
Il giardino dei ciliegi, di Anton Cechov.
I testi teatrali di Cechov sono tutti meravigliosi, piccoli romanzi di parole. La vecchia Russia che scompare in futuro incerto.

Che faccia fare, di Lella Costa.
I bellissimi monologhi di una delle più grandi attrici del nostro tempo.
“E io che faccia faccio? Che faccia si può fare o forse che faccia si deve fare quando si prova ad affrontare un argomento così grande e terribile come la guerra?“
Da leggere anche Amleto, Alice e La traviata.

La casa di Bernarda Alba, di Federico G. Lorca.
Testi teatrali più belli delle sue poesie, una Spagna in bianco e nero, molto simile al nostro sud.
Leggere anche Nozze di sangue.

Amleto, di William Shakespeare.
Forse non è il più bel testo di Shakespeare, ma certo il più noto e il più recitato. Da “Essere o non essere” a “Il resto è silenzio”, l’opera è entrata nella nostra memoria collettiva.
Da leggere anche, almeno, Macbeth, Romeo e Giulietta, Giulio Cesare.

Così è (se vi pare), di Luigi Pirandello.
Alla ricerca della Verità. Ma la Verità è quella che si crede.

La visita della vecchia signora, di Friedrich Dürrenmatt.
Uno dei drammi più conosciuti del teatro del Novecento. La corruzione morale, la vendetta, la colpa di uno e di tutti. Un testo irrinunciabile.

Aspettando Godot, di Samuel Beckett.
Un testo teatrale senza tempo e modernissimo. Tutti aspettiamo, invano, Godot.

Cyrano di Bergerac, di Edmond Rostand.
Un testo teatrale di soddisfazione, forse non un capolavoro, però da leggere senz’altro. Fa il paio con I tre moschettieri, ma qui l’Amore (la A maiuscola è voluta) la fa da padrone.
