
La città è Piacenza.
La regione è l’Emilia Romagna.
Piacenza è la città più occidentale della regione.
Ha forti relazioni con la Lombardia, soprattutto con Milano, nella cui area metropolitana è inserita.
Piacenza si trova nella Pianura Padana.
Ha una altitudine di 62 metri s.l.m.
Si trova sulla riva destra del Po, tra le foci del fiume Trebbia e Nure.
I monti sono a una quindicina di chilometri a sud e sono l’Appennino Piacentino.
Gli abitanti sono circa 104 mila.
Gli abitanti si chiamano piacentini.
Patroni di Piacenza sono sant’Antonino di Piacenza e santa Giustina d’Antochia.
Giorno festivo è il 4 luglio.
Piacenza è soprannominata la Primogenita perché nel 1848 fu la prima città italiana a votare con un plebiscito l’annessione al Regno di Sardegna.
SIMBOLI


Lo stemma di Piacenza è diviso in due parti: a sinistra è rosso con un “dado d’argento”; a destra è bianco (argento) con una lupa nera.
Nella parte bianca è raffigurata la lupa capitolina, emblema di Roma, a simboleggiare lo stato di “civitas romana” (e il conseguente dono delle insegne con la lupa) di cui la città, la prima colonia fondata a nord dai Romani insieme alla gemella Cremona, fu omaggiata.
Il gonfalone, rosso con al centro un rettangolo di tessuto bianco recante lo stemma cittadino, recita: Città di Piacenza, Primogenita d’Italia.
Il mosaico dell’antico stemma, ma a parti invertite, è scolpito sopra la prima pietra del palazzo Comunale posata nel 1281.
STORIA IN BREVE

La città fu fondata dai Romani nel 218 a. C., come colonia, con il nome di Placentia, su un preesistente insediamento celtico.
Svolse da subito l’importante ruolo strategico di avamposto militare contro le armate di Annibale (nello stesso anno). La città resistette agli attacchi punici e – terminata la guerra – fiorì come centro commerciale sulla via Emilia.
Da Piacenza passava anche la via Mediolanum-Placentia, strada romana che la metteva in comunicazione con Milano (Mediolanum) passando da Laus Pompeia (Lodi Vecchio).


La cristianizzazione della città avvenne anche per opera di martiri come sant’Antonino, centurione romano, ucciso durante il regno dell’imperatore Diocleziano, e che divenne in seguito patrono della città. A lui venne dedicata la prima cattedrale piacentina, costruita tra il 350 e il 375 d. C.

Divenuta sede di un ducato longobardo, poi conquistata dai Franchi, fu sede di contea carolingia. La città acquistò maggiore importanza attorno all’anno Mille, trovandosi lungo il percorso della via Francigena. Dal 1126 fu libero Comune e, nel 1167, fu tra le città che costituirono la Lega Lombarda, contro l’imperatore Federico Barbarossa.



Dopo due secoli di lotte tra le famiglie nobili di opposta fede guelfa o ghibellina, a partire dal 1335 la città fu assoggettata alla signoria della famiglia Visconti; nel 1521 passò sotto il controllo dello Stato della Chiesa.
Nel 1545, ad opera del papa Paolo III Farnese, fu eretta a ducato insieme alla vicina Parma, divenendone, inizialmente, la capitale. Dopo l’assassinio del primo duca e figlio del papa, Pierluigi Farnese (in seguito a una congiura di nobili piacentini), la capitale fu fissata a Parma e il governo fu assunto dal figlio di Pierluigi, Ottavio Farnese nel 1556.

Fra tutti i Farnese che governarono il ducato, è da ricordare Alessandro, III duca (1545-1592), figlio di Ottavio e di Margherita d’Austria, figlia naturale – poi legittimata – di Carlo V d’Asburgo.
Alessandro fu un grande politico e generale al servizio della Spagna; come comandante dell’Armata delle Fiandre (di cui sua madre era governatrice), fu fra i massimi condottieri del XVI sec.
Con l’estinzione della famiglia Farnese, a partire dal 1731 il ducato passò alla famiglia Borbone, con i figli di Elisabetta, ultima dei Farnese e moglie di re Filippo V di Spagna.
Conquistata dalle truppe francesi, durante il periodo napoleonico venne aggregata all’impero come parte del Dipartimento del Taro.
Con la Restaurazione, il ducato venne ricostituito assegnandolo a Maria Luigia d’Austria, che lo mantenne fino alla propria morte; poi ritornò ai Borbone-Parma.


