
La città è Mantova.
La regione è la Lombardia.
Il fiume è il Mincio.
Il Mincio si allarga a formare tre laghi: il lago Superiore, il lago di Mezzo, il lago Inferiore, che circondano Mantova da tre lati.
La pianura è la bassa Pianura Padana.
Mantova si trova a soli 19 m. sul livello del mare.
Gli abitanti di Mantova si dicono mantovani o virgiliani.
Il nome virgiliani deriva da Virgilio, il più grande dei poeti latini, che è nato poco lontano dalla città.
Virgilio, nel suo epitaffio, ha scritto: MANTUA ME GENUIT (Mantova mi diede vita).
Il nome latino della città era Mantua, e così è ancora nel dialetto mantovano.
I governanti della città e del territorio sono stati i Gonzaga.
Il governo dei Gonzaga durò circa 400 anni.
Gli abitanti della città sono circa 50 mila.
La targa della città è MN.
Il prefisso telefonico è 0376.
Il patrono è sant’Anselmo.
Giorno festivo è il 18 marzo.
Nel 2008 Mantova è stata proclamata dall’UNESCO, Patrimonio dell’Umanità.
La leggenda vuole che Mantova sia stata fondata dalla maga e indovina Manto (o da suo figlio Ocno), in fuga da Tebe. Ella, viaggiando in molte terre, pose infine la sua dimora in un’isola deserta del Mincio e vi fondò la città che – da lei – prese il nome.
Dante l’ha ricordata nell’Inferno, dove Virgilio racconta:
Suso in Italia bella giace un laco, a piè de l’Alpe che serra Lamagna sovra Tiralli, c’ ha nome Benaco. … Tosto che l’acqua a correr mette co, non più Benaco, ma Mencio si chiama fino a Governol, dove cade in Po. Non molto ha corso, ch’el trova una lama, ne la qual si distende e la ’mpaluda; e suol di state talor esser grama. Quindi passando la vergine cruda vide terra, nel mezzo del pantano, sanza coltura e d’abitanti nuda. Lì, per fuggire ogne consorzio umano, ristette con suoi servi a far sue arti, e visse, e vi lasciò suo corpo vano. Li uomini poi che ’ntorno erano sparti s’accolsero a quel loco, ch’era forte per lo pantan ch’avea da tutte parti. Fer la città sovra quell’ossa morte; e per colei che ’l loco prima elesse, Mantüa l’appellar sanz’altra sorte. (Inferno, XX)
Mantova e il Mincio
Il Comune di Mantova del XII sec. incaricò l’ingegnere Alberto Pitentino di organizzare un sistema di difesa della città, regolando il corso del fiume Mincio. Il Pitentino creò quattro laghi, a diversi livelli, che circondavano la città, rendendola di fatto un’isola: i nomi dei laghi sono Superiore, di Mezzo, Inferiore, Paiolo. Quest’ultimo, che si trovava verso sud, fu prosciugato nel corso del Settecento, trasformando Mantova in una penisola.
Sempre nell’età comunale fu tracciato il Rio, un canale che taglia in due la città, collegando il lago Superiore con quello Inferiore.
Camminando per la città, si scoprono splendidi affacci sul Rio.


Stemma di Mantova.
È composto da una croce rossa in campo bianco. Nel primo quarto superiore c’è l’immagine del grande poeta latino Virgilio, cinto d’alloro. Lo stemma è tipicamente guelfo, cioè anti-imperiale, come quelli di Milano e Genova.
Alla scoperta della città

Il centro storico di Mantova ruota attorno alle piazze Mantegna, Erbe, Broletto, Sordello; le quali scorrono una dopo l’altra, in un continuum di monumenti storici e artistici.
Cominciamo da piazza Mantegna sulla quale affaccia la magnifica Basilica albertiana.
Basilica di Sant’Andrea


È la chiesa più imponente e straordinaria della città.
Progettata da Leon Battista Alberti, fu costruita dal 1472, in puro stile rinascimentale. Vi furono poi interventi successivi e solo nel 1800 fu elevata la cupola, su disegni di Filippo Juvarra.
All’interno, fermatevi alla prima cappella a sinistra: è quella funeraria di Andrea Mantegna, il sommo pittore della Camera degli Sposi. Vi è conservato il suo monumento sepolcrale, la sua effigie in bronzo e un dolce suo quadro, “La Madonna e Gesù bambino con S. Elisabetta e S. Giovannino”. Nella cripta della basilica sono conservati i Sacri Vasi, con la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, portato a Mantova dal centurione romano Longino.

