INDICE:
LO STEMMA IL GONFALONE
I PORTICI
I CANALI
LE TORRI
PIAZZA MAGGIORE:
– Basilica di San Petronio
– Palazzo dei Notai
– Palazzo d’Accursio
– Palazzo del Podestà
– Palazzo dei Banchi
PIAZZA DEL NETTUNO:
– Palazzo di re Enzo
– Fontana del Nettuno

La città è Bologna.
La regione è l’Emilia Romagna, di cui Bologna è capoluogo.
La pianura è la parte meridionale della pianura padana.
Le colline sono i primi rilievi collinari dell’Appennino tosco-emiliano.
Bologna si trova fra il fiume Reno e il torrente Sàvena che la bagnano a est e a ovest.
Un fitto sistema di canali, in cui erano convogliate le acque dei due fiumi, si diramava in tutta la città; ora sono stati quasi completamente coperti.
Il suo centro storico è fra i più estesi d’Italia.
Il centro di Bologna si trova a 54 metri s.l.m.
Gli abitanti sono poco più di 390.000.
La targa è BO.
Il nome etrusco della città era Fèlsina, quello romano Bononia.
Il patrono è san Petronio.
Il giorno festivo è il 4 ottobre.
Gli abitanti sono chiamati bolognesi, felsinei o petroniani.
La sua Università, fondata nel 1088, è la più antica del mondo.
I soprannomi della città sono la dotta, la grassa, la rossa:
- La dotta, per l’Università millenaria;
- La grassa, per il suo cibo appetitoso e ricco di grassi;
- La rossa per il colore dei suoi mattoni e quindi dei suoi edifici.
I suoi portici sono stati riconosciuti dall’Unesco patrimonio dell’umanità nel 2021.
Il 2 agosto 1980 una bomba esplose alla stazione di Bologna causando 85 morti e oltre 200 feriti. Il fatto è passato alla storia come “la strage di Bologna”.

Lo stemma il gonfalone

Lo stemma della città è uno scudo ovale diviso in quattro parti: due contengono una croce rossa su sfondo bianco; le altre due la scritta LIBERTAS in color oro su sfondo azzurro. Il tutto è sovrastato da una testa di leone.

Il Comune fa uso, nelle cerimonie ufficiali, del gonfalone che è decorato delle seguenti medaglie:
- Medaglia del Risorgimento;
- Medaglia d’oro al valor militare per la lotta partigiana;
- Medaglia d’oro al valor civile (per la risposta della cittadinanza alla strage del 1980)
I PORTICI – Bene protetto dall’UNESCO
Bologna è la città dei portici: oltre 38 km nel solo centro storico.
Li si trova in quasi tutte le vie e la loro origine risale al tardo Medioevo: poiché la popolazione era sempre più numerosa, era diventato necessario sfruttare al massimo gli spazi e aumentare la cubatura delle case, espandendo i piani superiori.
Dapprima furono creati dei pali verticali in legno con travature, per sorreggere l’ampliamento, successivamente dei portici, sorretti da colonne in pietra o mattoni.




Come in altre città vicine, i portici consentono di percorrere buona parte delle strade cittadine al riparo da intemperie.
Ma sono stati sempre anche un mezzo per l’espansione di attività commerciali e artigiane.
I CANALI



Il sistema dei canali di Bologna venne creato nel corso del medioevo allo scopo di condurre l’acqua in città.
Oltre a fornire energia idraulica per le attività artigianali e industriali, la rete dei canali favorì lo sviluppo della navigazione e quindi dei traffici commerciali.
Nel ‘900, l’abbandono progressivo dell’utilizzo dell’acqua come forza motrice e come via di comunicazione, portò alla progressiva copertura dei canali, che però continuano a scorrere sotto la città.
Il Canale di Reno fu creato nel XII sec. e deve il nome al fiume Reno, da cui riceve l’acqua. Quando il canale entra in città, vicino a via Marconi, si separa in due rami: il Canale del Cavaticcio ed il Canale delle Moline.
Nel suo percorso scoperto, a partire da via Malcontenti, rinchiuso tra le case, in passato il Canale delle Moline è rimasto a lungo nascosto.



