Una grande poesia di Camillo Sbarbaro: l’amore che giunge, dopo averlo aspettato tanto, e lascia senza parole. Un amore che comprende tutto il passato.
Autore: Mignoli Vanna
FEDERICO GARCIA LORCA, Canzone di cavaliere
Una poesia che adoro dall’adolescenza: era nell’Antologia della scuola media di mio fratello e leggerla fu, per me, una ventata di lirica nuova, modernissima. Eravamo nel 1968, più o meno, e i testi scolastici si arricchivano di voci delle letterature straniere. Quel “Cordova lontana e sola” diventava un refrain della vita.
ACCADEMIA CARRARA, Bergamo – sec. XVI
La Bergamo del Cinquecento riserva molteplici sorprese: ho scelto 23 opere che mi sono piaciute davvero tanto e che riflettono la cultura vivace di una città lontana – e quindi non condizionata – dai centri del potere.
EUGENIO MONTALE, A Liuba che parte
Una poesia breve e intensa, bellissima, che riguarda il periodo dell’emanazione delle leggi razziali (1938). Liuba rappresenta quegli ebrei che fuggirono dalla persecuzione.
ACCADEMIA CARRARA, Bergamo; XIV-XV sec.
L’Accademia Carrara è una delle più belle pinacoteche d’Italia: è talmente ricca di opere d’arte, che ne ho diviso la descrizione in tre parti. Questa è la prima e riguarda i secoli XIV e XV.
11. GIOVANNI FRANCESCO MIGNOLI, 1794-1858
Giovanni Francesco, figlio di Gio. Battista, attraversa tempi convulsi, dal dominio napoleonico a quello austriaco, e muore a un passo dall’Unità d’Italia. Se si fosse interessato di politica, potremmo dire che visse in pieno Risorgimento. Ma i suoi interessi erano la terra, le proprietà – come per i suoi antenati. Però i tempi sono mutati: dopo una certa agiatezza, arriverà a non possedere quasi più nulla.
GIOVANNI PASCOLI, Addio!
Amo particolarmente questa poesia, forse per le immagini evocative, forse per il ritmo perfetto. Pascoli riesce sempre a stupire. Qui il nido non è quello paterno, perduto, tema di tanti testi. Qui è il nuovo nido, mai costruito, un rimpianto di ciò che non è stato.
10. GIOVANNI BATTISTA II MIGNOLI, 1759-1832
Giovanni Battista Mignoli è l’ultimo – almeno nel mio ramo genealogico – ad avere, sommati nel suo, i nomi usuali della famiglia: Battista e Giovanni. Avendo tanti figli, egli finisce col parcellizzare il patrimonio, rendendo i suoi eredi tutti un po’ più poveri. Buona parte della sua discendenza si allontanerà dal Viadanese, per cercare fortuna altrove.
