PARMA

panoramica della città dal duomo

La città è Parma.

La regione è l’Emilia-Romagna.

Parma è situata in pianura lungo la via Emilia.

Il fiume è il torrente Parma (la Parma, al femminile, nella parlata locale).

Il torrente Parma divide la città in due parti: la riva destra è il centro politico; la riva sinistra è chiamata l’Oltretorrente.

I monti sono l’Appennino emiliano.

Parma si trova a 57 m s.l.m.

Gli abitanti sono circa 200 mila.

La città è stata antica capitale del Ducato di Parma e Piacenza.

Parma è sede universitaria dall’XI sec.

Gli abitanti della città si dicono parmigiani.

Gli abitanti della sua provincia si dicono parmensi.

Il patrono è sant’Ilario di Poitiers.

Giorno festivo è il 13 gennaio.

«Come capitale le competeva un fiume, a Parma, ma siccome è una piccola capitale le è toccato un torrente, spesso asciutto.» (Attilio Bertolucci)

LA STORIA IN BREVE

Parma ha una origine molto antica; o forse fu fondata dagli etruschi tra il VII e il VI sec. a. C. Nel 183 a. C. Roma la conquistò. La piazza Grande, oggi piazza Garibaldi, sull’area del foro, fu sempre il centro politico e commerciale della città, anche dopo il secondo e il terzo allargamento della cinta muraria, nel 492 e nel 1169.  Intanto sulla riva sinistra erano nati borghi popolosi, primo nucleo dell’Oltretorrente, che la terza cinta di mura nel 1210 racchiuse a ovest.

Nei tempi successivi alla crisi dell’impero romano, la città alternò periodi di crisi e di rinascita: nel periodo bizantino (539-568) venne addirittura chiamata Crisopoli, la città d’oro. Dall’879 Parma fu governata da una lunga serie di vescovi-conti, nel XII sec. divenne libero Comune. Dal 1346 al 1447 subì il dominio dei signori di Milano (Visconti e Sforza) e poi dei francesi.

Piazza Garibaldi, sorta sull’antico Foro romano.
Parma nel XV sec.
Papa Paolo III Farnese crea duca di Parma e Piacenza suo figlio Pierluigi
Elisabetta, ultima erede dei Farnese.
Mappa di Parma, seconda metà del ‘500

Nel 1521 entrò a far parte degli Stati della Chiesa.

Nel 1545 papa Paolo III Farnese assegnò il territorio di Parma e Piacenza in feudo al figlio Pier Luigi; nacque così quel ducato, durato fino al 1860, del quale Parma fu la splendida capitale.

Del rinnovamento architettonico e culturale promosso dai Farnese, sono testimonianze il palazzo della Pilotta con il teatro Farnese, inaugurato nel 1628, il palazzo Ducale con il parco, l’immensa collezione d’arte.

Nel 1731 i Farnese si estinguono e la pace di Aquisgrana del 1748 riconosce il Ducato, cui fu aggiunta Guastalla (dove si era appena estinto un ramo dei Gonzaga), all’infante di Spagna, don Carlo di Borbone, figlio dell’ultima Farnese, Elisabetta – sposa del re di Spagna.

Carlo di Borbone, duca di Parma

Superate le turbolenze del periodo napoleonico, il ducato fu dato in vitalizio alla moglie di Napoleone e figlia dell’imperatore d’Austria, Maria Luigia, che continuò l’opera di munificenza dei suoi predecessori: entrò nel mito popolare come ‘l’amata sovrana’. Sotto il suo regno fu costruito l’attuale Teatro Regio, simbolo della vita musicale parmense.  Nel 1847, alla morte di Maria Luigia, tornarono i Borbone, col ramo dei Borbone-Parma, che regnarono sino al 1860, quando il plebiscito sanzionò l’unione al regno d’Italia.

Fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 furono demolite le mura. All’inizio di questo secolo si cominciarono a costruire i Lungoparma e l’anello dei viali di circonvallazione.

Maria Luigia d’Asburgo
Barricate di Parma, 1922

Durante il biennio rosso, duri scontri avvennero fra i socialisti e i fascisti. Lo scontro più famoso fu quello dell’agosto 1922, quando la città di Parma combatté, per ben 5 giorni, le milizie fasciste comandate da Italo Balbo; furono erette barricate in numerosi quartieri della città, soprattutto nell’Oltretorrente.

