6. GIOVANNI BATTISTA MIGNOLI

1637-1690

La storia della famiglia continua con Giovanni Battista, penultimo dei figli di Girolamo Mignoli e Maria Bottesini.

Nato il 6 e battezzato il 12 novembre 1637 a Buzzoletto, col doppio nome, Battista (così viene chiamato in tutti i documenti) ha appena due anni quando resta orfano di madre; e poco più di sette quando gli muore anche il padre, nel gennaio 1645.

A quell’anno gli sono rimasti tre fratelli: Cattarina di 14 anni, Domenica di 10 e Giovanni di 6. Loro tutore diventa lo zio paterno, Giuseppe Nani, che si prende affettuosamente cura dei nipoti, stila l’accurato inventario dei loro beni, conclude la questione dell’eredità della cugina Maria Berzoni (lasciata in sospeso dal defunto Girolamo).

Quando, dopo solo pochi anni di tutela, lo zio muore, senza figli, i fratelli Mignoli ne diventano eredi.

Tutti minorenni ancora, passano da un tutore all’altro: dapprima il cugino Francesco Mignoli (figlio di Domenico, cugino del padre, nipote dello zio Francesco senior) che, nel 1650, si trova a condurre – a loro nome, in quanto eredi – la questione dell’eredità di Giuseppe Nani, con la restituzione della dote alla vedova Eurelia Olivini.

Quattro anni dopo, Battista e il fratello cambiano tutore: stavolta sono sotto la tutela di Marco Antonio Bonalia; le sorelle, entrambe già maritate, passano sotto la tutela del proprio marito o del suocero.

Dopo altri quattro anni, il curatore di Battista è Francesco Noliani, così come lo è di Maria Prevedini, da poco diventata sua moglie.

Dovrà aspettare altri tre anni, Battista, per uscire di tutela.

IL TEMPO IN CUI GLI È TOCCATO DI VIVERE

Anni difficili, il tempo dell’adolescenza di Battista.

Nel 1647, quando aveva dieci anni, il Viadanese fu coinvolto, suo malgrado, nella guerra che schierava il duca di Modena contro gli Spagnoli del ducato di Milano.

Scriveva il parroco di S. Pietro: “Il 20 settembre 1647 giunse in Viadana 2000 fanti spagnoli a piedi con 800 cavalli per impedire il passo del fiume Po all’esercito francese” guidato dal duca di Modena; “e vi stettero combattendo sino alli 23 sendosi la maggior parte quartierati in Parrocchia San Martino co’ grandissimo danno de’ paesani.”

Le battaglie continuarono nella primavera e nell’estate seguenti; nel settembre 1648 – nonostante la pace di Westfalia avesse siglato il termine della Guerra dei Trent’anni – le truppe francesi giunsero a Viadana, la occuparono e vi si acquartierarono per passarvi l’inverno. E furono le solite vessazioni, le pesanti pretese, l’accaparramento di cibo e biade. Solo nel 1649, dichiarata la pace fra i contendenti, i soldati lasciarono il territorio.

Quell’anno, il 1648, fu molto duro per la popolazione. Ancora da S. Pietro: “Memoria come nell’anno 1648 incominciò la carestia in tutta l’Italia ed in particolare in Viadana per l’inondazione seguita del fiume Po cioè li 11 novembre 1647 ed anco per i passaggi e le distruzioni delli eserciti spagnoli e francesi, sì che il prezzo del frumento fu di lire 108 … e fu mescolato d’altra sorte di grano, la fava lire 72 come anco i ceci in ragion di sacco, il miglio lire 60, la melica lire 30 e 34, la spelta lire 36, il riso lire 10 al peso e alla minuta sol 8 la libra, il foraggio nostrano sol. 16 e 18 la libra, quello di Piacenza sol. 20 e 22 ecc.

E, nei corpi indeboliti della popolazione, la malattia trova facile esca. Nel 1649 – scrive lo stesso parroco di S. Pietro – “fu un’influenza tale di febbri terzane continue in tutta l’Italia ed in particolare nella Lombardia che più delli due terzi delle persone s’infermarono” e durò quattro mesi, colpendo soprattutto “gente di matura età”; e, fino al raccolto del 1650 “crebbe tanto la penuria del vitto umano che molta gente morse di fame, solo ci fu abbondanza di pesce”.

