Una poesia indimenticabile, per me la più bella di Prévert. C’è tutta la Francia degli anni Quaranta, in bianco e nero, come l’abbiamo vista al cinema o nelle fotografie di Ronis e Doisneau.
Poeti
CAMILLO SBARBARO, Ora che sei venuta
Una grande poesia di Camillo Sbarbaro: l’amore che giunge, dopo averlo aspettato tanto, e lascia senza parole. Un amore che comprende tutto il passato.
FEDERICO GARCIA LORCA, Canzone di cavaliere
Una poesia che adoro dall’adolescenza: era nell’Antologia della scuola media di mio fratello e leggerla fu, per me, una ventata di lirica nuova, modernissima. Eravamo nel 1968, più o meno, e i testi scolastici si arricchivano di voci delle letterature straniere. Quel “Cordova lontana e sola” diventava un refrain della vita.
GIOVANNI PASCOLI, Addio!
Amo particolarmente questa poesia, forse per le immagini evocative, forse per il ritmo perfetto. Pascoli riesce sempre a stupire. Qui il nido non è quello paterno, perduto, tema di tanti testi. Qui è il nuovo nido, mai costruito, un rimpianto di ciò che non è stato.
ALDO PALAZZESCHI, La fontana malata
Una poesia famosissima di Palazzeschi, che fu un futurista sui generis, che usava la tradizione poetica per giocarci con estrema ironia.
VIVIAN LAMARQUE, Requiem per margherite
Intensa poesia di Vivian Lemarque, all’apparenza facile, in realtà minata d’angoscia.
GIORGIO CAPRONI, Tutto
La guerra di ieri, la guerra di sempre: l’orrore, la distruzione, l’eccidio, la diaspora. Questa secca e dolente poesia di Caproni vale per tutti i tempi.
CESARE PAVESE, Lavorare stanca
La poesia di Pavese che preferisco. Il tema è la solitudine, che forse nessuno ha trattato con tanta efficacia.