Usciamo dalla basilica e fermiamoci nella piazza di lato. È la
Piazza delle Erbe

Così chiamata perché, da sempre – ora non più, vi si svolgeva il mercato di frutta e verdura.
Vi si affacciano il Palazzo del Podestà, il Palazzo della Ragione con la Torre dell’Orologio, la Rotonda di San Lorenzo e la Casa del Mercante.



Rotonda di San Lorenzo
È la chiesa più antica della città. Fu costruita nel sec. XI, durante il dominio dei Canossa.
Notevole esempio di arte romanica, è a pianta centrale rotonda; conserva all’interno tracce di affreschi bizantini (secc. XI-XII) e un matroneo.
Di particolare importanza, la Madonna col bambino, terracotta policroma di Elia della Marra (sec. XV)
La Rotonda si trova a un livello più basso rispetto ai monumenti adiacenti perché, essendo stata per secoli inglobata in altri edifici, non ha subito il processo di stratificazione del resto della città.


Palazzo della Ragione


Fu edificato nel 1242, in epoca comunale, allo scopo di consentire le assemblee cittadine.
Fin da allora, il piano terreno ospitava numerose botteghe.
Al piano superiore, nell’ampio salone, veniva amministrata la giustizia.
Attraverso la lunga ripida scala, posta all’interno della Torre dell’Orologio, si raggiunge il salone alle cui pareti sono visibili resti di affreschi medievali del XII-XIII sec.
Il Palazzo è ora adibito a sede espositiva.

Torre dell’Orologio
È adiacente al Palazzo della Ragione.
La Torre fu costruita nel Quattrocento da Bartolomeo Manfredi, matematico e astrologo. L’orologio non segna le ore, ma i segni zodiacali, i giorni della Luna e la posizione degli astri.
Ed è in funzione dal 1473.


Casa del mercante
È una casa-bottega costruita nel 1455 per il mercante di tessuti Giovanni Boniforte da Concorezzo.
La facciata è decorata con motivi gotici e veneziani. Il portico è sostenuto da colonne in marmo rosso e sugli architravi sono incisi l’anno di costruzione e il nome del proprietario:
HANBONIFORT DA CONCHOREZO AFAT FAR QUESTA OPERA DELANO 1455 – IOHANESBONIFORT DE CONCORESIO HOC OPUS FIERI FECIT SUB ANNO DOMINI 1455. Sotto il portico, sopra l’ingresso della antica bottega sono inoltre scolpiti gli oggetti che il mercante vendeva: piatti guanti, cucchiai, coltelli, bilance.




Palazzo del Podestà.
Si trova sul lato settentrionale della piazza.
Al centro, che immette nel Sottoportico dei Lattonai, passaggio coperto che congiunge le piazze Erbe e Broletto.


Via Broletto


I portici di via Broletto.
Risalgono al Quattrocento.
La via Broletto congiunge piazza Mantegna a piazza Sordello.
A sinistra scorrono i portici, a destra affacciano le piazze Erbe e Broletto.

Piazza Broletto

Sorta alla fine del XII sec., dopo che la grande opera idraulica dell’ingegnere Alberto Pitentino, aveva sistemato i laghi e prosciugato le zone paludose, la piazza, in epoca comunale, era il centro della vita pubblica.
Sul lato meridionale si eleva il Palazzo del Broletto, edificato nel 1227 da Laudarengo Martinengo, podestà della città.
Rappresentò il centro amministrativo del comune di Mantova.
Fu collegato alla Casa del Massaro, con la costruzione dell’Arengario.


