LA POESIA 2: accenti e ritmo, sillabe toniche, sillabe metriche

Henri Matisse, Natura morta con libri

La sillaba tonica o ictus

Ogni parola ha una sillaba, detta sillaba tonica o ictus,che è la sillaba nella quale la voce si appoggia per la corretta pronuncia della parola. Possiamo anche dire che è la sillaba sulla quale cade l’accento della parola:

Esempio:

fe-li-ci-, an-co--re, di-sat-tén-de-re o dis-at-tèn-de-re, im-pos--bi-le, stò-ri-ca, si-gni-fi--to.

Parole omografe, ma non omofone: con l’accento tonico in posizione diversa, le parole – scritte nello stesso modo – assumono un diverso significato.

Lèg-ge-re; leg--re

Prìn-ci-pi, prin--pi o prin--pii

Ca-pi--no; -pi-ta-no; ca-pi-ta-

In base alla posizione della sillaba tonica le parole si dividono in:

  • Parole tronche, nelle quali l’accento cade sull’ultima sillaba (vice, parle, maragià, cit, caf, ecc.)
  • Parole piane, nelle quali l’accento cade sulla penultima sillaba (aco, poèta, sta, giorle, mato, calenrio, precipitevolissimevolmènte, ecc.)
  • Parole sdrucciole, nelle quali l’accento cade sulla terzultima sillaba (volo, stérile, micolo, vide, mico, stola, péntola, Màntova, nova, ecc.)
  • Parole bisdrucciole, nelle quali l’accento cade sulla quartultima sillaba (fàbbricano, scàricalo, miàgolano, rtamelo, ecc.)

Nella parola, le sillabe prive di accento si dicono àtone.

Jan Davidszoon de Heem, Natura morta con libri

Le sillabe metriche

Anche il verso si divide in sillabe e contiene accenti tonici e accenti atoni; tuttavia la divisione metrica di un verso segue delle norme un po’ particolari:

La sillaba piana in fine di verso, vale lo stesso numero di sillabe (cor-ré-te: 3 = 3, verso trisillabo)

Una sillaba tronca in fine verso vale per due sillabe. (cit-tà: 2+1= 3, verso trisillabo)

Nei versi terminanti per parola sdrucciola o bisdrucciola le sillabe eccedenti la sillaba tonica dell’ultima parola valgono per una sola sillaba. (im-mò-bi-le: 4-1= 3, verso trisillabo; de-cà-pi-ta-no: 5-2 = 3, verso trisillabo)

Quando una parola finisce per vocale e la successiva inizia per vocale si ha generalmente la fusione delle due vocali in una sola sillaba. Questo fenomeno si chiama sinalefe. (la/ter/ra˽al/nun/zio/sta = la A di terra e la A di al si assorbono e formano un’unica sillaba; sic/co/me˽im/mo/bi/le = la E di siccome e la I di immobile formano un’unica sillaba)

Quando una parola termina per vocale accentata e la successiva inizia per vocale, o per vocale accentata, le due vocali vengono pronunciate separatamente e computate come due sillabe. Questo fenomeno si chiama dialefe (Es.: la città è bella = la/cit/tà/è/bel/la).

Quando, all’interno di una parola, due vocali si trovano una di seguito all’altra possono essere considerate un’unica sillaba anche se non formano dittongo. Questo fenomeno si chiama sineresi. (Su/la/tua/pie/tra o/fra/tel/mio/ge/men/do: tua e mio sono due iati, perché l’accento cade sulla vocale debole – (u, i: tu/a, mi/o) – invece sono trattati come il dittongo di pie/tra)

Quando all’interno di una parola due vocali si trovano una di seguito all’altra possono essere considerate come due sillabe distinte anche se formano dittongo. Questo fenomeno si chiama DIERESI e si usa segnalarlo apponendo due punti sulla prima delle due vocali. (Vï/ag/gio/per/fug/gi/re al/tro/vï/ag/gio)

ESEMPI

Un esempio di versi settenari – quindi con l’accento tonico in 6° posizione – piani, tronchi e sdruccioli.

