
Il caffè può essere un caffè
qualsiasi, l’ordinazione anche
ma quando attendo
stretto dall’ansia di chi attende
faccio delle mie dita tempesta
agitando gli spiccioli che ho in tasca;
di sicuro laggiù
nel buio di cotone dei calzoni
puoi ascoltare teste e croci
sovvertirsi e rincorrersi,
nell’affollato tintinnio
di metallo
avvertire l’attrito
di ciò che prima era verso
ricomporsi in recto
e mentre ansia, burrasca
diradano in bonaccia al passo
della cameriera che appare
sospettare tu
– il miliardesimo eletto –
di avere ritenuto in tasca
la direzione e il senso
dell’universo intero.
Pierluigi Cappello era un poeta geniale e non ne piangeremo mai abbastanza la prematura scomparsa.
Sapeva trovare in gesti piccolissimi, quotidiani, banali, il senso della vita.
Qui racconta di un momento al bar, in attesa del caffè, mentre fa sobbalzare in tasca degli spiccioli. Un gesto che ciascuno di noi fa, se ha delle monete in tasca. È bello giocarci, sentire il lieve rumore dei metalli, gli uni contro gli altri.
E pensare poi che quel rotolare e cozzare delle monete di dritto e rovescio, di testa e croce, possa contenere il senso dell’universo.
Regalatevi il libro di Pierluigi Cappello, Un prato in pendio. Ci troverete tante cose, ricordi, promesse inevase, un passato ingrato, i morti e i vivi; ma sempre trattati con un tono leggero, nel pianto e nel riso.