Fu, forse, nel corso di questa epidemia che morì Giuseppe Nani.

Nel 1654, quando Battista ha 17 anni, avvenne una rotta tremenda del Po nel Viadanese: la chiesa e il borgo di Portiolo furono ingoiate dal fiume. Si salvarono solo poche case in cui abitavano una decina di famiglie. Fu tale l’erosione, e così definitiva, che il borgo di Portiolo – con la sua famosa fabbrica di ceramiche – non venne più ricostruito.

All’inondazione fa seguito una grande carestia, per cui il prezzo del frumento rincara del 25%.

Ma ancora non basta. Passano tre anni e scoppia la guerra per il Monferrato, preteso – al solito – dalla dinastia sabauda, che vede il duca di Mantova schierato con gli Spagnoli contro Francia e Piemonte. L’esercito francese, dopo aver devastato il Monferrato e il Ducato di Milano, giunge inaspettatamente a Viadana: sono i primi giorni del gennaio 1658 e, per tutto l’inverno, tremila soldati francesi dimorano nel Viadanese, col solito grande dispendio di cibo e biade.

Secondo il Parazzi, molti abitanti, forse 2000, morirono di fame. Allora, per sfuggire alle vessazioni e alle angherie, la Comunità locale offrì alle truppe 18.000 scudi d’oro, purché lasciassero il territorio. E quelli se ne andarono. Era il 19 giugno; le ostilità sarebbero terminate poco dopo: la pace, firmata nel novembre, tolse al duca di Mantova il Monferrato.

A luglio 1658 il Po ruppe di nuovo gli argini e le campagne rimasero tutta l’estate coperte d’acqua: furono perdute tutte le messi.

IL MATRIMONIO CON MARIA PREVEDINI

Nel clima di rinascita per la fine della guerra, il 10 febbraio 1659 Battista sposa Maria Prevedini.

Battista ha poco più di 21 anni, 18 la sposa. Maria è orfana di entrambi i genitori e sotto tutela; ha una sorella, Cattarina, più giovane, che vivrà con la coppia fino a quando, a sua volta, si mariterà.

Della dote di Maria non è stato conservato il documento; sappiamo però che era piuttosto sostanziosa, per avere ereditato i beni di padre e madre. Anni dopo, i suoi due figli – Giulia e Girolamo – si divideranno i beni dell’eredità materna, consistenti tutti in terreni posti fra Buzzoletto e Villa Scazza, del valore di quasi 5.000 lire.

Non so quanti figli siano nati dal matrimonio fra Battista e Maria, poiché nell’archivio parrocchiale di Buzzoletto manca il registro dei battezzati relativo al periodo 1646-1722: ben 80 anni!

Posso dire solo di quelli che, per varie ragioni, sono notificati altrove. Essi sono Giulia, Cattarina, Girolamo, Domenica  – nati più o meno in quest’ordine, in un arco temporale che va dal 1660 al 1668. Domenica muore a due anni, il 4 settembre 1668, una settimana prima della madre. Gli altri sono nominati in alcuni documenti notarili sempre nell’ordine “Giulia, Cattarina e Girolamo” (forse in base all’età) oppure “Girolamo, Giulia e Cattarina” (in base al diritto di primogenitura). Ipotizzando date, credo di poter dare questa sequenza: Giulia è nata nel 1660, Cattarina nel 1662, Girolamo nel 1664 e Domenica nel 1666.

Il percorso del matrimonio fra Battista e Maria, durato nove anni circa, si interrompe l’11 settembre 1668 quando Maria Prevedini, a soli 27 anni, muore.

CONTRASTI FRA BATTISTA E CATTARINA PREVEDINI

Poco prima della morte di Maria, si apre per Battista una lunga diatriba con la cognata Cattarina Prevedini, quella stessa che era andata prima a vivere in casa con lui e la sorella, e si era poi sposata con Giacomo Savazzi.