Con un plebiscito, tenutosi il 10 maggio 1848, Piacenza fu la prima città a chiedere l’annessione al Regno di Sardegna, guadagnandosi l’appellativo di Città Primogenita d’Italia.
Dovette tuttavia aspettare l’armistizio di Villafranca del 1859, e il successivo plebiscito delle province dell’Emilia, per entrare a far parte dello Stato sabaudo nel 1860, e l’anno successivo del Regno d’Italia.

Durante la seconda guerra mondiale, la città fu pesantemente coinvolta dai bombardamenti aerei degli alleati che colpirono, tra gli altri, il ponte ferroviario sul Po, la stazione ferroviaria, l’ospedale e l’arsenale, oltre a porzioni del centro storico, per un totale di 92 incursioni che causarono circa 300 vittime.
Importante centro della Resistenza partigiana durante la guerra civile, venne liberata dai partigiani il 28 aprile 1945, poche ore prima dell’arrivo degli alleati.
LA PIAZZA DEI CAVALLI

Piazza dei Cavalli è la piazza duecentesca su cui sorgono il palazzo Gotico, il palazzo del Governatore (1787) e la chiesa di San Francesco, e da cui parte via XX Settembre.
Lastricata nell’ultimo decennio del Settecento, prende il nome dalle due statue equestri raffiguranti Ranuccio e Alessandro Farnese, commissionate dalla Comunità di Piacenza a Francesco Mochi di Montevarchi e realizzate tra il 1612 e il 1628.
Dal sec. XIII la piazza è il centro politico-economico più importante della città.
Le statue equestri bronzee dei duchi Farnese.
Le due statue vennero realizzate su desiderio di Ranuccio I Farnese, che desiderava omaggiare la memoria del genitore defunto, il grande condottiero Alessandro Farnese. L’ubicazione prescelta fu quella, centralissima, della Piazza del Comune. Le statue poggiano su alti basamenti in marmo. Una bassa ringhiera rettangolare delimita il loro piccolo spazio di pertinenza e le separa dalla piazza.

Monumento a Ranuccio I Farnese
Ranuccio vi viene ritratto con aria flemmatica e gentile, mentre regge un diploma nella mano destra, abbigliato come un valoroso romano con corazza e gonnellino.
Aggraziato l’animale, con una zampa agile e alzata. La statua è un capolavoro di cesellatura bronzea.
Questo monumento fu scolpito per primo.
Nei due bassorilievi del piedistallo sono raffigurate la Allegoria della Pace e l’Allegoria del Buon Governo.

Monumento ad Alessandro Farnese
Con la realizzazione di questo capolavoro, Francesco Mochi dimostrò tutto il suo genio.
Alessandro Farnese vi appare avvolto da un mantello ampio e dinamico, in una posizione tutt’altro che classica e statica, visibilmente diversa da quella di Ranuccio.
Al cavallo, inoltre, Mochi diede un aspetto forsennato, con una criniera in disordine ed uno sguardo acceso.
Nel piedistallo, sono raffigurati due bassorilievi: L’assedio di Anversa – autentico capolavoro – e L’incontro di Alessandro Farnese con gli ambasciatori inglesi.
Il Palazzo Gotico o Comunale

Premessa: il palazzo, quale lo vediamo oggi, è il frutto di un rifacimento operato fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Nella seconda metà dell’Ottocento, il palazzo si trovava in una grave situazione di degrado e necessitava di interventi di restauro. Fu allora attivo un dibattito tra chi voleva riportare il palazzo all’aspetto originario, con l’eliminazione di tutte le aggiunte intercorse nei secoli, e chi proponeva un restauro che non rinunciasse a preservare le aggiunte al disegno iniziale. Prevalse – come altrove in Italia – la prima scuola di pensiero che prevedeva, tra l’altro, il recupero della torretta medievale, murata nel XVI secolo. Poi, tra il 1906 e il 1909, furono ricostruiti gli esterni, realizzati nuovi pavimenti e decorazioni all’interno del salone principale, ripristinati gli archi murati ed eliminato il balcone del ‘500.

