
Ricordati Barbara
Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Radiosa rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Pioveva senza sosta su Brest
E io ti ho incontrata in rue de Siam
Tu sorridevi
E anch’io sorridevo
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati
Ricordati quel giorno ad ogni costo
Non lo dimenticare
Un uomo si era riparato sotto un portico
E ha gridato il tuo nome
Barbara
E tu gli sei corsa incontro sotto la pioggia
Grondante rapita radiosa
E ti sei gettata tra le sue braccia
Ricordati di questo Barbara
E non volermene se ti do del tu
Io do del tu a tutti quelli che amo
Anche se una sola volta li ho veduti
Io do del tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
Sul tuo viso felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull’arsenale
Sul battello d’Ouessant
Oh Barbara
Che idiozia la guerra
Che ne è di te adesso
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco di acciaio di sangue
E lui che ti stringeva fra le braccia
Amorosamente
È morto disperso o invece vive ancora
Oh Barbara
Piove senza sosta su Brest
Come pioveva allora
Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
È una pioggia di dolore terribile e desolato
Non c’è nemmeno più la tempesta
Di ferro di acciaio di sangue
Ma solamente di nuvole
Che crepano come cani
Come i cani che spariscono
Sul filo della corrente a Brest
E vanno ad imputridire lontano
Lontano molto lontano da Brest
Dove c’è più nulla
da Jacques Prévert, Poesie, curatela e traduzione di Gian Domenico Giagni, Guanda, 1960. Ho adattato la traduzione secondo il mio sentire.
GUIDA ALLA LETTURA
Barbara è forse uno dei componimenti più famosi del poeta francese Jacques Prévert (1900 – 1977). È compresa nella raccolta di poesie, Paroles, che Prévert dà alle stampe nel 1946.
C’è un luogo, Brest, città portuale della Francia; c’è una ragazza, Barbara, il cui nome andrebbe pronunciato alla francese (Barbarà); c’è un io che racconta una breve storia che ha visto e di cui si è sentito partecipe, forse per la felicità d’amore che diffondeva intorno.
L’incipit della poesia è una esortazione: Rappelle-toi Barbara – Ricordati, Barbara! Numerosi versi successivi ripeteranno, in anafora, la stessa esortazione. Che cosa deve ricordare la ragazza-donna chiamata Barbara? Deve ricordare il momento di un giorno, quel giorno! In cui ha incrociato gli occhi del poeta, senza vederlo.
Pioveva su Brest e la ragazza comminava allegra, sotto la pioggia, verso un innamorato che l’aspettava al riparo di un portico e che, scorgendola, la chiamò per nome. Correndo sotto la pioggia, Barbara si buttò fra le sue braccia.
Barbara è descritta con pochi aggettivi – sorridente / radiosa rapita grondante – ripresi in chiasmo poco dopo – grondante rapita radiosa – che delineano una ragazza bella e allegra, che sembra seminare luce e spensieratezza tutt’intorno; nonostante la pioggia che cadeva senza sosta. Ma era una pioggia buona e felice che cadeva sui luoghi di una città buona e felice.
L’io poetico – l’ho accennato sopra – è un semplice osservatore, estraneo ai fatti; che, tuttavia, si invaghisce della spensieratezza di Barbara, sente la ragazza simile a sé e, nella poesia, le si rivolge con il tu. Tuttavia – si giustifica – gli piace dare del tu a coloro che ama, ma anche a coloro che si amano.
L’elemento del guardare senza essere visti è spesso presente nelle opere di Prévert (ad es., I ragazzi che si amano).
Al verso 37, l’atmosfera spensierata e serena della prima parte, cambia radicalmente. La guerra irrompe bruscamente e brutalmente nella poesia. Ora piovono bombe su Brest.
L’io ora si rivolge alla donna con sgomento – Oh, Barbara! La pietà prende il posto di quell’antica felicità.
Anche il linguaggio diventa antipoetico: se, nelle prime strofe, la lingua era melodiosa e piana, nelle ultime due diventa gergale e volgare, con parole come connerie «coglionata, cazzata» (ho preferito idiozia, come nella prima traduzione che ho memorizzato, tanti anni fa) o «crepano». Un linguaggio adatto per denunciare gli orrori della guerra che, oltre ad uccidere, divide e distrugge gli amori felici, come quello di Barbara e dell’uomo che la chiamava da sotto il portico; e che potrebbe essere ora morto, disperso o forse vive ancora – ma in quale condizione?
Ed è nostalgia per una felicità, ma anche per una innocenza perduta; ora le parole rimandano alla morte, alla violenza e alla distruzione. La guerra è finita, la città è macerie e desolazione.
Le ultime immagini disturbano e scuotono le coscienze. Piove su Brest, ma non è più una pioggia buona e felice, piuttosto
… una pioggia di dolore terribile e desolato
Non c’è nemmeno più la tempesta
Di ferro di acciaio di sangue
Ma solamente di nuvole
Che crepano come cani
Come i cani che spariscono
Sul filo della corrente a Brest
E vanno ad imputridire lontano
Lontano molto lontano da Brest
Dove c’è più nulla
La poesia si chiude con quell’avverbio: rien, nulla. Ciò che resta è niente, nulla. Come a voler indicare la distruzione materiale e morale di Brest e dei suoi abitanti.
STILE
La poesia, nella lingua originale, è strettamente intrecciata di rime e assonanze (in fine di verso o in rimalmezzo) che, purtroppo, si perdono nella traduzione. Si pensi alla rima prevalente, in -à, che si trova in Barbara/ pas/ toi/ là/ bras/ tutoie/ fois ecc.; in -é, pleuvait/ marchait/ croisée/ souriais/ connaissais ecc.; fino agli ultimi versi, in -en nasale, chiens/ rien.
È una lingua semplice e diretta, priva di espressioni complesse; assente la punteggiatura. La lettura è scorrevole: ancora di più, se affrontata in lingua originale, facile anche per chi non conosce il francese. Eppure questa semplicità è solo apparente: i versi non sono mai banali, ma sempre limpidi e incisivi.
Gli aggettivi qualificativi sono pochi, ma precisi e misurati: servono a delineare prima di tutto le caratteristiche di Barbara, poi la città, piovosa ma felice e, infine, la miseria a brandelli, impietosa, delle cose e degli animi.
NOTA: la fotografia è di Willy Ronis; l’ho scaricata da Google-Immagini.
LA POESIA IN LINGUA ORIGINALE
Barbara
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Épanouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t’ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N’oublie pas
Un homme sous un porche s’abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t’es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m’en veux pas si je te tutoie
Je dis tu à tous ceux que j’aime
Même si je ne les ai vus qu’une seule fois
Je dis tu à tous ceux qui s’aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N’oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l’arsenal
Sur le bateau d’Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu’es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d’acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n’est plus pareil et tout est abimé
C’est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n’est même plus l’orage
De fer d’acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l’eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.
