
La città è Pavia.
La regione è la Lombardia.
Pavia si trova lungo la Via Francigena.
Il fiume è il Ticino.
Pavia si trova a 77 m s.l.m
Pavia ha più di 71 mila abitanti.
Gli abitanti si dicono pavesi.
Dal 1361 la città è una importante sede universitaria.
I patroni della città sono san Siro, sant’Agostino e san Teodoro.
Giorni festivi sono il 28 agosto e il 9 dicembre.
Pavia è soprannominata la Città dalle cento torri.
BASILICA DI SAN MICHELE MAGGIORE


La basilica di San Michele Maggiore è il più importante monumento di Pavia, famoso nella storia per le incoronazioni di re e imperatori che in essa ebbero luogo.
È anche uno degli edifici meglio conservati e intellegibili del romanico europeo, nonostante il degrado della pietra arenaria con cui è costruita, il che rende di difficile lettura lo straordinario apparato plastico della facciata.
Capolavoro di stile romanico lombardo risalente al VII secolo, in età longobarda, la basilica fu ricostruita nei secoli XI e XII. Fu completata entro l’anno 1130.
Il campanile è del X secolo.
La facciata ha un lineare profilo a capanna “a vento“, impreziosito, lungo gli spioventi, da una loggetta di 21 arcatelle.
È adorna di sculture in arenaria, di grande bellezza e suggestione, nonostante il deterioramento di cui ho detto. Numerosi restauri conservativi degli ultimi decenni hanno interessato San Michele arcangelo e il drago, L’Annunciazione, la Madonna col Bambino e le sculture sul portale.

Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi.
I portali hanno tutti la stessa struttura a fascio, con architrave liscia e lunetta con un rilievo di angelo in posizione frontale. Il portale centrale è più grande dei laterali.
Dense di decorazioni scultoree, in pietra, sono le strombature dei portali: vi si trovano scene bibliche, ma anche immagini non a tema religioso (la caccia al cervo, l’officina di un fabbro), scene di lotta ed animali fantastici simboleggianti i pericoli del peccato: draghi, ippogrifi, aquile o diavoli cornuti.








Nella strombatura del portale destro, un curioso capitello raffigura dodici teste chiomate femminili e altrettante maschili, due delle quali dotate di una corona piatta, decorata con croci greche, e una provvista di mitra vescovile.





Il fianco meridionale presenta un bellissimo portale tamponato (detto Porta Speciosa), caratterizzato da una profonda strombatura e da una ricca decorazione con palmette, fiori, figure umane e di draghi e agnelli. La lunetta riporta l’immagine di un angelo, mentre più in basso, entro un clipeo, si trova il busto del Cristo che porge le chiavi a San Pietro e un rotolo a San Paolo, con la scritta: “Ordino Rex istos super omnia regna magistros” (Io, Re, costituisco questi maestri su tutti i regni).



La facciata del transetto è scandita da una serie di semicolonne che ne accentuano lo slancio verticale, funzione estetica resa necessaria dal fatto che questo lato si affaccia su vie particolarmente strette.
Sulla testata del transetto sono murati due rilievi di pregevole fattura, un’Annunciazione ed una Madonna col Bambino


Interno
L’interno della chiesa di San Michele ha una struttura a tre navate coperte da volte (quelle attuali sono del XV secolo) poggianti su pilastri compositi di dimensione diseguale. Un’unica abside chiude la zona orientale che presenta un presbiterio rialzato al di sopra della cripta.
Ampi arconi delimitano i matronei che si aprono al di sopra delle navate laterali, anch’esse coperte da volte a crociera.
All’incrocio della navata col transetto, sorretta da possenti pilastri, si eleva la cupola del tiburio.
I capitelli della navata costituiscono un insieme particolarmente significativo dello stile lombardo dell’inizio del XII secolo, caratterizzato dall’utilizzo di composizioni vegetali nastriformi a rilievo basso che riempiono ogni spazio disponibile.






