GIOVANNI GIUDICI, Con tutta semplicità

Con tutta semplicità devo dire
che un tempo sembrava lontano
il tempo in cui morire.
Ora non è più un pensiero strano.
Ora è sempre lontano (almeno spero) ma
posso già prefigurarmelo. Ho l'età
in cui dovrei fare ciò che volevo
fare da grande e ancora non l'ho deciso.
Faccio quello che faccio, altra scelta non ci sarà:
leggo di miei coetanei che muoiono all'improvviso.

Nella giovinezza, il tempo della morte è un futuro lontanissimo. Poi i tempi si accorciano. In età matura, il tempo della morte diventa un pensiero costante, quotidiano.

Con un tono di amara ironia, il poeta mette in versi questa riflessione; e dichiara la propria impotenza a decidere circa il proprio destino.

L’impotenza di prima, di allora (quando doveva decidere “ciò che volevo fare da grande”), e ancor più l’impotenza di ora (“altra scelta non ci sarà”). La morte è sempre più un evento concreto, constatato ogni giorno sui giornali (“leggo di miei coetanei che muoiono all’improvviso”).

In tutta la poesia traspare l’autocondanna dell’io che, senza averlo “deciso”, si è lasciato trascinare in una lunga grigia mediocrità.

Giovanni Giudici (1924-2011) è stato uno dei grandi poeti italiani del Novecento.

L’immagine è di Ferdinand Hodler, Sera d’autunno, 1893. L’ho scaricata da Google-Immagini