
La città è Clusone.
La provincia è Bergamo.
La regione è la Lombardia.
La valle è la Val Seriana.
La valle è percorsa da fiume Serio.
Clusone è capoluogo della Comunità montana della Valle Seriana.
Clusone si trova a m 648 s.l.m.
Gli abitanti sono poco più di 8.500
Gli abitanti si chiamano Clusonesi.
I patroni sono santa Maria Assunta e san Giovanni Battista.
Giorni festivi sono il 15 agosto e il 24 giugno.
Clusone è un importante centro urbano: si trova alla confluenza delle vie di comunicazione della Val Seriana con la Val Camonica e il Lago d’Iseo. E ciò ha determinato buona parte della sua ricchezza.
Siamo state a Clusone l’8 agosto 2025.
Abbiamo iniziato dall’Oratorio dei Disciplini, che è il monumento più importante della città.
Oratorio dei Disciplini

L’Oratorio affaccia sul sagrato della basilica di Santa Maria Assunta, nella parte alta di Clusone. Fu edificato nel XIV secolo dalla Confraternita dei Disciplini bianchi.
I Disciplini di Bergamo erano dei laici, riuniti appunto in Confraternite, che, preoccupati per la salvezza della propria anima, si sottoponevano a un vita di preghiera e penitenza; fra le penitenze prediligevano l’autoflagellazione. Indossavano un saio bianco, con cappuccio che copriva completamente il volto; buona parte della schiena era scoperta per il flagello.


Sulla facciata della parte più antica dell’oratorio campeggiano gli straordinari affreschi della Morte, dipinti nel 1485 da Jacopo de Buschis, detto il Borlone, autore anche degli affreschi interni.
L’affresco rappresenta una sintesi, unica in Europa, dei temi della Morte alla fine del Medioevo.
A sinistra, in alto, il tema dell’Incontro dei tre vivi e dei tre morti, illustrato con una scena di caccia col falcone, derivato da una leggenda che ebbe gran diffusione nei secoli XIII e XIV, in tutta Europa. Al centro, sempre in alto, il grande Trionfo della Morte, un tema diffuso nell’Europa meridionale. In esso la Morte regina trionfa su tutti:
“no è omo così forte che da mi po’ “schampare”,
così sta scritto sul cartiglio centrale di sinistra; umili e potenti, giovani e vecchi, laici e consacrati, nel Trionfo la Morte riguarda il destino di tutti.


Nella fascia sottostante, è la Morte di ciascuno a tenere la scena, con una sfilata di coppie in cui il morto (lo scheletro) è il doppio del vivo. Si tratta della famosa “Danza Macabra” un tema diffuso nel nord Europa: in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Svizzera, in Austria, in Lettonia, in Finlandia, in Slovenia e in Croazia e nel nord dell’Italia.
In due lacerti della facciata, dovuti a manomissioni successive, altri due affreschi, parte di un perduto Giudizio Universale: in uno sono raffigurati I disciplini oranti, nell’altro I vizi davanti alla bocca dell’Inferno.


Interno dell’Oratorio

Nell’interno dell’oratorio, sulle pareti è affrescata la vita di Gesù, in 42 riquadri. Furono eseguiti nel 1470 da un valido pittore locale. Le scene sono vivaci nel disegno, nei colori, nella definizione dei personaggi.


La parete del presbiterio-arcosolio è occupata da una grandiosa Crocifissione, firmata in modo incompleto da Giacomo Borlone de Buschis. Da ammirare l’ordine e la chiarezza della composizione:
- al centro è Gesù, cui Longino sferra il colpo di lancia, e un servo gli porge la spugna umida;
- Maddalena abbracciata alla croce;
- i due crocifissi ai lati: quello buono a sin., con l’angelo che stringe l’animula per portarla in paradiso; a destra, il cattivo col diavolo che gli stacca l’animula dalla bocca per precipitarla all’inferno;
- sullo stesso piano, i soldati romani sono schierati col vessillo in cui si legge la formula S.P.Q.R.;
- a sin., in basso, il gruppo di Maria con le Pie donne che la confortano;
- sulla destra della croce, san Giovanni disperato;
- ancora più a destra, in basso, i soldati che si giocano a dadi la veste del Cristo;
- dietro di loro, in piedi, i saggi che disquisiscono sull’avvenimento.