La cerimonia d’incoronazione
La presenza di due portali, a nord e a sud della basilica, e il transetto monumentale è caratteristica comune a diverse chiese imperiali tedesche, come Spira e Worms, ma del tutto assente nell’architettura religiosa dell’Italia settentrionale: ciò testimonia il ruolo della basilica come sede delle incoronazioni reali. Le processioni d’intronizzazione del monarca iniziavano dal portale settentrionale; infatti, la scritta, posta sull’architrave del portale, invita a pregare Cristo per la salvezza dell’imperatore. Una volta all’interno della basilica, il corteo si spostava verso le quattro pietre nere poste nella navata centrale, sulle quali era poggiato il trono. Durante il mese di maggio, quando generalmente avvenivano le incoronazioni, la luce penetra dalle finestre dell’abside e del tiburio illuminando prima la figura del Re-Anno, posta al vertice del mosaico sull’altare maggiore; il fascio di luce si estende poi, nel corso della mattinata, sulle cinque pietre. Ultimata la cerimonia, il corteo usciva dalla porta meridionale, la Porta Speciosa, dove è raffigurata la Traditio Legis, che riguardava la separazione dei poteri nel mondo cristiano: quello della Chiesa e quello dell’Impero.
NOTA: La traditio legis ("consegna della legge") è un tema iconografico tipico dell'arte paleocristiana. Si tratta di raffigurazioni di Cristo tra san Paolo e san Pietro, a cui porge un rotolo, con l'eventuale presenza di altri apostoli. Tale raffigurazione, presente soprattutto nell'area di influenza romana, rappresenta la trasmissione del messaggio evangelico, la "buona novella", agli apostoli ed in particolare a Pietro, fondamento dell'autorità papale. La traditio legis aveva quindi un contenuto anche ideologico.

Mosaico pavimentale
L’abside conserva i resti di un mosaico del XII secolo raffigurante un labirinto e il ciclo dei mesi: al vertice, l’Anno è raffigurato come un sovrano, seduto in trono, con una veste rossa e un mantello azzurro, e nella mano sinistra impugna uno scettro, mentre quella destra regge il globo.






Croce della badessa Raingarda
Il crocefisso della badessa Raingarda è un’opera di alta oreficeria del X secolo.
Il crocefisso si trova nel braccio sinistro del transetto. L’iscrizione frammentaria sulla base ha permesso di ricostruire il nome della donatrice: l’abbadessa Raingarda, la quale resse il monastero di Santa Maria Teodote, tra il 963 e il 965 circa.
Il crocifisso, in lamina d’argento arricchita da dorature, misura 201 cm d’altezza per 156 cm di larghezza, raffigura Cristo “trionfante“, a simboleggiare la sua vittoria sulla morte.
Al di sopra del capo del Cristo sono raffigurati, entro clipei, due figure che personificano il Sole e la Luna. Ai lati delle braccia, sono incise le immagini della Vergine e di san Giovanni; sotto i piedi del Cristo e vicino all’iscrizione, la placca ritrae la committente, Raingarda, insieme con la Maddalena, in posizione di preghiera.
Cripta
La cripta si estende sotto il presbiterio e l’abside; è divisa in tre navatelle da due file di sei colonne. I capitelli risalgono per la maggior parte al XII secolo, anche se alcuni sono più antichi: appartenevano probabilmente alla cripta della chiesa precedente (IX secolo).




La canonica
A fianco della basilica, su piazzetta Azzani, si trova la canonica, già documentata nell’839 e ricostruita in forme romaniche nel XII secolo, dove sono conservati preziosi cimeli, fra i quali alcuni codici miniati del XV secolo.


Basilica di San Teodoro

La basilica di San Teodoro è una chiesa di impianto tardo romanico situata nel centro storico. Risalente al XII secolo, l’aspetto originario è stato ripristinato con cosiddetti “interventi di restauro” effettuati a cavallo del Novecento.
San Teodoro è stata edificata in cotto lombardo. Ha impianto basilicale con tre absidi, di cui quella centrale è più profonda, articolato in tre navate.
Durante i restauri sono stati rifatti il profilo a capanna della facciata, la galleria superiore ed è stata aperta una trifora che ha preso il posto del rosone cinquecentesco. Sulla facciata vi sono numerosi bacini ceramici presenti anche nelle altre chiese romaniche pavesi, come la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.



Interno
L’interno è a tre navate su pilastri polistili dai semplici capitelli cubici. L’ampiezza delle navate e l’altezza delle volte attribuiscono una grande spazialità all’interno.
Il transetto, i cui bracci sono voltati a botte, raggiungono l’altezza della navata centrale; al centro la cupola a spicchi.
Nel transetto meridionale sono affrescate le Storie di Sant’Agnese, opera realizzata intorno al 1519 da un ignoto artista lombardo, che si caratterizza per uno stile poco lombardo e molto dalla scuola ferrarese, e dal classicismo del centro Italia.
Il presbiterio è rialzato sulla cripta risalente al XIII secolo.
Nella prima campata della navata destra è un altare barocco che ospita una statua lignea della Vergine in trono fra due angeli, e un trittico, opera dello stesso autore delle Storie di Sant’Agnese, risalente al 1513.