Il Palazzo Comunale, detto il “Gotico” per lo stile architettonico prevalente, domina piazza Cavalli. È un insigne esempio di architettura civile medioevale.
Venne edificato a partire dal 1281 per volere di Alberto Scoto, capo dei mercanti e signore della città. Lo realizzarono maestranze locali e forse comacine.
L’edificio è in stile gotico lombardo ogivale. Presenta una cornice ornata da archetti e merlature a coda di rondine; una torretta centrale e due laterali. Sulla torretta, la campana bronzea viene suonata in circostanze particolari.

L’esterno presenta un alto basamento marmoreo, aperto da una loggia con archi a sesto acuto. Il piano superiore, dalle forme romaniche, ha archi a pieno centro traforati da snelle finestre quadrifore.
Il contrasto tra il marmo rosa del piano inferiore e il cotto, decorato a motivi geometrici, dei finestroni superiori crea un effetto di sorprendente eleganza.
La statua di una Madonna col Bambino, risalente al sec. XIII, un tempo si trovava in una nicchia della facciata. Ora l’originale è conservato ai Musei Civici di Palazzo Farnese e, al suo posto, c’è una copia.
LE CHIESE
La Cattedrale di Santa Maria Assunta o Duomo
Premessa: L’aspetto odierno della Cattedrale di Piacenza, un unicum, è stato determinato dai molti restauri (ultimo quello diretto da Camillo Guidotti nel periodo 1894-1902) che rendono difficile definire le fasi del cantiere medievale.


Chiesa madre della diocesi di Piacenza-Bobbio, fu costruita in due fasi (1122-1150 e 1202-1235) in stile romanico, con aggiunta di elementi gotici nella seconda fase.
Il progetto dell’edificio sarebbe opera di Niccolò (che avrebbe ripreso lo schema del Duomo parmense, dove aveva lavorato), con cui avrebbe in seguito collaborato anche Wiligelmo, il grande scultore del duomo di Modena.
Il duomo di Piacenza è, senza dubbio, uno dei monumenti più importanti del romanico padano. Ha una meravigliosa facciata monocuspidata, tripartita verticalmente da due semicolonne; vi si aprono tre portali ornati da protiri su due livelli; fino all’altezza di questi ultimi, la superficie muraria è rivestita con marmo rosa di Verona, al di sopra è in pietra arenaria. Il rosone, la galleria sotto la gronda della cuspide e le due mediane al di sopra dei protiri minori, alleggeriscono il fronte.


Sul lato sinistro della facciata, si innalza la torre campanaria in laterizio, alta 72,5 metri. La cuspide è sormontata dalla statua segnavento di una creatura celeste nota come “Angil dal Dom”. La gabbia sotto la cella campanaria, voluta da Ludovico il Moro nel 1495, fungeva da monito per i malfattori.



L’interno, a croce latina, ha tre navate nel corpo longitudinale e nel transetto. Il presbiterio sopraelevato è ripartito in tre navate con altrettante absidi.
La navata maggiore ha cinque campate. Sulla quarta campata centrale, al punto di incrocio tra il corpo longitudinale e il transetto, si imposta il tiburio ottagonale.
Tra le più antiche pitture murali vi sono quelle del transetto sinistro: tra esse spicca per imponenza il San Cristoforo tra le figure equestri dei Santi Giorgio e Antonino (questo con l’insegna di Piacenza, un dado bianco su fondo rosso). Sul secondo pilastro destro della navata centrale si trova Madonna col Bambino in trono tra i Santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista.


Interessantissime sono, sulle colonne, le formelle dei Paratici, cioè le Corporazioni piacentine di Arti e Mestieri. Le formelle sono probabilmente del XII sec. e della scuola di Niccolò.
Nella formella dei Carradori, un uomo lavora alla ruota di un carro; in quella dei Calzolai un artigiano confeziona una scarpa; in quella dei Mercanti di stoffa, due donne tagliano un tessuto; e così via.

Nel presbiterio, polittico eseguito da Antonio Burlengo e Bartolomeo da Groppallo tra 1443 e 1447. La grande ancona ha un’architettura complessa: tre ordini di nicchie con sculture e alti pilastri a guglia. Fra le piccole statue sui tre livelli spiccano, per le dimensioni maggiori e la posizione centrale, l’Assunta, il Redentore e Dio Padre, affiancate da Santi legati alla devozione della comunità piacentina, a cominciare da quelle di Sant’Antonino e Santa Giustina nell’ordine inferiore.