Sono notevoli anche gli affreschi della volta del presbiterio: raffigurano profeti, angeli, Padri della Chiesa e figure allegoriche.
La pala d’altare, di scuola veneta, è costituita da un gruppo ligneo dorato raffigurante l’Annunciazione. È un capolavoro del gotico veneziano del ‘400, molto raro dal punto di vista iconografico.


Ai lati del presbiterio-arcosolio ci sono le statue lignee di san Bernardino e di san Sebastiano, opere di Francesco Belinzeri (1473).
Di fronte al presbiterio, lo scurolo ospita un grande coloratissimo Compianto di Cristo morto, gruppo statuario con personaggi ad altezza naturale, che mostrano una forte espressività e gestualità. L’opera fu realizzata della bottega dei Fantoni, tra il 1726 e il 1742.

Basilica di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista




La basilica di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista sorge sul punto più alto del centro di Clusone.
Fu ricostruita sull’antica chiesa fra il 1688 e il 1698, su disegno di G.B. Quadrio, architetto della Fabbrica del Duomo di Milano; interventi successivi ne modificarono, in parte, l’aspetto.
L’esterno dell’edificio ha un portico, opera del 1894, posto lungo la fiancata destra e preceduto dall’ampio sagrato, cinto da una balaustra con alte statue dei 4 evangelisti.
Il piazzale è raccordato a via Pier Antonio Brasi, che si trova ad una quota inferiore, tramite tre scalinate, due frontali ed una laterale; la scalinata di sinistra ha un andamento curvilineo.
La costruzione della torre campanaria è del 1613. Il campanile ha un’altezza di 66,5 m. con la statua di san Giovanni sulla cima.

L’interno della basilica è costituito da un’unica navata, in cui si aprono otto cappelle contenenti altrettanti altari.
La volta è affrescata con motivi architettonici e floreali di B. Brignoli e con medaglie su tela di A. Cifrondi che raffigurano il Giudizio universale, l’Incoronazione della Vergine Maria, Angeli musicanti e Gesù nel Getzemani.
Per le tante tele di notevole valore, che la ornano, è una galleria di pittura veneto lombarda del ‘600.
Ai due lati dell’abside sono collocate due statue raffiguranti la Madonna del Rosario (1730), di Andrea Fantoni, e San Giuseppe (1870), di Giovanni M. Benzoni.


L’altare maggiore fu disegnato da Andrea Fantoni; suoi sono anche i due angeli laterali e il paliotto raffigurante il Trasporto dell’Arca dell’Alleanza.
La pala d’altare, l’Assunzione di Maria, è di Sebastiano Ricci (1711-13).
Gli stalli lignei del coro, in legno di radica, vennero completati nel 1699 dalla bottega dei Fantoni.


Pulpito Confessionale.
Il pulpito confessionale si trova a metà della navata di sinistra; è opera fantoniana, realizzato in marmi policromi, e sovrastato da un baldacchino in legno intarsiato e dorato; i quattro telamoni furono eseguiti da Andrea Fantoni nel 1732, due anni prima della sua morte. Molto bello è il Crocifisso sostenuto dall’angioletto.


Battistero, il fonte battesimale.
Entrando in basilica, si trova immediatamente a sinistra.
Il fonte battesimale apparteneva alla chiesa antica ed è costituito da una vasca del ‘400 in marmo, divisa all’esterno in otto riquadri, ciascuno contenente bellissime figure in forte rilievo: il Crocifisso, la Madonna col Bambino, San Giovanni Battista, San Pietro, il Cristo risorto, Sant’Alessandro e Santo Stefano.

Alcuni altari laterali
Gli altari sono interessanti. Qui sotto una veloce presentazione di alcuni.






Oratorio di San Luigi Gonzaga

Sul lato ovest del sagrato c’è l’ex cappella della Congregazione dei Giovani, dedicata a San Luigi Gonzaga. Conserva i troni intagliati e dorati usati nelle esposizioni e nelle processioni della Madonna e dei Santi.