Durante la seconda guerra mondiale, mentre sull’Appennino, agivano i partigiani contro le truppe nazifasciste, Parma fu sconvolta da alcuni forti bombardamenti che colpirono abitazioni, infrastrutture e monumenti: l’Oltretorrente, piazza Garibaldi, le vie del centro storico; le chiese della Steccata, di San Giovanni, e altre; la Pilotta con la Biblioteca Palatina e il Teatro Farnese; il Palazzo Ducale, il Monumento a Verdi davanti alla stazione.

Le truppe alleate e l’esercito regolare italiano, coadiuvato da alcuni partigiani, fecero il loro ingresso a Parma la mattina del 26 aprile 1945. Per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana, Parma è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

9 maggio 1945, grande festa della Liberazione
la Biblioteca Palatina dopo i bombardamenti; sotto, il Teatro Farnese

LE CHIESE

PIAZZA DEL DUOMO

Raccolta e silenziosa, conserva quasi intatto il carattere medievale.  La cingono il Duomo, il Battistero e il palazzo del Vescovado

la Cattedrale e il Battistero

DUOMO

È una delle maggiori creazioni dell’architettura romanico-padana del sec. XII.  Ha un’austera facciata con tre ordini di logge, con il portale mediano preceduto da un protiro sormontato da edicola, opera di Giambono da Bissone (1281). Il protiro è ornato nel sottarco da figurazioni dei mesi

Accanto gli sta un alto campanile gotico, in cotto, a trifore nella cella campanaria, del 1294.  La parte absidale del duomo ha alti archi e loggette; e una cupola su tamburo poligonale.

portale centrale
facciata
transetto, abside, cupola

Interno

L’interno è a tre navate, su pilastri dai bei capitelli, con matronei e presbiterio sopraelevato sulla cripta.  Le pareti dell’alta navata mediana sono rivestite di affreschi del sec. XVI (Girolamo Mazzola Bedoli).

Affreschi del ‘400 ornano la 4ª cappella destra, e la 5ª a sinistra. 

Nella cupola, l’Assunzione della Vergine**, grandiosa composizione, ardita di movimento e di scorci, affrescata da Correggio nel 1526-30

Nel transetto destro (parete destra), rilievo con la celebre Deposizione* di Benedetto Antelami (1178).

Nel presbiterio, sotto la mensa, il primitivo altare, con intagli di maestri campionesi della fine del sec. XII; nell’abside, cattedra episcopale* del sec. XII, in marmo di Verona con altorilievi di Antelami; coro intarsiato di Cristoforo da Lendinara (1473). Vasta cripta.

La Deposizione di Benedetto Antelami
Interno
la cupola del Correggio (part. con la Vergine assunta)

BATTISTERO

Snella costruzione romanico-gotica (1196-1270), a pianta ottagonale, con logge architravate. Nella zona inferiore i rilievi* dei tre portali, delle fasce decorative e le statue* nelle nicchie, opera di Benedetto Antelami, sono una delle più significative testimonianze della scultura romanica italiana.

L’interno, poligonale, a nicchie in basso, due ordini di loggette e cupola a costoloni, racchiude straordinarie sculture dei mesi*, delle stagioni* (notare in particolare l’Inverno e la Primavera) e dei segni zodiacali*. Gli affreschi bizantineggianti delle lunette e della cupola sono del ‘200; al centro del battistero, una doppia vasca per immersione (sec. XIII) e un fonte per aspersione.

Porta del Redentore
Battistero
Ciclo dei Mesi, Gennaio-Acquario

SAN GIOVANNI EVANGELISTA

Chiesa rinascimentale (1510), con facciata e campanile del principio del ‘600.

Nell’interno, di elegante architettura, è mirabile il celebre ciclo di affreschi** di Correggio, del 1520-23 (Transito di S. Giovanni, nella cupola; Evangelisti e Padri della Chiesa, nei pennacchi; S. Giovanni evangelista giovane in una lunetta sopra la porta d’accesso alla sagrestia); e di Parmigianino (Santi sugli archi della 4ª, della 2ª e della 1ª cappella a sinistra).

Nell’abside, coro* intagliato e intarsiato di Marcantonio Zucchi (1512-13); sotto il catino, grande Trasfigurazione, di Girolamo Mazzola Bedoli (c. 1556), del quale è anche lo Sposalizio di S. Caterina, nella 4ª cappella sinistra. 

Nei due transetti, quattro statue di terracotta, di Antonio Begarelli (notare la Madonna della Rosa; transetto sinistro). 