Virgilio in cattedra.
Sulla facciata che dà su piazza Broletto, c’è la statua duecentesca “Virgilio in cattedra”, nella quale il poeta, con la berretta dottorale, poggia le braccia al leggio. L’iscrizione dice “Virgilius Mantuanus poetarum clarissimus”.
La statua è detta in dialetto mantovano “la vecia”.

Torre del Broletto o del Podestà.
Sopra la casa Tortelli, si vede lo stemma del podestà Gabriele Ginori, che ricoprì la carica nel 1494.
È una copia: l’originale si trova al Museo della città in Palazzo San Sebastiano.


Casa Tortelli
Addossata alla Torre del Broletto, la costruzione venne realizzata agli inizi del Cinquecento, su concessione di Federico II Gonzaga, per un suo funzionario, Nicola Tortelli.
Sulla facciata si aprono due serliane a simulare una loggia. L’architetto fu probabilmente Giulio Romano.


L’Arengario
Costruito intorno al 1300, è a forma di grande arco a tutto sesto e svolge la funzione di collegamento del palazzo del Podestà con il Palazzo del Massaro, sede, in epoca comunale, dell’amministratore del Comune .
L’Arengario è una galleria di passaggio.
In alto, colonnine reggono degli archetti; sotto, due finestre trifore; più sotto il voltone decorato da pietra bianca e cotto rosso alternati.
Sotto il voltone, gli anelli di ferro che erano utilizzati per la tortura dei “tratti di corda”.
Voltone di San Pietro
Si trova alla fine di via Broletto e vi si passa per lasciare la città comunale ed entrare nella città vecchia, sede del potere dei Gonzaga.

Voltone di San Pietro
Detto “Porta di San Pietro”, era una delle tre antiche porte della prima cinta muraria della città.
Chiudeva l’accesso a Piazza San Pietro (ora Piazza Sordello), centro della civitas vetus (città vecchia).
Piazza Sordello
È la piazza del Palazzo Ducale, del Duomo e di altri importanti monumenti storici.
Dedicata al poeta Sordello da Goito, vissuto nel Duecento, che scrisse in lingua provenzale e fu celebrato da Dante nel Purgatorio, nel commovente incontro con Virgilio:

Venimmo a lei: o anima lombarda, come ti stavi altera e disdegnosa e nel mover de li occhi onesta e tarda! Ella non ci dicëa alcuna cosa, ma lasciavane gir, solo guardando a guisa di leon quando si posa. Pur Virgilio si trasse a lei, pregando che ne mostrasse la miglior salita; e quella non rispuose al suo dimando, ma di nostro paese e de la vita ci ’nchiese; e ’l dolce duca incominciava "Mantüa..." e l’ombra, tutta in sé romita, surse ver’ lui del loco ove pria stava, dicendo: "O Mantoano, io son Sordello de la tua terra!"; e l’un l’altro abbracciava.
Ciò che adesso è la piazza, fu probabilmente il primo nucleo urbano della città, costituendone il punto più alto. Ricordiamo: la maga Manto
vide terra, nel mezzo del pantano
Vide, cioè, un isolotto, che emergeva dall’acqua.
In quella che adesso è una piazza, crebbe la prima città e si riempì di edifici.
Ma nel Trecento, dopo che i Gonzaga ebbero preso il potere (1328), furono abbattute le numerose case-torri che vi sorgevano, spesso appartenenti a famiglie nobili rivali, così che il Palazzo Ducale vi potesse campeggiare solo, col duomo.
L’architettura predominante è medievale, con inserimenti settecenteschi, come la facciata del Duomo e il Palazzo Vescovile.
Vi sorgono, da sinistra, Palazzo Acerbi, Palazzo Bonacolsi-Castiglioni, Ca’ degli Uberti, Palazzo Bianchi o Vescovile; di fronte il Duomo e dietro, la casa di Rigoletto; a destra, dal fondo: Museo Archeologico, le varie moli di Palazzo Ducale; la Questura e la Domus romana.
Palazzo Acerbi

La famiglia Acerbi fu la prima proprietaria del palazzo. Poi venne abitato da Luigi Gonzaga, primo capitano del popolo.
L’edificio ora comprende:
- Palazzo Cadenazzi-Risi
- la Torre della Gabbia (la si vede nella sua interezza da via Cavour)
- la Cappella Bonacolsi

