CAMILLO SBARBARO, Ora che sei venuta


Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.

Il pigolio così che assorda il bosco
al nascere dell’alba, ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.

Ma te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue son le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare.


Parafrasi: Ora che, con passo di danza, sei entrata nella mia vita, come un soffio di vento che entra in una stanza chiusa, non ho le parole per festeggiare un amore tanto desiderato; e mi basta stare in silenzio accanto a te. Nello stesso modo il verso chiassoso degli uccelli nel bosco, si quieta all’alba al sorgere del sole. La mia smania cercava te quando, da ragazzo, nelle sere d’estate, mi avvicinavo alla finestra in preda a turbamenti per me sconosciuti, che mi agitavano il cuore. E sono tutte per te, adesso, le parole che mi affioravano sulle labbra, come l’acqua che trabocca dall’orlo di un vaso, e tutte per te le ore solitarie in cui le mie labbra di giovane adulto si protendevano ingenuamente per il desiderio di baciare.

Questa poesia è un canto all’amore maturo, giunto in punta di piedi.

Un amore desiderato con tale intensità che il poeta, cui l’emozione tronca la voce, è appagato dalla semplice presenza femminile. Un amore che ha la forza di un vitale rinnovamento. Il poeta ricorda i turbamenti erotici dell’adolescenza e li dedica a posteriori alla donna amata, immaginando che siano stati sempre dedicati a lei.

L’andamento prosastico non è marcato, anche per la presenza di inversioni che, rallentando il ritmo, segnano la distanza dalla lingua della comunicazione. Eppure, questa lingua così semplice, priva di scarti logici, ci regala un fortissimo impatto emotivo.

Metrica: il testo si compone di tre strofe di 7, 3, 11 versi endecasillabi, due quinari e un settenario. Il poeta non usa in toto il verso libero.

Le figure retoriche: Similitudine: vv. 7-10 (e tacerti vicino già mi basta. Il pigolio così…) contengono una doppia similitudine, introdotta da “così”, tra parole/canto degli uccelli e arrivo della donna/sorgere del sole. Il senso è questo: le parole e il canto tacciono all’arrivo di amore e sole di cui hanno rispettivamente bisogno. Questa figura retorica di significato sottolinea un legame tra la situazione emotiva dell’io lirico e la natura.

Camillo Sbarbaro (1888-1967) è un grande della poesia italiana del Novecento. Cantò la natura e gli affetti familiari, con un io che oscillò sempre tra la perdizione, la lussuria, l’autoumiliazione e il desiderio di comunione, di condivisione sentimentale.

L’immagine è di Henri Matisse, La blouse romaine. L’ho scaricata da Google-Immagini.