
In mezzo a vecchie carte un bel “santino” oggi ritrovo: il volto addolorato d’una Madonna del Sassoferrato tutta chiusa in un bel manto turchino.
Dietro il foglietto che ha un odor di cera si legge: Per ricordo di Vincenza e di Ginevra Piàttoli. Indulgenza di 100 giorni. E il titolo: PREGHIERA
O Vincenza, o Ginevra, o mie padrone di casa (finalmente vi ritrovo nella memoria), fate ch’io di nuovo sia da voi, nel vostro eremo, a pensione.
Fate ch’io viva nella stanza in cui mi facevan compagnia tanti ritratti e ch’io carezzi il pelo ai vostri gatti e ch’io ritorni un po’ quello che fui.
Dal giorno che mi deste per saluto questa Madonna del Sassoferrato oh se sapeste come son mutato! come mi son perduto!
Dal giorno triste della mia partenza, dal giorno in cui ridendo io vi lasciai non seppe acquistar mai un giorno d’indulgenza.
Dolce la stanza invasa dalle prime ombre, e a me lenta venia il metro della vostra salmodia da un’altra stanza buia della casa.
Nulla mutaron nella vostra vita gli anni che sguscian facili nell’ombra quando un lume basta alla penombra e la discesa è quasi una salita,
ma colui che ama solo il suo passato vi pensa e piange con dolente metro e legge … legge il vostro nome dietro l’immaginetta, il santino slavato,
ch’è la Madonna del Sassoferrato.
Lo confesso: mi piacciono le Madonne del Sassoferrato. Trovo che siano bellissime, commoventi.
Poi le hanno trasformate in santini dai disegni e colori elementari, e sono diventate stucchevoli. Per forza: i santini devono parlare semplicemente a cuori semplici.
Nella poesia il poeta ha a che fare con un santino, appunto; ha a che fare con cose “buone”, fedi semplici, ricordi dolci della lontananza. Quanto basta per scatenare la sua ironia, anche se commossa.
Già il cognome delle due “signorine” è tutto un programma. E la situazione, tutta decadente: il giovane pensionante a casa delle due zitelle; loro devotissime, dolci e buone – mentre lui, il poeta pigionante, è un giovane un po’ scapestrato, un po’ insolente, però, in fondo, buono anche lui, via!
Su quel santino può lasciarci anche una lacrima. “Con dolente metro”, però. Solo tramite la poesia.