Palazzo Bonacolsi Castiglioni


Edificato nel Duecento da Pinamonte dei Bonacolsi, è stato l’antica dimora della famiglia Bonacolsi, che governò la città dal 1272 al 1328, quando le subentrò la casa Gonzaga.
Il palazzo è ancora dimora della famiglia dei conti Castiglioni, da cui discese Baldassarre Castiglione, uomo politico e studioso del Cinquecento, autore de Il Cortigiano.
Al piano terra, il portone d’ingresso originario, con grande arco a sesto acuto, bicolore e decorato con scudi con lo stemma dei Bonacolsi.
Ca’ degli Uberti


All’angolo fra piazza Sordello e vicolo Bonacolsi, fu eretto nel Duecento il palazzo degli Uberti, esuli da Firenze (ricordate il Farinata dantesco?). L’edificio, di forme tardogotiche, ha subito modifiche soprattutto nel Cinquecento.
Al suo interno, ci sono sale e soffitti decorati.
È proprietà privata. Ma nelle giornate del FAI a volte si può visitare.

Palazzo Bianchi o Vescovile

Eretto nel Settecento, abitato dalla nobile famiglia Bianchi, il palazzo ha uno scenografico scalone; i soffitti del primo piano sono stati affrescati dal grande pittore mantovano Giuseppe Bazzani.
L’ingresso ha due poderosi telamoni, che reggono una bella balconata marmorea.
Venduto alla Diocesi nel 1824, è ora la residenza del vescovo e accoglie gli uffici della Curia.
Nel 1967 il vescovo, Antonio Poma, fece ricavare nell’interrato un ambiente destinato all’Archivio Storico Diocesano.
Duomo

È dedicato a San Pietro. Iniziato nell’XI sec., ha subito tanti interventi successivi.
È un insieme architettonico suggestivo ed eclettico: il campanile è romanico, il fianco destro gotico, la facciata settecentesca, l’interno cinquecentesco.
La facciata stride col resto della piazza. Il marmo di Carrara è fuori luogo qui.
Al centro, sopra il timpano, si trova lo stemma del vescovo Antonio Guidi di Bagno, che volle il rifacimento della facciata; in cima furono erette le statue di otto santi, legati alla Chiesa mantovana. La prima a sinistra è Santa Speciosa, l’ultima la Beata Osanna Andreasi.


Guardate il fianco gotico in cotto rosso, coi suoi rosoni, pinnacoli e cuspidi; e guardate il campanile con le sue bifore e trifore, e una trifora trasformata in bifora, chissà perché. Sono fantastici!


L’interno è meno maestoso di Sant’Andrea, ma c’è l’incanto di Giulio Romano, il quale volle riprodurre, in scala, l’antica San Pietro in Vaticano: le cinque navate, le cappelle, le colonne corinzie, le volte, i cassettoni. Nel tempo, si è arricchito di opere d’arte.
La cupola fu affrescata nel 1605, con i nove Cori angelici, e Dio Padre al centro.
Casa di Rigoletto
In realtà è un edificio quattrocentesco che la fantasia popolare ha trasformato nella dimora del personaggio verdiano: Rigoletto, il buffone di corte.
La casa accoglie la scultura del Rigoletto, opera di Aldo Falchi, sistemata nel piccolo cortile interno.

Museo Archeologico Nazionale di Mantova

Un tempo fu teatro di Corte dei Gonzaga; poi “Mercato dei bozzoli” dei bachi da seta: se ne legge ancora la scritta in alto.
L’edificio è un notevole esempio di architettura paleoindustriale di fine ‘800.
Ora è stato trasformato in Museo Archeologico. Vi sono raccolti numerosi reperti provenienti dagli scavi nella provincia di Mantova.
Il simbolo del Museo sono diventati i cosiddetti “Amanti di Valdaro”, due scheletri del Neolitico, un uomo e una donna, rinvenuti abbracciati.
Palazzo Ducale

Riguardo a Palazzo Ducale, è forse più giusto parlare di “città-palazzo“, perché il complesso architettonico è costituito da numerosi edifici, collegati tra loro da corridoi e gallerie, ed arricchito da cortili interni, alcuni pensili, e vasti giardini. Infatti quasi ogni Duca faceva edificare una propria dimora, che si andava aggregando a quanto era stato costruito in precedenza.


