
Anima mia, leggera va' a Livorno, ti prego. E con la tua candela timida, di nottetempo fa' un giro; e, se n'hai il tempo, perlustra e scruta, e scrivi se per caso Anna Picchi è ancor viva tra i vivi.
Proprio quest'oggi torno, deluso, da Livorno. Ma tu, tanto più netta di me, la camicetta ricorderai, e il rubino di sangue, sul serpentino d'oro che lei portava sul petto, dove s'appannava.
Anima mia, sii brava e va' in cerca di lei. Tu sai cosa darei se la incontrassi per strada.
(GIORGIO CAPRONI, Il seme del piangere)
La raccolta, Il seme del piangere, è stata dedicata da Caproni alla madre, Anna Picchi, quando era già morta. È un libro di amore immenso quello del poeta verso la madre che, qui, è rappresentata ancora giovane, allegra e vivace, ricamatrice di fino a Livorno, che andava spavalda in bicicletta e amava immensamente la vita. L’unica donna – dice il poeta – che avrebbe potuto essere la sua fidanzata.
in questa poesia, introduttiva della raccolta, il poeta chiede alla sua anima di andare, di notte, nell’ora dei sogni, a cercare nelle strade di Livorno: forse, per caso, è ancora viva la ragazza che poi sarebbe diventata sua madre. L’anima è come una fiammella di candela, è discreta e sa illuminare oltre il reale. Forse l’anima ritroverà quella camicetta e quella collana col rubino.
Il seme del piangere è considerato il più bel libro di poesia della seconda metà del Novecento.
Il dipinto è di FEDERICO ZANDOMENEGHI, Riflessione.
Ho trovato l’immagine su Google Immagini.