Il cinque maggio

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta

(A.Manzoni)

In verde ho segnato le sinalefi.

Un altro esempio: la poesia è in novenari piani.

Il gelsomino notturno

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
(G. Pascoli)

Ora un esempio di endecasillabo; notate l’abbondanza di sinalefi.

La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
(G. Leopardi)

Notate che nel verso 2, in penultima posizione (10°), l’accento coincide con la sinalefe.

Charles-Emmanuel Bizet, Natura morta con libri

GLI ACCENTI E IL RITMO

Come nelle canzoni, in poesia il ritmo è costitutivo del testo. Il ritmo è dato dalla quantità e dalla posizione degli accenti tonici nei versi.

Quando, ad esempio, leggiamo questi versi decasillabi:

Soffermati sull’arida sponda,
volti i guardi al varcato Ticino,
tutti assorti nel novo destino,
certi in cor dell’antica virtù,
(Manzoni, Marzo 1821)

Ci accorgiamo che la voce batte con maggior forza, in tutti i versi, sulla 3°, 6° e 9° posizione o sillaba. L’effetto che ne deriva è molto scandito, martellato, come se fosse quello di una “marcetta” – scelta giusta a suggerire il movimento di uno squadrone di soldati.

Infatti i versi decasillabi hanno gli accenti in posizione fissa.

Il testo dell’Infinito di Leopardi, poiché la disposizione degli accenti non è rigida, ha un ritmo completamente diverso.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle
E questa siepe che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude

Qui l’effetto della lettura è mosso, ampio, armonioso; perché, a parte che nella penultima sillaba (e qui anche nell’ottava), gli altri accenti hanno posizioni variabili.

In genere, si può affermare che

  • nei versi parisillabi gli accenti si collocano su posizioni fisse;
  • nei versi imparisillabi gli accenti si collocano su posizioni variabili (tranne che in penultima posizione).

SCHEMA DEI VERSI DELLA POESIA ITALIANA

Alexander Kanoldt, Natura morta con libri

Pause, cesure, enjambement

Il ritmo di una poesia, oltre che agli accenti del verso, è legato anche alle pause che una lettura corretta deve rispettare.

In genere, le pause sono rappresentate dai fine verso e dai segni di punteggiatura.

Nel mezzo del cammin di nostra vita //

Ritornava una rondine al tetto, //

Tu non ricordi la casa dei doganieri //

Dunque, rondini rondini, addio!//

Hanno bruciato tutto. //

La pausa all’interno di un verso è detta cesura, sia quando viene indicata dalla punteggiatura sia quando viene suggerita dal senso della frase.

ESEMPI

Ei fu.// Siccome immobile
(Manzoni)

Venticinqu'anni!...// Sono vecchio,// sono vecchio!// Passò la giovinezza prima,
(Gozzano)

e rari uomini,// quasi immoti,// affondano
o salpano le reti.// Con un segno

(Montale)

Si respira una dolce aria //che scioglie
le dure zolle,// e visita le chiese
di campagna,// ch'erbose hanno le soglie

(Pascoli)

Ci sono casi, però, in cui la pausa di fine verso non deve essere considerata perché non consente di cogliere il senso della frase: quando questo accade, significa che è presente un enjambement, una figura retorica che, in francese, significa “scavalcamento”, “inarcatura”.

L’enjambement si verifica quando due elementi strettamente collegati tra loro (sostantivo e aggettivo, soggetto e verbo, verbo e complemento oggetto, ecc.) sono collocati

  • uno alla fine del verso
  • l’altro all’inizio del successivo – dove, in genere, si completa il senso logico della frase.

ESEMPI

Ho colorato in verde le cesure e in giallo gli enjambement:

Ho colorato in verde le cesure e in giallo gli enjambement:





Spero che sia tutto chiaro. Nella prossima lezione affronteremo la rima e il verso.