Splendidi affreschi decorano la cupola, rendendola uno dei capolavori dell’arte italiana. Dapprima fu incaricato il Morazzone, che dipinse due spicchi con i profeti Davide e Isaia. Dopo la sua morte (1626), gli subentrò il Guercino, che completò gli altri sei scomparti della cupola (i profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea, Geremia), le lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù (Annuncio ai Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto) a otto affascinanti Sibille; e il fregio del tamburo, per la parte a grisaille affidato ad aiuti.

La cripta, a croce greca, è la parte più antica, ma ha subito numerosi rifacimenti. È caratterizzata da 62 colonnette isolate e 46 incastrate nella parete, concluse da capitelli tutti differenti, con decori antropomorfi, zoomorfi e soprattutto vegetali. L’altare maggiore è dedicato a Santa Giustina, co-patrona di Piacenza, di cui si conservano le reliquie. Importante è il dipinto murale raffigurante Gesù Crocifisso fra i Santi Giovanni Battista e Giustina, qui effigiata in veste di badessa col pastorale. Fu commissionato nel 1576 circa da Filippo Schiavi, come la pittura a fianco che immortala il committente genuflesso ai piedi della “Madonna della Concezione”, avvolta in una mandorla di luce fra cherubini.




Abbiamo visitato il Duomo il 17 settembre 2024.
Basilica di Sant’Antonino

Costruita tra il 350 e il 375 in stile romanico, la basilica fu più volte rimaneggiata, l’ultima volta tra il 1915 e il 1930.
È realizzata in mattoni a vista e ha due accessi.
La facciata rivolta verso la piazza è molto semplice, a capanna, parzialmente rifatta e preceduta da una gradinata. Ai lati della gradinata si trovano due tombe a cupola di epoca medioevale. Ai fianchi delle facciata, due cappelle con grandi monofore.

L’altra facciata è a prolungamento del transetto sinistro: è l’atrio del “Paradiso“, realizzato nel 1350 su progetto di Pietro Vago, sostenuto da massicci contrafforti su cui si innalzano i pinnacoli. L’ampia apertura in facciata è formata da uno slanciato arco ogivale sormontato da un rosone.



Il portale del Paradiso fu realizzato nel 1171. Molto originale per struttura e ricchezza della decorazione, riassume molti motivi della tradizione locale: i telamoni stilofori inseriti nel corpo murario, le mensole capitello e le figure pilastro (Adamo ed Eva) come nella finestra absidale del Duomo, i telamoni mensola sotto l’architrave.
La chiesa ha anche un interessante campanile ottagonale, un chiostro risalente al 1483 nel lato sud.



Interno
L’interno è a 3 navate divise da pilastri. Il soffitto della navata centrale è a volte in stile gotico. Parte degli affreschi del XII secolo, sono stati strappati dal sottotetto e collocati nel transetto destro.
Alle pareti della navata, quattro tele di Robert De Longe (1693) con episodi riguardanti S. Antonino.
Le volte sono state affrescate dal modenese Camillo Gavasetti (1622), con il “Trionfo di Gesù“. Nella lunetta spiccano le figure dei Ss. Antonino e Vittore.
Nella parete di fondo, la tela con “S. Antonino che indica a S. Vittore la Sacra Spina” del De Longe.
Il coro e la cantoria barocca sono del Settecento: di notevole pregio artistico gli intagli dorati, opera di Giovanni Ceti.


