NINO HARATISCHWILI, L’ottava vita (per Brilka), Marsilio 2020

Un’altra saga familiare. L’ho già detto che sono la mia passione. Ma questa è molto particolare.

1100 pagine e più che si leggono a perdifiato. 1100 pagine e più di un romanzo bellissimo, ricco di situazioni, d’amore, di dolore, di separazioni, di coraggio, di sconfitte, di dignità.

La saga della famiglia Jashi, una famiglia borghese benestante, discendente da un industriale del cioccolato, si svolge nell’arco di un secolo in terra georgiana. Una Georgia (“piccolo angolo di paradiso pieno di sole”) condizionata da sempre da una geografia che la schiaccia sotto la Russia. E che ha dato alla storia il dittatore Josif Stalin e Lavrentij Berija, cinico capo della polizia sovietica.

La Georgia è piccola. È anche bella. Ha montagne e una costa sassosa sul Mar Nero. Il paese, un tempo la dorata Colchide, che ha dovuto dare in dono ai Greci il segreto dell’amore, il vello d’oro. Il paese che, come i suoi abitanti, promuove qualità amabili come la sacra ospitalità e qualità meno amabili come pigrizia, opportunismo e conformismo. Il paese nella cui lingua non c’è un genere (cosa che non equivale assolutamente alla parità dei diritti)”.

La Georgia che sfrutta tutti i privilegi, che le ha dato il connazionale Stalin, senza accorgersi che così, perderà per sempre la sua innocenza. Dice Kostja, uno dei protagonisti, a un certo punto:

Noi siamo ai piedi del gigante, siamo lontanissimi da tutto il resto e in tutti questi anni ci è piaciuto essere i suoi figli prediletti”.

La narratrice della saga degli Jashi è Niza Jashi, una giovane donna emigrata in Germania. È lei

che mette insieme i ricordi altrui”.

La storia comincia con Stasia, nata nel 1900, aspirante ballerina, che sposa un tenente “bianco” e la scelta la travolgerà. Poi è la volta della sorella Christine (1907), bellissima, che sarà, suo malgrado, amata da Berja, a cui sacrifica la sua bellezza.

Si prosegue coi figli di Stasia, Kostja (1921) e Kitty (1924). Quindi con la nipote Elene (1953) e con le figlie di lei: Daria (1970) e Niza (1973). Niza scrive la storia per la nipote Brilka (1993), figlia della sorella, l’”ottava” vita, dunque.

               “… devo queste righe a te, Brilka. Le devo a te perché tu meriti l’ottava vita. Perché si dice che il numero otto equivalga all’eternità, al fiume che ritorna.”

Come ci suggeriscono gli anni di nascita, scritti sopra, le storie private dei personaggi passano dall’ultimo atto del periodo zarista alle rivoluzioni del ’17, da Lenin a Stalin, alle purghe e al terrore degli anni Trenta, alla seconda guerra mondiale, alla guerra fredda, alla perestrojka, fino alla secessione dell’Abcazia, la guerra civile, il nazionalismo e la rivoluzione delle rose.

E arrivano fino al 2006, anno in cui la saga viene idealmente scritta.

E ci sono tradimenti, utopie, fughe, rovesciamenti, aborti, assassinii, tragedie collettive e private.

Christine e Kitty, sorella e figlia di Stasia, saranno vittime della dittatura; nel senso che non perderanno la vita, ma subiranno violenze pesanti (e sono queste le pagine più drammatiche del libro).

Il figlio di Stasia, Kostja, diventa, invece, un potentissimo esponente del Partito e perseguita i dissidenti, anche se appartengono alla sua famiglia: come avviene per Andro Eristavi, che finirà in un gulag.

Nel libro c’è anche un tocco di magia, e non c’è bisogno di andare a scomodare il realismo magico sudamericano. Lo scrive fin dall’inizio, Niza:

la profonda identificazione con il buon Dio (naturalmente il Dio ortodosso e nessun altro), non impedisce agli uomini di questo paese di credere a tutto quello che appaia fiabesco, misterioso o leggendario. Che siano i giganti sulle montagne, gli spiriti delle case, gli sguardi cattivi capaci di far cadere in disgrazia una persona, i gatti neri, il potere dei fondi di caffè”.

In casa Jashi ci si tramanda “la maledizione della cioccolata”, (fatta con la ricetta segreta del trisavolo) che inebria e condanna a un nero destino.

E Stasia anziana gioca, sotto il ciliegio del giardino, la partita a carte dei morti. Ed è una magia che ci sta, in questo paese sospeso fra culture e continenti diversi.

Con indiscutibile maestria narrativa, Nino Haratischwili ci accompagna attraverso le sette vite di sette personaggi tutti differenti, in una Georgia che ignoriamo e che ha il fascino di un Oriente pieno di misteri e di destini incredibili.