Il 3 maggio 1668, Cattarina, sostenuta dal marito e dal suocero, Ziliolo Savazzi, reclama da Battista una parte dell’eredità paterna, probabilmente da lui amministrata fin dal tempo del matrimonio con Maria.

A dir la verità, c’era già stata una prima divisione fra le sorelle, e Cattarina aveva ricevuto una certa quantità di beni mobili; tuttavia qualcosa doveva essere rimasto in sospeso.

Il contrasto fra i due cognati dura un paio d’anni e si chiude con un compromesso: nel giugno 1670 il giudice stabilisce che Battista debba pagare alla cognata 226 lire “per uguaglianza delle già fatte divisioni”, più 16 lire “per frutto d’un anno del terreno”. Ma Cattarina, a sua volta, deve a Battista 64 lire “per il taglione riguardanti li capitali del debito sopra le terre, avendo lasciato in obbligo al detto Battista la porzione riguardante alli frutti per lei avuti”. La differenza, quindi, fra il dare e l’avere, è di 175 lire e 16 soldi che Battista dovrà pagare alla cognata in “coppi e pietre” (considerando che il prezzo delle pietre è di 32 lire il migliaio, e il prezzo dei coppi è di 80 lire il migliaio). Strana sentenza: viene da pensare che Battista avesse una casa diroccata da dismettere e Cattarina qualcosa da costruire. Di più, non so.

IL TEMPO IN CUI GLI È TOCCATO DI VIVERE, 1659-1669

Dicevamo che il soldati francesi se ne erano andati nel 1659, la pace firmata aveva riportato la pace. Ma solo sulla carta: perché per alcuni anni, i soldati licenziati compirono una serie di gravi reati nel territorio. Nel 1664 un editto del duca minacciava questi sbandati di gravi pene.

Nel 1665, ad agosto, il duca Carlo muore, gli succede il figlio Ferdinando Carlo, che però ha solo 13 anni, sotto la tutela dell’arciduchessa Isabella Clara.

Nel 1666 vi furono violenti scontri fra gli abitanti di Viadana e di Brescello per il possesso delle isole del Po, preziose per l’attracco dei mulini. Il 24 aprile i brescellesi imprigionarono diversi mugnai viadanesi che si trovavano sui loro mulini là attraccati, secondo antiche consuetudini “appoggiate al diritto di possesso”, che il Ducato di Mantova vantava sul fiume. L’arciduchessa Isabella inviò un nucleo di soldati a Viadana, e così fece la duchessa reggente di Modena, Laura Martinozzi. I modenesi occuparono l’isola superiore di S. Giovanni minacciando Correggioverde.

Poi, il 22 maggio 1666 fu siglata la pace. Furono demolite le fortificazioni, restituiti mulini e prigionieri. L’isola Passaglia divenne di giurisdizione modenese, quella di S. Giovanni mantovana: il trattato di pace prevedeva che non vi si costruissero né fortificazioni né case. Riguardo al diritto d’acqua, i due Stati continueranno nel “sentimento del buon vicinare”, con la navigazione, la pesca, i porti, i mulini.

Nel 1669 sale al trono di Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers. Aveva ereditato dal suocero, don Ferrante Gonzaga, il possesso di Guastalla che fortificò. Nello stesso anno, Giovanni Battista Mignoli si risposa.

IL MATRIMONIO CON CATARINA PAGLIARI BORSETTI

Passano otto mesi dalla morte di Maria Prevedini e, nel maggio 1669, Battista – che ha tre figli piccoli e solo 33 anni – si risposa. La scelta cade su una venticinquenne di Pomponesco, Catarina Pagliari, del ramo dei Borsetti.

[In Pomponesco c’erano molti rami della antica famiglia dei Pagliari; uno dei rami era detto, appunto, dei Borsetti.]

Non ci è pervenuta la dote di Catarina; tuttavia conosciamo quella di sua sorella Anna e – considerati gli usi del tempo – possiamo presumere che le due doti fossero, più o meno, dello stesso ammontare: ben 2000 lire. In più, dall’eredità paterna, Catarina riceve un appezzamento di terra e altri denari.

