
Cambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin.
Un libro intelligente, ironico, si sorride e si piange. Si sprofonda e ci si risolleva. Violette Toussaint è difficile da dimenticare. E la magia sta tutta nella lievità della narratrice, nella sua capacità di guardare la vita con occhi aperti al futuro.

Fiore di roccia, di Ilaria Tuti
Una storia bellissima del coraggio, della resistenza, della capacità di abnegazione delle contadine della Carnia, nella prima guerra mondiale. Le Portatrici che percorrevano sentieri che né animali né macchine potevano scalare, e che recavano, ai soldati sugli innevati picchi rocciosi, cibo, medicinali e munizioni. Un libro imperdibile.

L’arminuta, di Donatella di Pietrantonio
La storia estrema di una ragazzina di tredici anni, nata, abbandonata, adottata, ritornata. Un libro che tocca corde profonde, che prende alla gola.
Un romanzo indispensabile, una grandissima scrittrice. Della stessa, leggere anche Bella mia, sul terremoto dell’Aquila.

La pietra di luna, di Wilkie Collins.
Un piccolo quasi-noir incantevole. Il maggiordomo Betteredge è un personaggio indimenticabile!

Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa.
Nell’arco di sessant’anni, la storia una famiglia di palestinesi costretti a lasciare la propria terra, per diventare dei “Senza patria”.

Possessione, di Antonia S. Byatt.
Il romanzo che, anni fa, avrei voluto scrivere. Poeti, amori, segreti, lettere nascoste e letteratura fra due secoli.
Non nego che i poemetti siano pesanti, ma si possono saltare senza togliere nulla alla storia.

Novecento, di Alessandro Baricco.
Un neonato e un transatlantico. Un uomo e lo stesso transatlantico. E i problemi di chi da quel transatlantico non scende mai.
È uno dei libri che ho sottolineato di più.
Dà molte coordinate.

Veniva da Mariupol, di Natascha Wodin
Navigando su un sito internet, ritrovare una traccia della madre. E cominciare un’indagine sul passato, su una famiglia dispersa dagli eventi drammatici del Novecento.
Un romanzo doloroso e indimenticabile.

Un incantevole aprile, di Elisabeth von Arnim.
Un romanzo inglese che garantisce l’incanto: ironia e leggerezza di un’autrice che sbaglia raramente.

Signori bambini di Daniel Pennac.
Uno dei libri indispensabili. Bambini che diventano genitori, genitori che diventano figli. Con tutte le sfumature di cui Pennac è maestro.

Eureka Street, di Robert Mc Liam Wilson.
Belfast spaccata a metà, coi suoi odi, i suoi lutti, ma persone dal cuore grande e tenero, amicizie tenaci, passioni e ambizioni.
E come far convivere commozione e ilarità.

La fine della strada, di Joseph O’Connor.
Un uomo e una donna segnati dalla vita, un incontro per caso. E scoprire che c’è sempre un motivo per non arrendersi.

Oh, boy!, di Marie–Aude Murail.
La tenerezza dell’infanzia, della orfanezza, della fratellanza. E uno sguardo affettuoso sulla vita.

La trilogia di Fabio Montale, di Jean-Claude Izzo.
Un grande autore, meraviglioso, morto troppo presto.
Marsiglia, il Mediterraneo, amori e amicizie per la vita, violenze della malavita, un poliziotto dal cuore generoso e disarmante.
Poi si piange.

Il silenzio del mare, di Vercors.
Piccola storia di resistenza passiva durante la guerra. Come rispondere alla prepotenza con dignità.

La vedova scalza, di Salvatore Niffoi.
Una Sardegna che sa di teatro greco e poemi epici; una scrittura densa, calda, acrobatica.

La gita in barchetta, di Andrea Vitali.
Vitali è uno dei grandi raccontatori di storie, da leggere tutte. Non sbaglia mai.
La provincia italiana cara al cuore.

Bernadette, di Franz Werfel.
La storia incredibile delle apparizioni di Lourdes, scritta da un ebreo in fuga.
Un libro laico che si interroga su un mistero irrisolto.

Il treno dei bambini, di Viola Ardone.
Nel 1946 Amerigo lascia la madre e Napoli; sale sul treno che porta bambini come lui verso il Nord, ospite di un famiglia che, per qualche tempo, lo toglierà dalla fame e dalla miseria. Ma le separazioni non sono mai innocue. Un romanzo necessario.
Della stessa autrice, consiglio Oliva Denaro.

Casa Howard, di Edward Morgan Forster.
Il romanzo inglese per antonomasia: la casa, il giardino, la campagna inglese. Una donna viva, un uomo insopportabile.
Da leggere anche Camera con vista.

I Chironi: Stirpe, Nel tempo di mezzo, Una storia perfetta, di Marcello Fois.
Il primo romanzo della serie, Stirpe, mi aveva folgorata, gli altri non erano stati da meno. Ora sono riuniti. La storia della famiglia Chironi, una Sardegna emozionante, una scrittura perfetta.

Espiazione, di Ian Mc Ewan.
Un romanzo di menzogne, una ragazza inquieta e perfida, Dunquerque, un grande amore.
Forse il capolavoro di Mc Ewan.

Riparare i viventi, di Maylis de Kerangal
Un ragazzo con trauma cranico, coma irreversibile. La scelta disperata del trapianto per “riparare” chi vorrebbe continuare a vivere.
Un romanzo serrato e salutare.

Strane creature, di Tracy Chevalier
È il 1811 a Lyme, un villaggio in riva al mare. Sono gli anni in cui si cercano resti fossili lungo la spiaggia, e ci si chiede se Dio abbia creato esseri “imperfetti”, poi estinti.
Un romanzo affascinante. L’ho riletto tre volte.