PIAZZA DELL’OROLOGIO e PALAZZO COMUNALE



La piazza è il centro di Clusone.
Sul lato sud vi si trova la Torre dell’orologio, con l’orologio, opera del 1583 di Pietro Fanzago, uno dei cittadini illustri del luogo.
La famiglia Fanzago abitava a Clusone dal 1360, i suoi membri erano architetti, ingegneri e fonditori di metalli. Dal padre, Pietro ereditò l’arte della lavorazione dei metalli e lo studio dell’ingegneria meccanica.
L’orologio, che ha una sola lancetta, segna i movimenti del sole e della luna, le ore del giorno e la durata della notte, gli equinozi ed i solstizi, le costellazioni dello zodiaco, le lunazioni, i mesi, le ore, i minuti.
L’antico meccanismo viene caricato a mano ininterrottamente tutti i giorni da circa quattrocento anni.
Mi piace ricordare che Pietro Fanzago era zio di quel Cosimo Fanzago (nato infatti a Clusone nel 1591), straordinario scultore e architetto nella Napoli del ‘600.

Il Palazzo comunale è stato costruito tra il l’XI e il XII sec. come ultimo baluardo difensivo del borgo.
La parte principale del palazzo si trova lungo Piazza dell’Orologio: al piano terra, sei grandi arcate dell’XI secolo costituiscono il basamento originale dell’ala sud; nella parte superiore della facciata sono invece ben visibili affreschi, in stile tardo gotico, raffiguranti il blasone cittadino, temi sacri e profani; da notare le aperture delle grandi finestre medioevali ad arco acuto, parzialmente rovinate, a testimonianza dei diversi ampliamenti e rifacimenti operati nel corso dei secoli.
Sull’ala nord, due scaloni esterni portano al loggiato superiore e agli ambienti sopra l’androne, quasi completamente affrescato.
CHIESA DI SANT’ANNA


Risalente al 1487 come parte integrante di un convento di terziarie francescane. La facciata esterna, molto disomogenea, ha un imponente affresco, raffigurante san Cristoforo, e altri affreschi del ‘500. Anche l’interno conserva numerosi affreschi testimonianti la devozione a San Rocco, molto viva nella zona.
Durante la peste del 1630, la chiesa e i locali del convento furono adibiti a lazzaretto. Gli affreschi furono ricoperti da uno strato di calce. Nel 1810 venne soppresso il convento. Alla fine del ‘900, la chiesa fu oggetto di un importante restauro conservativo: gli affreschi interni furono bonificati nel 1983, e la facciata, nel 1991, riprese la sua originaria composizione. Furono infatti riaperte le finestre a tutto sesto e ripresi gli affreschi cinquecenteschi.
La facciata ha
- un portale in pietra,
- l’architrave con, in bassorilievo, il trigramma di san Bernardino da Siena,
- una lunetta a sesto acuto dove è affrescata la Natività, con il Bambino adorato da tre angeli e dai santi Bernardino da Siena e Francesco, a destra, la Madonna e santa Chiara a sin.; nella parte superiore alcuni angeli reggono un cartiglio con la data 1502.
A destra del portale il grande affresco di san Cristoforo, patrono dei viandanti, segno di buona accoglienza nel convento per i pellegrini.
Sulla parte alta un cartiglio datato 1525, che cita l’indulgenza per chi visita la chiesa con una frase di sant’Agostino, “l’ingratitudine umana secca la fonte della misericordia di Dio“.




Interno
Affreschi di notevole bellezza sono sulle pareti interne e nella sala sopra il coro. Le immagini sono della fine ‘400. Sono riconoscibili sant’Agostino, san Bernardino e la Madonna in trono.
Sull’altare in una cornice barocca di scuola fantoniana, è la tela attribuita a Domenico Carpinoni (fine ‘500), con Maria che mostra Gesù a sant’Anna. L’altare è in marmo intarsiato della bottega fantoniana.
Gli affreschi sono soggetti votivi e devozionali che riguardano
- i santi Damiano, Cosma: due santi siriani, medici, che esercitavano solo per carità, quindi oggetto di devozione contro le malattie;
- Il beato Alberto di Villa d’Ogna (Terziario domenicano) è raffigurato con gli abiti da penitente e in cammino, vicino a sant’Agata raffigurata con i simboli del suo martirio; forse ex voto di una madre che chiedeva più latte per il suo neonato;
- Un re penitente forse san Sigismondo (presente anche in altre abitazioni) che riporta la data del 1509;
- la Madonna del buon Consiglio, sul lato del presbiterio, è oggetto di grande devozione da parte dei clusonesi.

