
poesie 2006-2012
In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità
a me ricordava la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa […]
(Fabrizio de André, Il suonatore Jones)
a Lella, naturalmente
1.
possiamo condividere gli amori
le allegrie le vendette i malumori
le fantasie i sospetti ed i rancori –
solo nella paura siamo soli –
2.
la tramontana ha trascinato
la nebbia lontano – dove chissà –
certo verso l’inverno venturo –
vedremo che cosa abbiamo imparato
quanto raccolto preteso
accattato per il futuro –
3.
sostenere che ognuno
è artefice
della propria vita –
e rendersi conto che altri –
destino demiurgo o dna –
è l’unico che sa
domani che giorno farà –
4.
il basilico del davanzale
è appassito – per un po’
ho scordato d’innaffiarlo –
ci lasciano così le cose
se ne perdiamo la cura –
ci lasciamo andare – così –
se nessuno ha per noi
attenzioni e premura –
5.
Le tue braccia negate
come a un croco l’estate
(e musica che richiama
e musica che allontana)
la tua assorta vicinanza
la tua distanza –
6.
non rinnegherò le briciole che ho avuto
erano l’unico pane – è durato
finché ha potuto – e comunque
m’ha risolto la fame
per qualche minuto –
7.
“per la fame avevo il dizionario
per la sete i logaritmi” (E.D.)
e per la mancanza? a quella sopperiva
la speranza – non ho familiarità
con i ricordi – si frantuma
il passato in schegge indefinite
quanto al futuro
restano le insidie –
terra di nessuno aperta
alle probabilità –
e mai si sa
a quale improvvida combinazione
– se 5 G o 7 A –
la nave affonderà –
8.
in auto sull’Arginotto –
là c’era un tempo
in cui s’andava a viole
in bicicletta
lungo i fossi
assediati adesso
dalla zona industriale –
un frammento
di questa vita a scatti
irta di minutaglie
non di gesti estremi
o tonanti battaglie –
9.
metterò le mani in seconda
cercando di starmene buona –
è sempre tempo di scuola
tempo di silenzio e occhi bassi
di occhi di maestra
fissi –
ma – sotto –
rabbie covate rimbrotti
confortanti rivolte
braci sepolte –
10.
non dovrebbero spaventarmi
i silenzi ne conosco
i trucchi i taciuti
nonsensi – aspettavamo
questi momenti dilatandoli
occultandoli
dietro ritmi sincopati
oltre l’assolo dei fiati –
11.
quale sia la vita vera
io non lo so – si vive
come si può – smarginando
talvolta per brevi contorni
irrisolti – suggendo talaltra
sparsi ricordi altrui – e sorridendo
di ciò ch’è solo un momento
e più non sarà –
l’acqua ritrova sempre
gli abbandonati
argini dopo la
golenale
circoscritta ansia
di libertà –
12.
non ho sommato debiti
dei crediti non m’importa –
pareggiare i conti è prepararsi
al commiato – nessuno
reclamerà – nessuna voce
schiuderà appuntamenti irrisolti –
quante volte ho negato
prima dell’aurora
e in quanti eluderanno l’appello
senza saperlo – ancora
13.
nelle foto da bambina
ho sempre l’aria un po’ smarrita
forse dall’apparecchio
o dalla vita
intuita
nei suoi contorni smarginati
un’aria seria e triste
anche in braccio a mamma
o a papà
come se quelle braccia solide
non promettessero stabilità –
14.
sono un ulivo contorto
con salde radici – ma
il cuore ho di quercia
e sogni
di tamerici –
15.
scrivere non è forse vita
ma vivere è spesso
una mal riuscita
partita –
16.
la foglia cade
cade e chi sa
se nel fondo del cuore
il suo sia sollievo
o incredulità –
17.
mi accusavi di pensare in piccolo
di non avere che sogni modesti –
detesto gli orizzonti troppo vasti
rispondevo citando
un poeta che non dico –
la gonna di Jenny
un’ape ronzava
avrei potuto scacciarla
ma un’ape porta l’estate
anche a quest’indifese
coordinate – l’ho lasciata
fare – ingialliscono le foglie
cessato è il ronzio soffia tramontana
eppure l’estate non è così lontana
da non sentirne un prurito netto
di puntura d’insetto –