Quanto sia stato intelligente tombare i canali di Bologna, lo abbiamo visto in questo autunno del 2024…
Eppure Mario Tozzi, geologo del Cnr, aveva avvisato pochi anni fa:
Sotto il loro suolo [delle città italiane] scorrono dei corsi d’acqua che a partire dagli anni Trenta sono stati progressivamente tombati per costruirci sopra. Ma i fiumi devono avere la possibilità di respirare, di sfogarsi. Se li restringiamo in piccoli canali è la fine. Sotto la città di Napoli, ad esempio, scorre il Simeto, a Palermo il Kemonia e il Papireto, a Bologna il Reno. Tutti, sono delle potenziali bombe ad orologeria”.

Nel 1998 sono stati riaperti gli affacci dai ponti, sul tratto non interrato del canale, da via Malcontenti a via Oberdan.
In Via Piella, una traversa di Via Augusto Righi, si trova un piccolo scorcio dalla famosa Finestrella di via Piella.
Anche dal ponte di via Malcontenti si vede un tratto del canale delle Moline.

LE TORRI

Le torri nobiliari di Bologna, di origine medievale, sono il simbolo della città. Del centinaio che svettava nei tempi antichi, ne restano 17.

Le più note sono la torre degli Asinelli e la torre della Garisenda.
La torre della famiglia Asinelli è alta poco più di 97 metri; quella della Garisenda era di 60 metri, poi è stata scapitozzata e ora ne misura solo 48.
Edificate entrambe nel XII secolo da nobili ghibellini, la Garisenda, avendo problemi di staticità, pende. Negli ultimi tempi la situazione si è aggravata. Essa fu citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia:
«Qual pare a riguardar la Garisenda
'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
sovr'essa sì, che ella incontro penda
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare ...»
(Inferno, XXXI, 136-140)
Altre torri superstiti sono la torre Azzoguidi, nella via che costeggia il duomo (61 metri), e la vicina Torre Prendiparte, alla fine di via Sant’Alò (60 metri).



PIAZZA MAGGIORE

Intorno alla piazza si trovano principali monumenti, in quello che è un vero centro medievale e rinascimentale:
- La Basilica di San Petronio, imponente;
- Il Palazzo dei Notai;
- il Palazzo d’Accursio;
- Il Palazzo del Podestà, Il più antico, chiude la piazza a nord, risale al 1200 ed è sormontato dalla Torre dell’Arengo;
- Il Palazzo dei Banchi.

La parte centrale è caratterizzata da una piattaforma rettangolare pedonale, soprannominata “il Crescentone”, costruita nel 1934. Si tratta di un rialzato di 15 cm costruito in granito bianco, grigio e rosa. Il nome deriverebbe dalla crescente, la tipica focaccia bolognese con i ciccioli.
Qui c’era un terreno erboso: nell’anno 1200 il Comune decise di costruirvi una piazza che, da un lato, avrebbe dovuto rappresentare l’importanza dell’istituzione comunale e, dall’altro, riunire le varie attività cittadine (scambi, commerci e servizi di vario genere). Infatti la piazza divenne sede di mercato.
È stata una delle primissime piazze ad essere costruita in Italia e fu un’idea innovativa per quell’epoca.
Infatti, dai tempi dell’Impero Romano, queste attività venivano normalmente gestite all’interno di basiliche e fori. Invece, in quel periodo in Italia si ritornò al concetto di “piazza” come luogo pubblico d’incontro e aggregazione.
GLI EDIFICI INTORNO ALLA PIAZZA
Basilica di San Petronio

Di Petronio, vescovo di Bologna in un periodo fissato fra il 431 e il 450, si hanno pochissime testimonianze storiche: di sicuro fu in contatto con Ambrogio, vescovo di Milano, ed ebbe varie cariche civili prima dell’episcopato. Ma le leggende tramandano soprattutto di una solerte sua attività a beneficio della città, di un viaggio a Gerusalemme da cui riportò tante reliquie, di una sosta a Costantinopoli presso l’imperatore Teodosio che gli avrebbe dato garanzie circa la libertà di Bologna e la concessione di fondare lo Studium, cioè l’Università. Con un tale curriculum, non stupisce che egli sia diventato patrono della città. E le leggende contengono sempre un fondo di verità.
Gotica e imponente, la basilica di San Petronio, dedicata al patrono della città, fu edificata, sotto la direzione di Antonio di Vincenzo, per volere del Comune dal 1390, ma mai completata. Lo si vede soprattutto nella facciata, ornata da marmi bianco e rosa, ma la parte superiore è allo stato di una muraglia, irta di mattoni che sporgono e che erano destinati a sostenere un rivestimento marmoreo che non ci fu mai.