Santuario del Paradiso

L’edificio, costruito nel 1495, ha subito nei secoli una serie di ristrutturazioni.
La facciata spoglia e austera cela un interno ricco di dipinti e opere suggestive.

Nell’interno, l’ampia corniciatura a drappo, in legno dorato e ornata da motivi floreali e da statue, è opera della bottega dei Fantoni di Rovetta; di Andrea Fantoni sono le allegorie della Fede, della Speranza e della Carità.
Della bottega fantoniana è anche la parte inferiore, in marmi policromi con intarsi e testine di angeli.


Nella Cappella, a sinistra della porta principale, nell’ancona-tribuna modellata con gessi e stucchi, è venerato un Crocifisso cinquecentesco.
Le statue di Maria Santissima e dell’apostolo Giovanni, affiancate al Crocifisso, sono invece uscite, nel tardo ‘700, dalla bottega dei Fantoni.



Nella Cappella di fronte, è collocato l’affresco dell’Addolorata del ‘400. Un tempo era dipinto sull’esterno dell’edicola porticata eretta dai padri Serviti. L’attuale collocazione, risale all’epoca del primo ampliamento, necessario in seguito allo sfregio sacrilego del 1495. L’affresco è miracoloso perché la Madonna, dopo essere stata sfregiata con un colpo di spada, ha lacrimato tre gocce di sangue.
Non si conosce l’autore dell’affresco, ma con probabilità è opera di un anonimo pittore dell’Ordine dei Serviti. La composizione, infatti, segue il tradizionale modulo usato dai Serviti per effigiare la Vergine: Maria Addolorata, seduta sull’orlo del sepolcro, tiene sulle ginocchia il Cristo morto; ha le mani congiunte e contempla il figlio. Inginocchiati ai lati, Filippo Benizzi e Pellegrino Laziosi (riconoscibile dalla gamba tumefatta), due santi dell’Ordine.
Dalla croce che sta sullo sfondo, pendono gli strumenti della passione. Sopra l’arco, in due tondi monocromi, sono altri due religiosi in preghiera.
La perfezione del disegno, l’accorta scelta dei colori, la semplicità compositiva, l’intensità espressiva, indicano un vero maestro dell’affresco.

Altri affreschi votivi: Madonne col Bambino


Nell’intervallo di tempo fra una chiesa e l’altra, assaltiamo la pasticceria Trussardi, per assaggiare e comprare i biscotti tipici di Clusone: una sorta di meringa all’amaretto ricoperta di cioccolato fondente. Una vera delizia! Sazie di zuccheri, ne compriamo alcune scatole. Adesso siamo pronte per l’ultima tappa.
CHIESA DEI SS. DEFENDENTE E ROCCO

L’edificio fu eretto nel 1470, in adempimento di un voto, fatto dalla Comunità di Clusone, durante una pestilenza.
La struttura è quella delle chiese del tardo quattrocento: una navata con arco di pietra che regge la trabeazione del soffitto; il presbiterio con voltino a spicchi, unificati in alto, attorno ad una medaglia di pietra nella quale è scolpito l’Agnello Pasquale, e poggianti, in basso, su quattro mensole di pietra lavorata. Intorno si aprono alcune finestrelle; quelle a fianco della porta principale, basse e rettangolari, più che illuminare consentono ai passanti la visione e la preghiera dall’esterno.