Dal matrimonio nascono non meno di otto figli, solo in parte registrati negli atti della parrocchia di Buzzoletto (più spesso le notizie provengono dalla documentazione notarile). I figli sono:

  1. Francesco           1670 c.
  2. Giovanni             1671 c.
  3. Maria                   1672 c. (la prima figlia femmina portava spesso il nome della precedente defunta moglie)
  4. Carlo 1673
  5. Domenica           1674 c. (che muore ancora bambina, prima del 1679)
  6. Domenica           1679 c. (che muore il 2 agosto 1684 “in età di anni cinque in sei”)
  7. Catarina              1681, intorno al 20 maggio (muore il 28 maggio 1681, “in età di giorni otto in dieci”)
  8. Domenico          1682 c.
  9. Anna Maria        1686 c.

Il 12 luglio 1686, dopo diciassette anni di matrimonio, Battista resta di nuovo vedovo: Catarina Pagliari muore a poco più di 42 anni. Battista non si risposa più.

BATTISTA E I FRATELLI

Nel 1660 Battista e i fratelli procedono alla divisione del patrimonio paterno. Battista e Giovanni agiscono insieme, in comunità di beni, probabilmente vivono anche insieme.

Le sorelle sono entrambe già sposate: Catarina dal 1651 con Giuseppe Silveri da Pomponesco; Domenica dal 1654 con Alessandro Ruberti da Buzzoletto. Tuttavia, Domenica è morta qualche tempo dopo il matrimonio, lasciando una figlia, Margarita. A Cattarina e alla piccola Margarita – sotto la tutela del padre – i fratelli Mignoli danno una parte uguale di eredità: appezzamenti di terra e mobili, provenienti dai beni paterni, materni e da quelli dello zio, Giuseppe Nani.

Nel 1665, i fratelli Battista e Giovanni Mignoli ottengono l’investitura di 3 biolche di terra, arativa e vineata, in località Ronco di Buzzoletto: ne era già stato investito lo zio Giuseppe Nani.

Nel 1668 essi vendono, invece, un piccolo appezzamento di terra casamentiva a Giuseppe Furgoni – che agisce in nome della nuora, Maria Savazzi. La parte venduta è “sita in corpore con la casa del compratore”. Il guadagno è di 64 lire viadanesi.

Non ci sono pervenuti altri documenti importanti di compravendita, da parte dei fratelli Mignoli, negli anni successivi, se non l’atto finale di una vendita di più di 3 biolche di terra (arativa, opulata e vineata) situata in Buzzoletto, ai fratelli Gasapina. Doveva essere un residuo di eredità poiché, alla fine, vengono date alla sorella Cattarina e alla nipote, Margarita Ruberti, 59 lire a testa. È il 1684, 8 maggio.

Un paio di mesi dopo, la nipote Margarita Ruberti, divenuta moglie di Antonio Prevedini, in riferimento alla divisione fra Battista e Giovanni, reclama una ulteriore parte della eredità materna.

MORTE DI BATTISTA

Battista Mignoli muore il 28 gennaio 1690, a 53 anni. Lascia orfani sette figli: Giulia e Girolamo, avuti da Maria Prevedini, entrambi maggiorenni; Francesco, Giovanni, Carlo Domenico e Maria, più o meno grandi, ma tutti minorenni, avuti da Catarina Pagliari.

Di Battista non ci è rimasto il testamento.

NOTE

La memoria del parroco di S. Pietro in AP. Viadana SP, Battesimi 1621-1651

Riguardo ai dati anagrafici: AP. Buzzoletto, morti 1681-1723 e Pomponesco, matrimoni 1669

Notizie storiche derivate da Parazzi, cit.

I FIGLI DI GIOVANNI BATTISTA

Giulia

Forse figlia primogenita di Giovanni Battista Mignoli e Maria Prevedini, nasce nel 1660 circa a Buzzoletto. Le viene imposto un nome estraneo alla tradizione della famiglia, sia nei tempi precedenti che in quelli successivi. Mi vien da pensare fosse il nome della madrina. Usava.