Al centro della facciata, la Porta Maggiore è un capolavoro di Jacopo della Quercia. Lungo i pilastri che reggono l’architrave, sono dieci formelle con storie dell’Antico Testamento. Nella lunetta centrale, una straordinaria Madonna col Bambino, affiancata da sant’Ambrogio, a sinistra, e da san Petronio che regge il modellino della città, a destra.


Le due porte laterali, iniziate nel 1518, presentano sculture pregevoli, ma lontanissime dal genio di Jacopo.
Nella lunetta del portale di sinistra, è scolpita una Resurrezione di Cristo, di vari autori; in quella del portale di destra, una drammatica Deposizione dalla croce di Amico Aspertini.
INTERNO

L’interno è diviso in tre navate; nelle minori si aprono 22 cappelle decorate da diversi artisti. Le cappelle hanno tutte la stessa dimensione, la pianta quadrata, e sono chiuse da belle transenne marmoree o da artistiche cancellate.
La più bella è la Cappella dei Magi, completamente affrescata.
Imperdibile è la meridiana dell’astronomo Giovanni Domenico Cassini che percorre la navata centrale.
NAVATA SINISTRA, le cappelle
Si parte dall’ingresso e nomino solo le cappelle più importanti.
1. Cappella di S. Abbondio. Nelle pareti, affreschi di Giovanni da Modena: a dx la Redenzione dal peccato originale, a sin. Il trionfo della Chiesa sulla Sinagoga.
Tra la 1° e la 2° cappella: Croce di Porta Ravennate, una delle quattro che la leggenda dice siano state messe da san Petronio a protezione della città. Scolpita nel 1159, raffigura da un lato il Crocefisso, dall’altro Cristo benedicente.
2. Cappella di San Petronio. Bellissimo esempio del barocco bolognese. Vi sono conservati i reliquiari del capo e del corpo di san Petronio.

Sulla parete tra la terza cappella e la seguente, Giovanni da Modena affrescò il bellissimo, gigantesco San Cristoforo.
Sotto l’affresco, due pregevoli orologi del ‘700: uno segna il tempo medio, l’altro il tempo solare.
4. Cappella dei Magi




Straordinaria è la Cappella dei Re Magi, completamente affrescata da Giovanni da Modena. Nella parete dx, in 8 riquadri, è raffigurato il Viaggio dei Magi, dall’Oriente a Betlemme e ritorno. Nella parete sin., in alto, Il Paradiso, in basso l’Inferno. L’Inferno riprende quello dantesco, è diviso in bolge dove sono tormentati i peccatori, fra cui re, papi e cardinali.
Nella parete dell’altare, sopra la vetrata, è dipinta L’elezione di san Petronio a vescovo di Bologna. La volta è azzurra a stelle d’oro. Le vetrate furono realizzate agli inizi del ‘400.


5. Cappella di San Sebastiano. Da vedere i banchi intarsiati e la vetrata, opere della fine del ‘400; il bellissimo il pavimento in maioliche faentine


7. Cappella di S. Giacomo.

Da vedere la ricca transenna marmorea e il quadro d’altare di Lorenzo Costa, La Madonna col Bambino e i SS. Giacomo, Girolamo, Sebastiano e Giorgio. Interessanti sono i due monumenti sepolcrali della famiglia Baciocchi: a dx, quello dedicato a Felice Baciocchi e alla moglie Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone; a sin., quello dedicato ai loro figli, morti bambini.

MERIDIANA


Tra la settima e l’ottava cappella comincia la Meridiana di Gian Domenico Cassini, gigantesco strumento scientifico: il suo autore riuscì a far passare con grande precisione la linea mediana fra i piloni della chiesa. La lunghezza della Meridiana è di 66,8 metri e corrisponde alla 600 millesima parte del meridiano terrestre.
Nella quarta volta della navata sin., egli pose il foro gnomico, d’ingresso per la luce solare, a 27,07 metri dal pavimento (l’altezza risultava pari a mille once del piede regio di Parigi, l’unità di misura più usata per gli strumenti di precisione).
La meridiana misura il tempo con precisione e dà informazioni sull’anno solare e il calendario astronomico.
La sua principale funzione è indicare il mezzogiorno; infatti, ogni giorno a mezzogiorno solare, il punto luminoso, che proviene dal foro gnomico, si riflette sul meridiano locale, segnato sulla linea di bronzo.
Essa determina anche le date degli equinozi e dei solstizi. È la più lunga meridiana del mondo.


