MARINO MORETTI, La Madonna del Sassoferrato

BATTISTA SALVI detto IL SASSOFERRATO, Madonna addolorata
In mezzo a vecchie carte un bel “santino”
oggi ritrovo: il volto addolorato
d’una Madonna del Sassoferrato
tutta chiusa in un bel manto turchino.
Dietro il foglietto che ha un odor di cera
si legge: Per ricordo di Vincenza
e di Ginevra Piàttoli. Indulgenza
di 100 giorni. E il titolo: PREGHIERA
O Vincenza, o Ginevra, o mie padrone
di casa (finalmente vi ritrovo
nella memoria), fate ch’io di nuovo
sia da voi, nel vostro eremo, a pensione.
Fate ch’io viva nella stanza in cui 
mi facevan compagnia tanti ritratti 
e ch’io carezzi il pelo ai vostri gatti
e ch’io ritorni un po’ quello che fui.
Dal giorno che mi deste per saluto
questa Madonna del Sassoferrato
oh se sapeste come son mutato!
come mi son perduto!
Dal giorno triste della mia partenza,
dal giorno in cui ridendo io vi lasciai
non seppe acquistar mai
un giorno d’indulgenza.
Dolce la stanza invasa
dalle prime ombre, e a me lenta venia
il metro della vostra salmodia
da un’altra stanza buia della casa.
Nulla mutaron nella vostra vita 
gli anni che sguscian facili nell’ombra 
quando un lume basta alla penombra
e la discesa è quasi una salita,
ma colui che ama solo il suo passato 
vi pensa e piange con dolente metro
e legge … legge il vostro nome dietro
l’immaginetta, il santino slavato,
ch’è la Madonna del Sassoferrato.

Lo confesso: mi piacciono le Madonne del Sassoferrato. Trovo che siano bellissime, commoventi.

Poi le hanno trasformate in santini dai disegni e colori elementari, e sono diventate stucchevoli. Per forza: i santini devono parlare semplicemente a cuori semplici.

Nella poesia il poeta ha a che fare con un santino, appunto; ha a che fare con cose “buone”, fedi semplici, ricordi dolci della lontananza. Quanto basta per scatenare la sua ironia, anche se commossa.

Già il cognome delle due “signorine” è tutto un programma. E la situazione, tutta decadente: il giovane pensionante a casa delle due zitelle; loro devotissime, dolci e buone – mentre lui, il poeta pigionante, è un giovane un po’ scapestrato, un po’ insolente, però, in fondo, buono anche lui, via!

Su quel santino può lasciarci anche una lacrima. “Con dolente metro”, però. Solo tramite la poesia.