È ancora bambina quando resta orfana di madre. Dei tre fratelli germani (Domenica, Girolamo e Cattarina), le resterà, in età adulta, solo Girolamo.

Il 16 giugno 1680 Giulia sposa Antonio Baruffaldi, compaesano, e riceve dal padre una dote di circa 565 lire in beni mobili.

Atto di matrimonio fra Giulia Mignoli e Antonio Baruffaldi, 16 giugno 1680 (Archivio Parrocchiale di Buzzoletto)

Nel 1695, morto il padre, Giulia divide col fratello Girolamo la dote materna, una dote piuttosto ricca e che riguarda solo loro due, essendo gli altri, fratelli e sorelle, figli di Caterina Pagliari.

Da ricordare questo aspetto: la dote di una donna, dopo il matrimonio, veniva amministrata dal marito, ma passava in eredità solo ai figli. Il marito, sulla dote, non godeva di nessun diritto.

Nella divisione, rigorosamente a metà, Giulia riceve tre appezzamenti di terreno, due in Buzzoletto e uno in Villa Scazza di Viadana, di complessive tre biolche, che valgono lire 2.488. È una cifra importante, come si può vedere, che le permette – col consenso del marito – di rinunciare alla parte dell’eredità paterna, quella sì da dividersi con tutti gli altri fratelli.

Come dice il documento, considerando il valore della dote assegnatale dal padre, e il fatto che Girolamo deve accollarsi la tutela riguardo gli altri fratelli – tutti minorenni –, Giulia spontaneamente delibera di considerarsi tacitata riguardo all’eredità.

Del resto della vita di Giulia non so nient’altro: né se abbia avuto figli, né la data di morte.

Lettura di un documento: La dote di Giulia

L’inventario dotale di Giulia è stato conservato: si trova allegato al documento di divisione dei beni con Girolamo. L’inventario è titolato: 14 lullio 1680. Nota et inventario di beni mobili della Giullia filliola da mr Batista Migniolli mollia di Antonio filliolo del condam mr Giovan Barufalt.

Mi piace ricordare che l’arredo del letto matrimoniale spettava alla sposa ed era la spesa più gravosa. Infatti Giulia porta un materasso di penna di ocha del valore di 95 lire e un par di linzolli di tella di lino e stopa, stimati 30 lire: quasi 1/5 dell’intero valore dotale.

I beni mobili comprendono, tra le altre cose, magari usate: sei camicie nuove di tela con i pizzi alla gola (78 lire); sei traverse e grembiali di paniselli di colore chiaro (uno turchino), tutti con pizzi (80 lire); tre busti con maniche separate, uno rosso e turchino, uno verde, uno nero (51 lire); un paio di casacchine verdi e gialle (32 lire); due colletti con i pizzi (10 lire); uno scialle da testa (18 lire) e un cappello (7 lire).

La dote, che ammontava complessivamente a 564 lire e 14 soldi, comprendeva anche una cassa di noce (30 lire), dove conservare abiti e biancheria, e un telaio per tessere (30 lire), con i suoi pettini (22 lire).

NOTE

La data di nascita di Giulia è puramente ipotetica; al di là dell’arco temporale delle nozze di Giovanni Battista e Maria Prevedini (febbraio 1659 – maggio 1669), non ho altri punti di riferimento. Giulia compare in un rogito notarile di divisione dei beni col fratello Gerolamo (in AS.Mn. Notarile, notaio Canuti).

Per il matrimonio: AP. Buzzoletto di Viadana, Matrimoni 1652-1722.

Girolamo II

Girolamo è probabilmente il primogenito maschio di Giovanni Battista Mignoli e Maria Prevedini, visto che rinnova nel nome il nonno. Nasce, probabilmente a Buzzoletto, intorno al 1660. È ancora bambino quando gli muore la madre e il padre si risposa. Forse Catarina Pagliari è stata una buona madre per lui e gli altri figli di primo letto del marito.

Quel che è certo è che Girolamo non ha fretta di sposarsi. Solo dopo la morte della matrigna, avvenuta nel luglio 1686, non avendo il padre intenzione di risposarsi una terza volta, e avendo fratellini molto piccoli da accudire, decide di prendere moglie.

