Una poesia che adoro dall’adolescenza: era nell’Antologia della scuola media di mio fratello e leggerla fu, per me, una ventata di lirica nuova, modernissima. Eravamo nel 1968, più o meno, e i testi scolastici si arricchivano di voci delle letterature straniere. Quel “Cordova lontana e sola” diventava un refrain della vita.
Poeti
GIOVANNI PASCOLI, Addio!
Amo particolarmente questa poesia, forse per le immagini evocative, forse per il ritmo perfetto. Pascoli riesce sempre a stupire. Qui il nido non è quello paterno, perduto, tema di tanti testi. Qui è il nuovo nido, mai costruito, un rimpianto di ciò che non è stato.
ALDO PALAZZESCHI, La fontana malata
Una poesia famosissima di Palazzeschi, che fu un futurista sui generis, che usava la tradizione poetica per giocarci con estrema ironia.
VIVIAN LAMARQUE, Requiem per margherite
Intensa poesia di Vivian Lemarque, all’apparenza facile, in realtà minata d’angoscia.
GIORGIO CAPRONI, Tutto
La guerra di ieri, la guerra di sempre: l’orrore, la distruzione, l’eccidio, la diaspora. Questa secca e dolente poesia di Caproni vale per tutti i tempi.
CESARE PAVESE, Lavorare stanca
La poesia di Pavese che preferisco. Il tema è la solitudine, che forse nessuno ha trattato con tanta efficacia.
CAMILLO SBARBARO, Padre se anche tu
Una poesia famosissima dedicata al padre dell’autore. Che è amato fuori dal sua ruolo, come persona unica.
EMILY DICKINSON, Così poco ha l’erba
Solo la grandezza di Emily Dickinson poteva, attraverso l’erba, raccontarci la fatica della vita.