Dopo l‘ultima cappella, nella navata, è posta la statua bronzea del cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, opera di Giacomo Manzù (1954).
Altare Maggiore

Sull’altar maggiore, Crocefisso in legno del ‘400, sormontato da una grande tribuna, costruita nel 1548 su disegno del Vignola.
Dietro l’altare c’è il coro, con 85 stalli nell’ordine superiore e 47 in quello inferiore, costruito a metà ‘400, ornato da intagli e tarsie prospettiche.
A destra e a sinistra dell’altare, in alto, due splendidi organi: quello di dx di metà ‘400, con magnifici intagli gotici dorati; di fronte, l’organo di un secolo dopo.


Nella navata destra, in un loculo sotto l’organo, è un Compianto di Cristo morto, in terracotta policroma, opera di Vincenzo Onofri.
Il gruppo ricorda il Compianto famoso di Niccolò dell’Arca nel chiesa di Santa Maria della Vita, ma senza quella drammaticità.
NAVATA DESTRA, le cappelle
Si comincia dalla cappella prospiciente l’altare che – per continuazione della numerazione precedente – è la n. 12.

14. Cappella di S. Antonio da Padova.
Sull’altare, ricco di marmi, la statua di Sant’Antonio di Girolamo da Treviso.
Sulle pareti laterali, ciclo di pitture a chiaroscuro con le Storie del Santo del 1526. Bellissime le vetrate.

15. Cappella del SS. Sacramento. La transenna marmorea risale al 1524. L’ancona di marmo è del Vignola (1548). Si veda il ricchissimo tabernacolo in pietre dure del 1633. Straordinari gli stalli intarsiati nel 1521.
17. Cappella di S. Girolamo. La transenna di arenaria risale al 1543. Sull’altare, San Girolamo di Lorenzo Costa. Alla parete sin. la Madonna col Bambino, terracotta del 1543.
18. Cappella di S. Lorenzo. Sull’altare notevole Pietà di Amico Aspertini; a sin., bel Crocifisso in legno del 1462.

19. Cappella della Santa Croce. Bella la chiusura marmorea con grate di ferro, eseguita da Albertino Rusconi da Mantova nel 1483; sull’altare un Crocefisso molto espressivo di inizio ‘500.
Magnifica la vetrata del 1466: nella rosa è rappresentato il Cristo, nelle bifore l’Annunciazione e Santi.
20. Cappella di S. Ambrogio. Nella parete dell’altare, bellissimo polittico affrescato, in parte rovinato, opera lombarda di metà ‘400: al centro, S. Ambrogio fra due Santi guerrieri; in alto, la Pietà e l’Annunciazione. Nella rosa della vetrata di fine ‘400, S. Ambrogio.

21. Cappella di Santa Brigida.
Sull’altare, bel polittico su tavola, Madonna con Santi, di Tommaso Garelli: si noti, al centro della predella, S. Petronio, che sorregge il modellino della città di Bologna (inconfondibile il profilo della Torre Garisenda). Sulle pareti, notevoli affreschi votivi (1420 c.).

22. Cappella della Madonna della Pace. Entro un’ancona del ‘700, è la Madonna col Bambino, in marmo, eseguita nel 1394 da Giovanni Ferrabech e collocata originariamente sul basamento della facciata; nella parete sin., una quattrocentesca statua in cotto rappresenta la figura supina di un soldato. Secondo la leggenda, il soldato avrebbe colpito l’immagine della Madonna, quando si trovava all’esterno della chiesa, restando poi privo di sensi; condannato a morte, si salvò miracolosamente.
Prima di uscire dalla chiesa, si vedano gli ornati delle tre porte: la centrale ha, in alto, le statue delle tre Virtù teologali (Fede, Speranza e Carità); quella di sin., le statue del Padre Eterno e l’Annunciazione; quella di dx, Adamo ed Eva di Alfonso Lombardi.
Palazzo dei Notai


Il Palazzo fu voluto dalla importante Società dei Notai, come propria sede nel cuore della città. Costruito in due tempi (la parte verso la basilica, a partire dal 1381; quella verso Palazzo d’Accursio dal 1437), e modificato nel corso dei secoli, fu pesantemente “restaurato” nel 1908 da Alfonso Rubbiani.
Sullo stemma della facciata sono raffigurati tre calamai con tre penne d’oca, simbolo della Società.
Le sei finestre adornate con colonne di marmo bianco, molto eleganti, vennero realizzate da Antonio di Vincenzo, l’architetto di San Petronio.
Gli interni custodiscono splendidi affreschi del ‘400 che rappresentano l’Incredulità di san Tommaso e lo stemma della Società, dipinto su uno sfondo rosso circondato da gigli.
Palazzo d’Accursio o Palazzo Comunale.