Si formarono così diversi gruppi di edifici:
- Corte Vecchia: comprende gli edifici più antichi, su piazza Sordello, cioè la Magna Domus e il Palazzo del Capitano, uniti fra loro, nel Trecento, dalla larga facciata con portico (notate come le finestre sono diverse); qui vissero i Gonzaga fino a metà Quattrocento.
- Castello di San Giorgio: fa parte della Reggia; progettato da Bartolino da Novara, fu terminato nel 1406; è a pianta quadrata con quattro torri angolari e cinto da un fossato. Fu residenza preferita da Isabella d’Este. Al suo interno si trova la Camera degli Sposi, capolavoro di Andrea Mantegna.
- Domus Nova: edificata da Luca Fancelli, architetto toscano, a fine Quattrocento; vi si trova, fra le altre, la Sala degli Arcieri, con le tele di Rubens e Domenico Fetti.
- Corte Nuova: di fronte al lago, edificata da Giulio Romano nel 1536 per il duca Federico II, e successivamente ampliata dal Bertani. Affaccia sul Prato di Castello. Al suo interno sono la Sala di Manto, l’appartamento delle Metamorfosi, la Rustica. Affaccia sullo straordinario Cortile della Cavallerizza.
- Basilica Palatina di Santa Barbara, costruita dal Bertani.
La reggia dei Gonzaga ha più di 500 stanze, 7 giardini e 8 cortili; per estensione, è la seconda in Europa, dopo il Vaticano.
Già prima dell’avvento al potere dei Gonzaga nel 1328, erano stati edificati i primi nuclei del Palazzo (forse dai Bonacolsi), ma la storia della reggia si identifica con quella della famiglia che governò la città fino al 1707.





Tra i tanti appartamenti e le tante camere, celeberrima è la cosiddetta Camera degli Sposi (meglio sarebbe chiamarla Camera picta), affrescata da Andrea Mantegna; si trova nel Castello di San Giorgio e celebra la grandezza del marchese Ludovico Gonzaga. Molto celebre è anche l’Appartamento di Isabella d’Este, moglie di Francesco II, che contiene il celebre studiolo.
Altre sale imperdibili sono la Sala di Pisanello, Galleria della Mostra, la Sala degli Specchi, la Sala dei Fiumi, la Stanza dello Zodiaco, le stanze degli Arazzi. Solo per nominarne qualcuna.






Le piazze aperte della reggia
Palazzo Ducale è ricco di cortili e giardini, ma la maggior parte si vede solo se lo si visita.
Qui di seguito vi indico invece alcuni luoghi della Reggia aperti a chiunque.
Piazza Pallone (piazza Lega Lombarda)
Era chiamata piazza del Giardino, ora ha un altro nome, ma per tutti i mantovani resta piazza Pallone. All’interno c’è un giardino, alcune steli e lapidi – fra cui quella di Agnese Visconti, fatta decapitare qui dal marito, Francesco Gonzaga, nel 1391.

Vi si entra da piazza Sordello, attraverso l’androne del Palazzo del Capitano, decorato nel ‘400 con motivi araldici. La porta, a motivi bicolori, è meravigliosa.
Da due lati la piazza è racchiusa dalle mura di palazzo Ducale. Dietro il lato lungo c’è la sala di Pisanello.


Piazza Castello
È bellissima! Opera dell’architetto Gian Battista Bertani, è cinta da tre lati da portici rinascimentali. Una esedra sul lato meridionale, permette l’accesso al Castello di San Giorgio.
Vi si accede da piazza Sordello attraverso il monumentale ingresso affrescato, opera di Antonio Maria Viani.



