremitura dell’uva. Un edificio rimasto inalterato nel tempo per quasi due millenni: tutto era al suo posto, suppellettili, mobili e vasche da bagno in bronzo. Gli oggetti d’oro erano naturalmente inalterati, mentre i vasi d’argento si erano ricoperti di una spessa patina scura.
gioielli della padrona di casa
prezioso vaso d’argento
specchio d’argento con Leda e il cigno.
Coppa

Invano lo Stato italiano ha richiesto alla Francia la restituzione delle opere trafugate illegalmente…

FINE