È costituito da un insieme di edifici che, nel corso dei secoli, sono stati via via uniti a un nucleo più antico, acquisito dal Comune alla fine del Duecento, e che comprendeva anche l’abitazione di Accursio, maestro di diritto nello Studio bolognese, da cui il nome. È sede del Comune della città ed è costituito da nuclei ben distinti.
A sinistra, si trova il complesso più antico. La parte di destra è in stile gotico ed ha un ingresso trionfale.

La facciata su Piazza Maggiore è riccamente adornata: oltre che dal maestoso portale cinquecentesco, sopra al quale si trova la statua bronzea di Gregorio XIII, dalla grande finestra a balcone realizzata dall’Alessi nel 1553. Ma il capolavoro resta la Madonna di Piazza con Bambino, opera in terracotta di Nicolò dell’Arca.
Il palazzo si può visitare. Salendo lo scalone bramantesco, al primo piano si visitano la Sala d’Ercole e la Sala del Consiglio Comunale; al secondo la Cappella e la Sala Farnese. Nell’edificio hanno sede le Collezioni Comunali d’Arte di Bologna.





Sulle pareti prospicienti la Fontana del Nettuno, è possibile trovare i riferimenti per le antiche unità di misura bolognesi e il Sacrario dei partigiani:
- Una lapide in marmo riporta le antiche unità di misura utilizzate a Bologna (la più importante era il piede bolognese, di circa 38 centimetri). Queste misure erano esposte pubblicamente in modo che tutti potessero verificarle, essendo la piazza sede del più grande mercato cittadino.
- Il Sacrario commemora i caduti partigiani della Guerra di Resistenza a Bologna e provincia. Il memoriale è composto da tre grandi cornici contenenti più di 2.000 formelle in vetroceramica. Ciascuna di esse riporta il nome di un partigiano caduto, spesso accompagnato dalla fotografia.



Da piazza Nettuno si accede all’ex Sala Borsa, oggi sede della biblioteca comunale multimediale. Da ammirare il pavimento di cristallo che lascia intravedere resti archeologici tra il II sec. a.C. e il XVI sec. (tra cui quelli di una basilica romana).
Una curiosità: la parola “bancarotta” trae le sue origini proprio da questa sala. Qui i banchieri avevano ognuno un proprio banchetto in legno. Quando fallivano, c’era la bizzarra usanza di rompere il tavolo a martellate.
Palazzo del Podestà

Il Palazzo del Podestà chiude la piazza a nord. Costruito nel 1201, fu ristrutturato nel ‘400 dai Bentivoglio, signori della città.
Il palazzo è un grande complesso architettonico, attraversato da due strade che si incrociano sotto il Voltone del Podestà.

È sormontato dalla Torre dell’Arengo, il campanile civico; il suono della sua campana chiamava il popolo a raccolta. Alta 47 metri, la Torre è un vero capolavoro d’ingegneria, poiché non poggia a terra, ma sul Voltone.
Sotto il Voltone, provate a mettervi con il viso rivolto verso uno dei quattro pilastri e parlate; la persona che si trova nell’angolo opposto, sentirà chiaramente la vostra voce. È un fenomeno acustico effetto della fisica: il suono, infatti, si riflette sulla superficie della volta e viene trasportato da un pilastro all’altro. Si pensa che, grazie a ciò, i sacerdoti potessero confessare gli appestati senza avvicinarsi.
Palazzo dei Banchi

Si erge a est della piazza. Progettato nel XVI secolo dal Vignola, il Palazzo sostituì le povere costruzioni preesistenti, rispettando tuttavia gli sbocchi delle vecchie strade che confluivano verso il mercato. Più che un palazzo, è una quinta scenografica: vi si aprono quindici archi.
Due di questi danno accesso a via Clavature e a via Pescherie vecchie.
Il suo nome deriva dall’antica presenza di banchi di cambiavalute nei negozi sotto ai portici. Il portico sottostante è soprannominato dai bolognesi “Pavaglione“(da una voce dialettale che significa “padiglione”) e per secoli fu la sede dei commerci dei bachi da seta.