Da piazza castello si accede alla piazzetta antistante la basilica di Santa Barbara, costruita sempre dal Bertani nella seconda metà del Cinquecento.
Piazza Santa Barbara
È una piazza affascinante, di una strana forma poligonale, molto scenografica. Opera dell’architetto Bernardino Facciotto, che la eresse nel 1581.
Su un lato vi sorge la facciata della basilica palatina di Santa Barbara, capolavoro di Gian Battista Bertani, voluta dal duca Guglielmo Gonzaga.



Piazza Paradiso (Piazza Paccagnini)
Nessun mantovano la chiama col nuovo nome, dato in omaggio al sovrintendente che scoprì gli affreschi del Pisanello, negli anni Settanta del Novecento. Per tutti resta piazza Paradiso.
Ci si arriva da piazza Santa Barbara dopo una bella salita, a sfatare la leggenda che Mantova sia piatta.
Sui tre lati, svettano gli edifici di Palazzo Ducale: a sinistra, gli appartamenti di Vincenzo Gonzaga; di fronte il voltone e, in alto, una elegante aerea loggetta; a destra la Domus Nova di Luca Fancelli e il cancello che immette al Giardino dei Semplici.

In cima alla salita, vedete a destra il secondo ingresso di piazza Pallone. Percorrete il giardino e vi ritrovate in piazza Sordello.

Area Archeologica

Prima di lasciare piazza Sordello, diamo una occhiata all’Area archeologica, una struttura che ospita la Domus romana, venuta alla luce dal 2006 al 2015, e che ha pavimenti musivi degni di nota.
I bellissimi mosaici pavimentali sono databili al III secolo d.C., ed appartengono a due stanze. La raffinatezza del tappeto musivo è dovuta alle piccole dimensioni delle tessere.
La Domus è stata messa in luce solo in parte: pare che prosegua ancora sotto piazza Sordello e sotto via Tazzoli.
una breve deviazione
Da piazza Sordello, se siete in cerca di un po’ di verde o di fresco, vi consiglio i giardini di Piazza Virgiliana. Prendete la via Fratelli Cairoli, che scende a sinistra del Duomo. Ho scritto scende perché, in effetti, si passa dai 23 m. s.l.m. di piazza Sordello, ai 18 m. di qui.
Piazza Virgiliana


La piazza è stata creata durante la dominazione napoleonica, interrando l’ancona di Sant’Agnese, l’antico porto di Mantova, già impaludato. Paolo Pozzo progettò la nuova piazza sul modello delle piazze-giardino francesi, con quattro file d’alberi d’alto fusto.
Nel 1927 fu inaugurato l’attuale monumento a Virgilio, in bronzo e marmo di Carrara. Lo stile è pesantemente retorico. I mantovani amano poco questo Virgilio – a differenza della vecia di piazza Broletto.
Nella grande piazza affacciano il Museo Diocesano e l’Ospedale Grande di San Leonardo.


Il percorso del Principe
Il percorso classico di Mantova prevede che, oltre al centro storico, si visiti Palazzo Te, capolavoro di Giulio Romano e uno dei gioielli della città.
Se il centro storico è a nord, addossato ai laghi, Palazzo Te si trova a sud. Potete spostarvi in auto o a piedi, se siete buoni camminatori. O noleggiate una bicicletta.
Le distanze di Mantova non sono mai esagerate.
Se vi muovete a piedi, seguite il cosiddetto Percorso del Principe.
Da piazza Sordello, si imbocca via Broletto, si svolta brevemente in piazza Mantegna, si prosegue per piazza Marconi; al bivio, prendete a sinistra, via Roma e vi trovate in piazza Martiri di Belfiore.


Attraversate piazza Martiri in direzione sud, imboccate via Principe Amedeo e proseguite su via Acerbi.
In fondo a via Acerbi, a destra, vedete la bella, straordinaria Casa del Mantegna.
Entrate, anche solo per vedere il cortile cilindrico, dalle proporzioni perfette.


La via sbocca in Largo XXIV Maggio: vi trovate il Tempio di San Sebastiano (ora Famedio dei Caduti) sulla sinistra e , poco oltre, a destra il Palazzo di San Sebastiano, Museo della Città.