Sposa Francesca Grazzi a Buzzoletto il 10 febbraio 1687. Tre anni dopo il padre muore.

Nel 1691 Girolamo abita ancora a Buzzoletto coi fratelli minori, con la moglie e i primi figli.

Solo dal 1699 lo troviamo residente altrove, al Feniletto di Villa Scazza, parrocchia di San Pietro. Con lui abita il fratello Domenico.

Girolamo muore nel 1704. Non deve avere più di 45 anni. Ha visto morire cinque dei suoi otto figli.

La moglie gli sopravvive 22 anni; Francesca Grazzi muore, a 64 anni, nel 1726 nella parrocchia di San Pietro.

[Per maggiori dettagli, si veda la seconda parte del testo, alle linee secondarie.]

NOTE

Don Guido Tassoni, nell’albero genealogico della famiglia, lo dice nato nel 1772, ma ciò non è possibile perché figlio di Maria Prevedini deceduta nel 1668.

Per i dati relativi al suo matrimonio, a nascite e morti, si veda Buzzoletto, Archivio parrocchiale.

Per il documento di divisione dei beni materni, si veda AS.Mn, Notarile, not. Canuti G. b. 3086

Francesco

Figlio forse primogenito di Giovanni Battista e Caterina Pagliari, nasce probabilmente a Buzzoletto nel 1670 c.

Di lui si parla nell’atto di divisione fra Girolamo e Giulia il 19 aprile 1691, dove emerge appunto che Francesco è nato dal secondo matrimonio del padre, avvenuto nel maggio 1669.

Nel documento è scritto infatti: “Riguardo alla eredità paterna […], i mobili e semoventi devono essere divisi in parti uguali e proporzionati non solo fra loro due (ossia Giulia e Girolamo), ma anche con Francesco, Giovanni, Carlo, Domenico e Maria loro fratelli e sorelle minorenni, figli del padre Battista nel secondo matrimonio con Caterina Pagliari“.

Il 4 settembre 1690, Francesco sposa a Buzzoletto Giulia Barnazzali; ma non risulta che dal matrimonio siano nati dei figli. Perlomeno, non ne ho trovato notizia.

Muore a Buzzoletto il 28 gennaio 1693 di “anni 26 incirca”: in realtà, di anni ne ha al massimo 23, per le ragioni che ho detto sopra.

Della vedova, Giulia Barnazzali, ho perso ogni notizia.

NOTE

Per i dati biografici: AP. Buzzoletto.

Per il documento notarile cui si fa riferimento, si veda ASMn, Notarile, notaio Canuti.

Carlo

Figlio di Giovanni Battista e Caterina Pagliari, è l’unico dei Mignoli assente nell’albero genealogico di don Tassoni.

Nei registri parrocchiali manca il suo atto di nascita; dall’atto di morte (che lo dice deceduto nel 1740 a 67 anni), si desume essere nato, probabilmente a Buzzoletto, nel 1673.

Ai primi del Settecento, sposa Cattarina Caleffi del Gardinale. Non posso essere più precisa di così perché la sposa doveva essere della parrocchia di Santa Maria o San Martino di Viadana e non ho potuto consultare quei registri parrocchiali. Ne ha due figli. Pochi anni dopo resta vedovo.

Sposa in secondi voti Lucia Sarzi di Breda di Sabbioneta nel 1712. Ne ha due figlie, ma dopo tre anni, resta vedovo di nuovo.

Sposa in terzi voti Margarita Penazzi, a Buzzoletto, il 30 giugno 1716.

Nel 1713, insieme al fratello Domenico e ai nipoti, divide i beni paterni e materni. Riceve una parte della casa paterna, un appezzamento di terra alla Gabbia, e denari dal fratello e dal nipote Pietro Francesco per un totale di 1250 lire.

Muore il 1 agosto 1740, all’età di 67 anni. È il più longevo dei fratelli Mignoli.

[Per maggiori dettagli, si veda la seconda parte del testo, alle linee secondarie.]

NOTE

Le notizie biografiche sono state tratte dall’Archivio parrocchiale di Buzzoletto.