PIAZZA DEL NETTUNO

È stata creata nel 1564 per dare risalto alla statua del Nettuno, cui deve il nome; è il risultato dell’ampliamento dello spazio esistente tra Palazzo d’Accursio e Palazzo del Podestà, tramite l’abbattimento di vecchi fabbricati.
Da un lato della Piazza si trova la Sala Borsa, Biblioteca Civica Multimediale, dall’altro, accanto al Palazzo del Podestà, si affaccia il Palazzo Re Enzo. Al centro, la fontana del Nettuno.
Palazzo di re Enzo

Costruito tra il 1244 e il 1246, è chiamato anche Palatium Novum, perché fu aggiunto in un secondo momento al Palazzo del Podestà.
Il nome con cui è noto, invece, è di derivazione storica: per 23 anni fu la prigione di Re Enzo di Sardegna, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia; re Enzo fu catturato dopo la battaglia di Fossalta, nel 1249, che decretò la vittoria dei bolognesi sulle truppe imperiali. In questo palazzo, nel 1272, re Enzo morì.
Il Palazzo fu sottoposto, nel 1905, a consistenti rifacimenti , che vollero ripristinarne l’aspetto gotico, ma era un gotico inventato, di gusto romantico: furono costruite le merlature, le arcate del pianterreno e la scala quattrocentesca. Ne è risultato un falso seducente.
Fontana del Nettuno

Uno dei più noti monumenti di Bologna, la fontana del Nettuno è sita nell’omonima piazza, di fronte al Palazzo di Re Enzo.
Realizzata nel 1566 dal Giambologna, l’opera, costruita in marmo e bronzo, fu voluta da Papa Pio VI per celebrare il proprio potere.
La scultura poggia su una base di tre gradini, al di sopra dei quali è collocata una vasca in marmo di Verona. Al centro della vasca, lo zoccolo è fiancheggiato alla base da alcuni emblemi pontifici, quattro nereidi (ninfe del mare) che si sorreggono i seni da cui sgorga l’acqua, e quattro putti che reggono delfini: il riferimento allegorico è ai quattro fiumi che simboleggiavano le quattro parti del mondo (Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio).

Al centro del piedistallo si erge maestosa la figura di Nettuno, dio del mare; la statua è alta circa 3 metri e 20 cm. Il Nettuno tende la mano sinistra contro il vento, quasi volesse placare i flutti. Allegoria voluta dal papa: come Nettuno è padrone del mare, così il pontefice domina su tutte le terre.
La nudità della statua e la lascivia delle ninfe che abbelliscono la fontana, suscitò non poche critiche nei secoli passati, soprattutto da parte della Chiesa. Innegabile però è la carica erotica delle figure femminili che sprizzano acqua dai seni, e del Nettuno stesso. Il dio del mare, se guardato da tergo collocandosi sulla pietra nera (detta «della vergogna», posta ai piedi della scalinata d’ingresso alla Biblioteca Salaborsa), sembra ancora più virile per via di una curiosa illusione ottica dovuta alla sporgenza del pollice della mano sinistra.


Archiginnasio

Alla fine del portico del Palazzo dei Banchi, comincia il portico dell’Archiginnasio, la sede medievale dell’Università di Bologna, e ora una delle più fornite biblioteche italiane ed europee.
Il palazzo fu costruito nel 1562, ed è ricchissimo di storia e opere d’arte: come il complesso araldico murale (che si compone di più di 6.000 stemmi studenteschi), e il teatro anatomico: sala a forma di anfiteatro dedicata allo studio dell’anatomia, costruita in legno d’abete nel 1637, con soffitto a cassettoni, decorata con statue di illustri medici del passato e di modelli anatomici dell’artista Ercole Lelli.

E con questo monumento che, per la vicinanza, può essere considerato parte di Piazza Maggiore, termino questo primo percorso di Bologna. Restano molti altri aspetti che affronterò in un prossimo percorso.
Alcune fotografie sono state scattate da Svetlana Dmitrieva, che ringrazio; altre le ho scaricate da Google-Immagini.
Testi e siti di riferimento:
CARLO DEGLI ESPOSTI e altri, Bologna alma mater studiorum, Bologna, s.i.d.
MARIO FANTI, La basilica di San Petronio, Bologna 2017
www.bolognawelcome.com
www.storiaememoriadibologna.it
www.bibliotecasalaborsa.it