Il Tempio di San Sebastiano è la prima opera mantovana e uno dei capolavori di Leon Battista Alberti. La pianta a croce greca, l’atrio d’ingresso, la grande cripta ne fanno un’opera meravigliosamente armonica e nuova. Le due scale esterne sono opera di uno sciagurato intervento di cent’anni fa; e non c’entrano niente col tempio.
Il Palazzo di San Sebastiano o Palazzo della Pusterla (a memoria della Porta della città cui era addossato) fu la dimora prediletta del marchese Francesco II Gonzaga; e nel tempo fu molte altre cose. Dal 2005 è divenuto il Museo della Città.

Proseguite sempre dritto, attraversate due semafori e siete nell’area di Palazzo Te.
Palazzo Te
Palazzo Te è circondato da prati e alberi, con panchine e chioschi. Vi si entra dal Portale delle Aquile, costruito nel 1808 sotto il governo francese.
Verso la metà del XV sec., Mantova era divisa dal Rio in due grandi isole circondate dai laghi; una terza piccola isola, chiamata sin dal Medioevo Tejeto e abbreviata in Te, venne scelta per l’edificazione del palazzo. Il termine tejeto deriva forse da tiglieto, bosco di tigli.
La zona era allora paludosa, ma i Gonzaga la fecero bonificare – anche per la vicinanza con due luoghi cari alla famiglia: la chiesa o tempio di San Sebastiano e il vicino Palazzo San Sebastiano, dimora amata da Francesco II, che addestrava i suoi pregiati cavalli al Te, appunto.
Federico II, divenuto signore di Mantova, decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago e del riposo, da condividere con l’amata Isabella Boschetti.

Abituato sin da bambino (quando era ostaggio del papa) alla raffinatezza delle ville romane, Federico trovò in Giulio Romano l’ideale realizzatore della sua “isola felice”. Ricordiamo che Giulio Romano aveva lavorato a Roma alla bottega di Raffaello.
Alternando gli elementi architettonici a quelli naturali, decorando in modo sublime stanze e porticati, Giulio espresse tutta la sua fantasia e bravura.
Il palazzo è una bassa costruzione a pianta quadrata, al cui centro si apre un grande cortile, quadrato anch’esso, con quattro entrate sui quattro lati.

Il portone d’ingresso (a nord-ovest) ha un vestibolo quadrato, con quattro poderose colonne che lo dividono in tre parti. Il soffitto è a volta al centro, e piano ai lati: forma così una serliana, motivo ricorrente nel palazzo.


L’entrata principale d’un tempo, prima della costruzione dell’esedra, è una loggia, la Loggia di Davide o Loggia Grande, composta da tre grandi arcate su colonne binate, che compongono una serie di serliane le quali si specchiano nelle peschiere antistanti.

Questo lato del palazzo fu rimaneggiato alla fine del ‘700: vi fu aggiunto il frontone triangolare.
Palazzo Te è un palazzo misterioso, ricco di simboli e di miti: per questo è stato chiamato il “Palazzo dei lucidi inganni”.
Le sale sono state stupendamente affrescate dallo stesso Giulio o dai suoi allievi: famose sono la Sala dei Cavalli, quella di Amore e Psiche, e la strepitosa Sala dei Giganti.

La Sala dei Cavalli.
Questa sala celebrava le scuderie gonzaghesche, allora famose in tutta Europa.
Sala di Amore e Psiche
Era la camera da pranzo ed è una sala straordinaria che racconta, in tutte le pareti, il tema dell’amore: quello di Amore e Psiche, quelli di Venere, di Zeus, di Polifemo.


Sala dei Giganti



Una sala straordinaria i cui affreschi, dal soffitto al pavimento, narrano la sconfitta dei giganti che si erano ribellati a Zeus. La stanza ha anche un curioso effetto acustico.
Visitate l’interno del Palazzo: ne vale davvero la pena.

E ritornate a Mantova. Vi mancano ancora mille cose da vedere.
Le fotografie sono di Dori Pavesi, Renata Calza, Svetlana Dmitrieva, M. Luigia Calza, Marco Sorio e Giuseppe Azzini. Li ringrazio di cuore per avermele messe a disposizione.
Alcune immagini, soprattutto quelle aeree, sono state scaricate da Google-Immagini.