La facciata, sulla quale spicca un bel portale in pietra, è protetta da un portico a tre arcate.
Sotto il portico si trovano notevoli affreschi:
- La Natività con i santi Defendente e Rocco. In primo piano la Sacra Famiglia con i due santi patroni, su uno sfondo paesaggistico con pastori, pecore, un suonatore di baghèt (specie di cornamusa). L’affresco è datato al 1517.
- Madonna in trono col Bambino tra i santi Martino e Defendente. La Vergine col Bambino è rappresentata in maestà; accanto a lei, san Defendente con una sontuosa armatura, la palma del martirio e la spada. La presenza di san Martino si spiega col fatto che Carlo Magno, nel 774, diede in beneficio queste terre al monastero di San Martino di Tours.
- Crocifissione con i santi Rocco e Sebastiano – La santissima Trinità. Alla Crocifissione assistono i due santi Rocco e Sebastiano, entrambi protettori contro la peste; il Cristo è sulla croce, i dischi del Sole e della Luna ai lati, gli angeli raccolgono il Preziosissimo Sangue; in alto, Dio Padre è attorniato dagli strumenti della Passione, la colomba dello Spirito Santo è nel mezzo; il messaggio di questo tema è quello della salvezza attraverso la croce.
- San Francesco da Paola. Questo affresco è datato 1597. L’immagine rappresenta la visione del santo che indica la Vergine.


L’interno della chiesa mostra solo una parte degli affreschi. Sotto l’intonaco delle pareti sono infatti presenti almeno tre strati affrescati, risalenti agli anni Trenta e Quaranta del ‘500.
Un elemento che colpisce è la ripetitività delle immagini dei santi, soprattutto san Rocco (26 volte) e san Defendente (25 volte); nel Medioevo, questo fatto non era percepito come sovrabbondanza, ma come preghiera ripetuta e come continua richiesta di protezione.
Nelle tante effigi di san Defendente, ci sono varie tipologie di rappresentazione: soldato con armatura all’antica, soldato con armatura cinquecentesca, giovane in abiti civili al costume dell’epoca.

San Defendente
L’affresco è posto sulla sin. della parete nord. Il santo è rappresentato in maniera regale: l’abito e il bastone sono decorati, ha catene d’oro e polsini, il che conferisce all’immagine un gusto aristocratico e cortese.
La mazza chiodata, che tiene in mano, diventa simbolo di regalità e rimanda al tentativo dell’imperatore Massimiano di colpirlo; infatti, secondo la leggenda, l’imperatore gli aveva scagliato contro la mazza perché Defendente non voleva rinnegare la fede cristiana; ma, miracolosamente, la mazza lo aveva schivato ed era andata a deporsi ai suoi piedi. Il santo aveva quindi potuto raccogliere lo scettro dell’imperatore e proclamare la vittoria del Cristianesimo sul culto pagano.


Serie di tre raffigurazioni di San Rocco
Il santo è rappresentato con un vestito da pellegrino, un bastone, una bisaccia, sandali e cappello; sulla coscia sinistra è visibile il segno della peste che ha contratto. Accanto a lui viene raffigurato un cane che gli porta del pane. All’interno della iconografia di san Rocco è sempre presente un cane.
La storia del santo racconta che Rocco contrasse la peste, ma, nonostante il suo passato impegno verso il prossimo, e a dispetto del bene e dell’altruismo dimostrato, venne cacciato lontano dal centro cittadino. Decise così di rifugiarsi in una grotta per pregare in solitudine. L’unico che da quel momento gli fece compagnia, andando a trovarlo ogni giorno, fu un cane che gli portava sempre un pezzo di pane, fino a quando Rocco non guarì definitivamente. Una volta guarito, proseguì nell’opera di aiuto, accompagnato dal fedele cagnolino. Le tre raffigurazioni del santo sono presenti sulla destra della parete sud della chiesa:
- San Rocco, a sinistra, giovane, con la mano destra mostra il bubbone della peste, con la sinistra tiene il bastone del pellegrino, alla cui sommità è appeso un cappello da viandante;
- San Rocco, al centro, con le mani giunte in segno di preghiera. Sotto la veste si può vedere il bubbone, simbolo che lo identifica;
- San Rocco, a destra, mentre guarda il cagnolino che ha in bocca un pezzo di pane.

Madonna in trono col Bambino
Affresco votivo risalente al tardo ‘400, il pittore che l’ha realizzato è sconosciuto, ma probabilmente ha avuto rapporti con Giacomo Borlone de Buschis (l’autore degli affreschi all’Oratorio dei Disciplini).
Si possono notare i volti sorridenti e dolci del Bambino e della Madonna. Sulle mani di Gesù poggia un uccellino che rappresenta la liberazione, sia dalla malattia, che dal peccato.
FINE
Grazie a Svetlana e Renata per le fotografie. Alcune, che mancavano, le ho scaricate da Google Immagini.