Notevoli anche la sagrestia con armadi intagliati del principio del ‘500, e tre chiostri cinquecenteschi del monastero: primo chiostro (o di S. Giovanni Abate), secondo chiostro (del Pozzo o del Capitolo), con portale* e due bifore in marmo scolpiti da Antonio d’Agrate, e chiostro Grande o di S. Benedetto.

la Cupola del Correggio
Correggio, San Giovanni Evangelista giovane
Parmigianino, Putto

MADONNA DELLA STECCATA

La chiesa è costruzione rinascimentale (1521-25), a croce greca, con grandi absidi semicircolari in corrispondenza dei bracci e cupole adorne di una loggia.  L’armonioso e maestoso interno è ornato nell’alto di affreschi di scuola parmense del ‘500;

  • nella cupola, Assunzione della Vergine di Bernardino Gatti;
  • nel 1° braccio: catino, arcone e sottarchi, sono di Michelangelo Anselmi;
  • nel 2° braccio, di Girolamo Mazzola-Bedoli;
  • nel 3° braccio, il ciclo decorativo* dell’arcone è straordinaria opera di Parmigianino.

Il Parmigianino dipinse una volta a botte con quattordici lacunari decorati da rosoni in rame dorato e una decorazione su sfondo rosso di grottesche dorate. Alle estremità si aggiungono stemmi, festoni (con melograni, alloro, carciofi, teste d’aglio, cipolle), colombi. Infine, idealmente in piedi sulla linea d’imposta, si trovano dipinte tre fanciulle per lato, quella centrale con le braccia distese, quelle laterali con un braccio disteso in avanti e uno alzato lungo il profilo dell’arco. Esse rappresentano la versione della parabola di Gesù “Le vergini sagge e le vergini stolte“; infatti esse reggono, con un elegante ritmo nei gesti, due lampade accese (a destra) e due spente (a sinistra). Reggono in testa vasi ricolmi di gigli.

A sinistra dell’ingresso del primo braccio, monumento ad Adamo Neipperg, di Lorenzo Bartolini (1841 ).

Nella sagrestia nobile* (1670), notevoli armadi lignei intagliati e ornati di statue.

la chiesa
Parmigianino, Le Vergini stolte, Mosè e Adamo
Parmigianino, Le Vergini sagge

LA CAMERA DELLA BADESSA O DI SAN PAOLO

Monastero di San Paolo, Ingresso alla Camera della Badessa

Il complesso monumentale di San Paolo conobbe il suo maggior splendore tra il XV e il XVI secolo, durante la reggenza delle badesse Cecilia Bergonzi e Giovanna da Piacenza.

Vi si visita l’appartamento privato della badessa Giovanna da Piacenza, attraversando il vano dell’antico refettorio del Monastero, poi trasformato in cappella, in cui sono esposti affreschi staccati dei secoli XV e XVI e un coro ligneo seicentesco.

Le due camere successive, comunicanti, sono opera una di Alessandro Araldi, che vi lavorò nel 1514, l’altra di Correggio che la portò a termine nel 1519.

Correggio, veduta d’insieme della volta

L’Araldi propone una decorazione molto vicina ai canoni della pittura romana dell’epoca,. La volta è decorata a candelabri su fondo blu, attorniata da tondi, riquadri e lunette, che descrivono scene sacre e profane

La Camera della Badessa Giovanna, opera del Correggio, invece, porta a Parma un linguaggio pittorico completamente nuovo e umanistico. Dipingendo un berceau ad intrecci vegetali, Correggio annulla le cordonature dell’originale volta tardo gotica ad ombrello. Lo spazio architettonico viene quindi annullato dallo spazio dipinto.

volta con lo stemma della Badessa e le fasce rosa annodate

La decorazione si evolve, dal centro della volta con il triplice lunare stemma della Badessa (composto da tre lune falcate dette crescenti), in stucco dorato, attorno al quale l’artista ideò un sistema di fasce rosa artisticamente annodate, a cui sono legate dei festoni vegetali.