La freccia nera, di Robert Louis Stevenson
Un vero romanzo d’avventura. Forse lo avevamo letto da bambini. Conserva lo stesso fascino. La Guerra delle Due Rose, le rivalità fra York e Lancaster, i buoni e i cattivi.

Ho paura torero, di Pedro Lemebel
A Santiago del Cile, nei giorni della resistenza, l’incontro tra la Fata dell’angolo, travestito, e Carlos, militante del Fronte patriottico. Una satira della dittatura, una storia d’amore difficile e appassionante. .

I leoni di Sicilia, di Stefania Auci.
Prima parte della saga della famiglia Florio: dalla povertà al successo, in una Palermo bellissima e perduta. Romanzo affascinante .
Da leggere anche il seguito, L’inverno dei leoni.

Heimat, di Nora Krug
Una donna che cerca le proprie radici e le ritrova nella Germania hitleriana; consulta archivi, cerca ricordi, documenti e fotografie: tutto per comprendere il ruolo avuto nella sua famiglia in quegli anni.
Una avvincente storia con immagini.

I quaderni botanici di Madame Lucie, di Mélissa da Costa.
Un romanzo che, con tenerezza e pudore, parla del dolore; e della capacità di rinascere grazie alla convivenza con la natura.
Un libro commovente con uno sguardo positivo sulla vita.

L’interprete, di Annette Hess.
A Francoforte nel 1963, il processo sulle responsabilità di Auschwitz. La protagonista, assunta come interprete dal polacco, scopre una realtà terribile, un dopoguerra omertoso e complicità che la riguardano da vicino.

Le signore in nero, di Madeleine St John.
Lavorare nei magazzini Goode’s, a Sydney negli anni Cinquanta, diventa occasione di indipendenza per quattro donne. Che cercano la libertà e un destino diverso da quello delle loro madri.

La casa sull’acqua, di Emuna Elon.
Yoel Blum è scrittore di fama, esponente della nuova letteratura ebraica. Un tour promozionale lo porta ad Amsterdam. Qui, all’interno del Museo Ebraico, vede un filmato d’archivio in cui, per brevi istanti, compaiono il padre e la madre giovani, con una bambina che è sua sorella e un bambino piccolo che, però non è lui. Un libro doloroso.
Da leggere.

Senza salutare nessuno, di Silvia dai Pra’
La protagonista ha 11 anni, nel 1988, quando parte col padre per la Jugoslavia. La nonna lascia loro un biglietto: “Non mi salutate nessuno”. Che cosa c’entra la nonna con la Jugoslavia? Una storia dolorosa e avvincente sull’esodo degli italiani di Istria e Dalmazia.

Il ghetto interiore, di Santiago Amigorena.
Un ebreo polacco trasferito a Buenos Aires nel 1928. In Argentina si sposa, ha figli, vive nella noncuranza per i famigliari rimasti in Polonia. Poi l’invasione, la guerra, le lettere che riceve dal ghetto di Varsavia, lo isolano da ogni rapporto affettivo e sociale.

Un mare viola scuro, di Ayanta Barilli.
Il labirinto delle proprie radici fra fantasmi, leggende e ricordi mutili. Tre generazioni di donne: Elvira, Angela, Caterina. Un secolo di Storia, fra Parma, Padova, il manicomio di Colorno, Roma, Tellaro e Madrid.

Ciò che nel silenzio non tace, di Martina Merletti.
1944, carcere di Torino. Una suora riesce a fare uscire il neonato di una prigioniera destinata a Birkenau. Cinquant’anni dopo una giovane donna segue le tracce di quella vicenda. Nonostante silenzi e depistaggi, il passato lentamente si ricompone.

Il colibrì di Sandro Veronesi.
La storia, raccontata con maestria, di un uomo che subisce perdite, dolori, separazioni; ma che ha una tenacia struggente di vivere, di continuare a stare fermo contro tutto, come un colibrì nell’aria.
Indimenticabile.

Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, di Mario Calabresi.
17 maggio 1972: l’uccisione del commissario Luigi Calabresi coincise con l’inizio degli “anni di piombo”. Il figlio Mario racconta la storia propria e di quanti sono rimasti fuori dalla memoria: i figli, le mogli, i genitori. Che sono spesso finiti nell’oblio.
Una lettura indispensabile.

Zuleika apre gli occhi, di Guzel’ Jachina.
In Russia, durante quella che fu la dekulakizzazione degli anni Trenta, fra le lande siberiane in cui tanti furono deportati, la piccola storia di una donna qualunque; ma che assomiglia ad altre grandi protagoniste della grande letteratura russa.

Qual è la via del vento, di Daniela Dawan
Tripoli, giugno 1967: la guerra dei sei giorni scatena violenze contro gli ebrei in Libia. Ruben e Virginia Cohen, con la figlia Micol e i genitori di lei, italiani, si nascondono e poi fuggono. Nel 2004, il colonnello Gheddafi riprende i contatti con gli ebrei libici emigrati in Italia, di cui ha confiscato i beni. Tra loro, Micol Cohen, avvocato, la bambina di un tempo.

Piangi pure, di Lidia Ravera
Iris ha 79 anni, vende la nuda proprietà della casa in cui abita e comincia a pensare alla morte. E invece vive una storia d’amore, bellissima perché ha i colori e le suggestioni dell’autunno.

Accabadora, di Michela Murgia.
Ruoli e riti ancestrali in una Sardegna che sembra non cambiare mai. Maria è figlia d’anima di Bonaria Urrai. E Bonaria è l’accabadora, l’ultima madre.
Uno dei primi libri di Michela Murgia. Bellissimo.