Nel registro dei morti 1723-1752 è scritto: “Carlo Mignoli fu Battista e fu Catarina Pagliari Borsetti, sposato in ultimi voti con Margarita Penazzi, muore il 1 agosto 1740 a 67 anni”.

Altre notizie sono tratte da ASMn, Notarile: notai Canuti, Avigni, Amidani, Bongiovanni, Azzolini, Dalla Parte, Baruffaldi, Vecchi.

Domenico

Figlio di Giovanni Battista e Caterina Pagliari, nasce probabilmente a Buzzoletto intorno al 1682. Ha quindi pochi anni, quando resta orfano di madre.

Cresce con gli altri fratelli: l’unica madre che conosce è quindi la cognata, Francesca Grazzi, moglie di Girolamo.

Con la famiglia del fratello, si sposta al Feniletto di Villa Scazza: i figli di Girolamo sono di poco più piccoli di lui, forse per questo il fratello maggiore lo prende con sé.

Quando, nel 1704, Girolamo muore, Domenico continuerà a coabitare con la vedova e i cugini e diventa il capofamiglia.

Nel 1713, insieme al fratello Carlo e ai nipoti, divide i beni paterni e materni. Riceve una parte della casa paterna e un appezzamento di terra a Banzolo; poiché la sua parte supera in valore l’eredità convenuta, egli dovrà dare una somma di denaro, per pareggiare i conti, al fratello e ai nipoti Battista e Cattarina.

Sposa, a più di trent’anni, Paola Pagliari, il 18 febbraio 1716. Ne avrà cinque figli, ma solo due maschi – Giovanni Maria e Francesco –, raggiungeranno l’età adulta.

Domenico muore, intorno ai 45 anni, il 27 maggio 1727. La sua vedova, Paola Pagliari, si risposa con Pietro Baracca, abitante a San Pietro di Viadana.

[Per maggiori dettagli, si veda la seconda parte del testo, alle linee secondarie.]

NOTE

Per tutti i dati anagrafici, si veda Viadana, Archivio parrocchiale di San Pietro.

Anna Maria

È possibile che la prima figlia femmina di Giovanni Battista e Cattarina Pagliari si chiamasse Maria: era uso rinnovare il nome – nella prima femmina nata in “seconde nozze” – della precedente defunta moglie, in questo caso Maria Prevedini. Ed era uso, se questa figlia moriva, ritrasmettere in un’altra figlia il nome, con l’aggiunta di un altro. In questo caso, Maria diventa Anna Maria.

Poiché sono andati perduti i documenti parrocchiali del periodo, non posso fare che ipotesi. La prima Maria nasce probabilmente a Buzzoletto intorno al 1672; Anna Maria intorno al 1686.

Anna Maria viene chiamata comunemente Maria.

Sposa Francesco Bottenghi nel 1706. Forse a giugno, se stiamo all’inventario dei beni mobili “della Maria figliuola del fu Battista Mioli molia di Francesco figliuolo di messer Giovan Botengi li quali mobeli li hanno dati Carlo figliuolo di Batista Mioli”.

Come si vede, il cognome Mignoli è di nuovo massacrato: è diventato Mioli!

Il marito abita a Banzolo ed è probabile che là gli sposi si trasferiscano. Tuttavia non c’è alcuna traccia di loro negli archivi parrocchiali di Pomponesco (di cui Banzuolo, come lo si chiama ora, fa parte).

Suo fratello Carlo, nel 1708, le assegna – come parte della dote – un terreno arativo, vineato e opulato “con oppi novelli”, posto alla Gabbia di villa Scazza. Il 20 marzo 1713, lo stesso Carlo vende al cognato Francesco Bottenghi l’adiacente appezzamento di terreno, situato alla Gabbia, che ha appena ereditato dalla divisione dei beni coi fratelli e nipoti.

Muore ante il 23 dicembre 1737: in quella data, in un documento notarile del nipote Battista, risulta già deceduta.

NOTE

I riferimenti ad Anna Maria o Maria Mignoli si trovano in ASMn, Notarile, notai Avigni, Amidani e Vecchi.