Navata destra
Nello spessore del muro perimetrale sono ricavate tre profonde arcate cieche che ospitano altrettanti altari. Sopra l’altare della prima arcata è la pregevole statua di Santa Lucia, in legno stuccato e dipinto del Quattrocento.
Navata sinistra
Nella prima cappella, “Sacra Famiglia in sosta durante la fuga in Egitto” del 1650; nella seconda, pregevole gruppo statuario in terracotta policroma del XV secolo che comprende il Cristo Crocifisso, Maria Addolorata e San Giovanni Evangelista.
Segue la Cappella della Sacra Spina, con resti di affreschi del XVI secolo.
Presbiterio
In un’urna sotto l’altare maggiore sono conservate le reliquie di S. Antonino e S. Vittore.
Nell’abside, si trova la cappella dell’Immacolata, con statua del 1784.
Nel transetto sinistro, sopra l’altare, “Ultima cena” del genovese Bernardo Castello (fine XVI secolo). Alle pareti, “Madonna in gloria e Santi“, opera di Giovan Francesco Ferrante (XVI secolo) e “S. Francesca Romana” del Mulinaretto.
Nel transetto destro si apre la cappella di S.Opilio. Sopra l’altare, il quadro di Bernardo Ferrari che ritrae “S. Opilio, in vesti liturgiche da diacono, in colloquio con Dio, sotto lo sguardo del fratellino S. Gelasio”.
Abbiamo visitato la basilica il 29 maggio 2025.
Basilica di San Francesco d’Assisi

La chiesa di san Francesco, iniziata nel 1278, si trova a sud-est della piazza dei Cavalli, in piazzetta San Francesco. Davanti alla chiesa, monumento a Gian Domenico Romagnosi.
La facciata a vento, ancora lombarda nella struttura, ma gotica nelle forme, è in mattoni a vista, presenta due livelli segnati da una cornice orizzontale, ed è tripartita da contrafforti.
Nella parte bassa, sopra le porte laterali, due monofore in cotto; nella parte alta, al centro della vela superiore, vi è un ampio rosone strombato con due oculi.
Archetti pensili intrecciati decorano i rampanti della facciata, che termina con tre pinnacoli ottagonali.
L’importante portale tardogotico lombardo in marmo, strombato con cordonature multiple, fu commissionato a Guiniforte Solari nel 1454. Al di sopra dell’architrave del portale una lunetta reca il bassorilievo di San Francesco, scultura della scuola dell’Amadeo.
I due portali minori, in pietra, a luce rettangolare, sono sovrastati da alte e profonde monofore.



Sul fronte destro si addossa il porticato dell’ex convento dei Francescani con arcate a tutto sesto su pilastrini in cotto a pianta quadrata.
Il campanile a pianta quadrata si addossa al braccio sud del transetto e termina con una cella a trifore.


INTERNO
L’interno è vasto e di forme gotiche, a tre navate divise da grande arcate ogivali su pilastri in cotto cilindrici, dai quali si innalzano alti montanti a sorreggere gli archi e i costoloni delle vele.



Intorno all’abside poligonale, gira il deambulatorio con cappelle radiali.
CAPPELLA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE



Sulla seconda campata di destra si apre la splendida cinquecentesca cappella dedicata alla Immacolata Concezione, voltata a cupola con lanterna e decorata da affreschi di Giovanni Battista Trotti, detto il Malosso, autore anche della pala d’altare (1603).
Il tema dell’Immacolata Concezione ha sempre avuto un particolare significato per l’ordine francescano, in attrito – su questo dogma – con l’ordine domenicano.

La magnifica pala con l’Immacolata Concezione ha una complessa iconografia, a partire dal globo di concezione tolemaica su cui siede semisdraiata la Vergine (la terra al centro dell’universo e dei nove cieli retti da intelligenze angeliche). La Vergine ha un’espressione serena e dolente che prelude al suo ruolo di madre del Salvatore. Ai lati di Lei, gli angeli reggono gli strumenti della passione di Cristo, sottolineando la sua vicinanza al sacrificio del redentore.



Nella quarta cappella del deambulatorio, Pietà, grandioso gruppo di sette figure, in stucco, attribuito a Francesco Mochi, ma più probabilmente di Domenico Rechi.



ALTRE OPERE
Sopra la porta della sacrestia si nota un dipinto murale datato alla metà del Trecento, con la Madonna della Misericordia, diavoli volanti e, forse, un monaco seduto, di Bartolomeo e Jacopino da Reggio.
Degna di nota anche la scultura lignea del Cristo crocifisso di Giovan Angelo Del Maino, della prima parte del Cinquecento.

Basilica di San Savino

DA FINIRE…
Mi fermo qui. Mancano altre chiese, i palazzi e i musei. Ne scriverò in Piacenza 2.
Grazie a Svetlana per le foto del Duomo; altre fotografie – che mi mancavano – le ho scaricate da Google-Immagini.