La storia di San Teodoro
Sulla parete sinistra del transetto si trova l’affresco che raffigura il Ciclo delle storie di San Teodoro, di un anonimo artista lombardo nel 1514. Il ciclo è composto da 12 riquadri, disposti in tre fasce. Ogni episodio è accompagnato da una didascalia.
Il ciclo si basa sulla tradizione che vuole Teodoro salvatore della città longobarda, assediata invano da Carlo Magno, ma protetta dal suo vescovo con una serie di miracoli.
Ad esempio, Teodoro fece gonfiare le acque del Ticino, allagando l’accampamento franco e costringendo l’imperatore ad abbandonare l’assedio. I committenti, modificando il reale esito dell’assedio, intendevano rimarcare la loro forte identità e autonomia, come se il regno longobardo non fosse mai caduto.
La storia inizia con un angelo che appare al re longobardo Desiderio per suggerirgli l’elezione di Teodoro a vescovo di Pavia e si conclude con la sua morte.
In realtà, Teodoro, vescovo di Pavia tra il 770 e il 785, visse i primi anni in esilio e rientrò in città dopo la vittoria dei Franchi nel 774.
Due fasce, sopra l’arco di accesso al transetto e sopra il catino absidale di sinistra, rappresentano la morte di san Teodoro e il suo funerale.

Affresco con le Storie di sant’Agnese
Il racconto ha inizio dai due riquadri dipinti sopra l’abside minore, per continuare sulla parete meridionale del transetto, articolata in sei quadri disposti su due registri:
- Il figlio del Prefetto si innamora della giovane nobile romana Agnese, le offre gioielli, ma lei lo respinge;
- Il prefetto conosciuta la causa dell’infermità del figlio vuole che Agnese lo sposi;
- Agnese rifiuta il sacrifico alla dea Vesta e fa crollare un idolo;
- è portata in un luogo pubblico per essere linciata;
- spogliata, viene miracolosamente avvolta da un mantello da un angelo;
- Il figlio del prefetto, nel tentativo di insultare Agnese, è soffocato dal diavolo;
- il giovane è a terra morto;
- il figlio del prefetto è resuscitato da Agnese;
- Agnese è condannata al martirio;
- Agnese esce illesa dal rogo, ma è pugnalata.
Le sei scene sulla parete sono scandite da eleganti paraste dipinte a candelabre, su fondo giallo oro. Negli sfondi architetture di derivazione classica

Nella prima campata della navata sinistra, dietro il battistero, sono affrescate due vedute (a volo d’uccello) di Pavia: la prima, completa, fu strappata e riportata su tela nel 1956, poiché, durante i restauri, ci si rese conto che celava un secondo affresco (dal medesimo tema) incompiuto.
La città è rappresentata in modo realistico, si possono osservare i principali edifici di Pavia, mentre si combatte intorno alle mura. Al centro campeggia la figura di sant’Antonio Abate (titolare della cappella) mentre in cielo, sopra la città, si trovano le figure dell’Eterno Padre, i santi Siro, Teodoro, Agostino, patroni di Pavia.
La chiesa conserva anche una grande tela di Carlo Antonio Bianchi, raffigurante la Madonna con i Santi Michele e Lorenzo.
Nel 1998, durante dei lavori, nella prima campata della navata destra, è stato scoperto un mosaico medievale con scene contornate da fasce con motivi decorativi e iconografici tipici del repertorio romanico. Probabilmente apparteneva alla prima chiesa, dedicata a Sant’Agnese.
Preziosi sono anche gli affreschi del XIII secolo (ex voto) conservati sui pilastri della navata centrale.



CRIPTA
Sotto il presbiterio si apre la cripta che ne segue il profilo. Una fila di colonnine definisce le navate longitudinali su cui si innestano le tre absidi.
La cripta ospita l’arca in granito di San Teodoro. Sulle pareti sono presenti tracce d’affreschi quattrocenteschi.
Sul fronte della cripta, si conserva una parte consistente della decorazione originaria riportata in luce dai restauri. A lato della porta d’ingresso si scorgono le figure di Costantino e di Sant’Elena con la Croce. Seguono, procedendo verso destra, Santa Maria Maddalena, San Giovanni Battista, San Pietro crocefisso, Madonna in trono, Santo Stefano e il Cristo, tutte opere del Duecento.
Appoggiata alla fronte della cripta, è una statua in marmo policromo del XIV secolo rappresentante San Teodoro che reca in mano la rappresentazione simbolica di Pavia.
I capitelli della cripta sembrano risalire ad una data anteriore alla costruzione, per lo spirito ancora romanico dell’esecuzione.








Alcuni capitelli fanno parte di un gruppo caratterizzato da due giri di foglie e testine umane agli spigoli.
Anche gli altri riprendono temi romanici, quali aquile e sirene, o propongono variazioni del capitello a decoro vegetale.
da finire…