Spicchi con putti, le nicchie a trompe-l’oeil, i finti peducci con arieti e i teli di lino

Dal centro la decorazione si suddivide in sedici spicchi; i putti si affacciano, dagli ovali, nell’intreccio di rami e foglie portando simboli allegorici della caccia. Ai sedici oculi corrispondono lunette monocrome, che simulano nicchie contenenti statue, realizzate con uno straordinario effetto a trompe-l’oeil; le statue raffigurano personaggi mitologici illuminati dal basso in maniera tale da lasciare l’ombra nel fondo della nicchia. La fascia più bassa infine simula peducci con arieti, ai quali sono appesi teli di lino tesi, sostenenti vari oggetti (piatti, vasi, brocche, peltri), altro brano di virtuosismo.

il camino

Sul camino è rappresentata Diana, dea della caccia e dalla luna, è su un cocchio trainato da cervi, armata di arco e frecce, in procinto di tornare dalla battuta di caccia.

Il nome della dea della Castità e della Caccia si lega a quello della committente (Giovanna-Gianna-Giana-Diana) e ne esalta le qualità virginali. Lo stemma della badessa conteneva inoltre tre falci di luna, a rimarcare il legame con la dea.

VIE E PIAZZE

Strada Garibaldi

La fiancheggiano il Teatro Regio, di forme neoclassiche (1829), uno dei più famosi d’Italia e, quasi di fronte, la Madonna della Steccata

Al n. 15, nel neoclassico Palazzetto di Riserva, è il Museo «Glauco Lombardi». Raccoglie in 7 sale cimeli e ricordi del periodo borbonico e soprattutto di Maria Luigia (sec. XVIII-XIX): cimeli napoleonici e delle raccolte della duchessa, dipinti specialmente di artisti francesi del ‘700.

Teatro Regio
Palazzo di Riserva, ingresso del Museo Glauco Lombardi

Piazza della Pace   

Vi sorgono il monumento al Partigiano (1955) e il monumento a Verdi (1913). 

Nel fondo, il palazzo della Pilotta

Piazza della Pace
Monumento al Partigiano
Monumento a Verdi

Piazza Garibaldi

L’ottocentesca piazza Grande si apre al centro della città; vi sorgono il monumento a Garibaldi, il palazzo del Governatore con la Torre (1673) e il palazzo del Comune (1673), a portici, a destra del quale è un edificio duecentesco (l’ex palazzo del Podestà).

Palazzo del Governatore
Palazzo del Comune

MUSEI

Palazzo della Pilotta  

Imponente edificio eretto dai Farnese nel 1583-1622, rimasto incompiuto.  Trae nome dal gioco della «pelota» che si teneva in un cortile. 

Ospita il Museo Archeologico Nazionale, la Galleria nazionale, tra le più interessanti pinacoteche del Paese, il Teatro Farnese, il Museo Bodoniano e la Biblioteca Palatina.

Palazzo della Pilotta

Galleria Nazionale e Teatro Farnese

Importante soprattutto per la conoscenza della pittura parmense dal ‘400 al ‘700; conta fra l’altro alcuni capolavori di Correggio

Fa da atrio scenografico della Galleria il magnifico teatro Farnese* (1617-18), uno dei più suggestivi teatri del mondo. Costruito in brevissimo tempo, usando materiali leggeri come il legno e lo stucco dipinti, il teatro nacque per volontà di Ranuccio I, IV duca di Parma e Piacenza (1593 -1622). Quasi completamente distrutto da un bombardamento nel 1944, fu ricostruito negli anni cinquanta. 

sala del ‘600 e del ‘700

Le collezioni sono ordinate in varie sezioni secondo le scuole e l’ordine cronologico.

Nella sezione medievale si trovano frammenti plastici (sec. XI-XIII) tra cui tre capitelli di Benedetto Antelami.

La pittura primitiva del ‘300-‘400 è rappresentata da Botticelli, Agnolo Gaddi, Paolo Veneziano, Beato Angelico e Bernardo Daddi.  Seguono affreschi staccati e dipinti di Agnolo e Bartolomeo degli Erri, di Francesco Francia e di Leonardo da Vinci (La Scapigliata, bozzetto).

Correggio, La Madonna di san Girolamo

Nella sezione della scuola emiliana del ‘600, opere di Filippo Mazzola, Dosso e Battista Dossi e Garofalo; varie Madonne col Bambino (Michelangelo Anselmi, Giorgio Gandini del Grano) e tele di Sebastiano del Piombo (Ritratto di Giulio VII) e Giulio Romano.

La sezione sulla scuola parmense del ‘500-‘600 comprende dipinti di Girolamo Mazzola Bedoli, G.B. Tinti e Lionello Spada; tuttavia, la sezione più emozionante comprende alcune fra le maggiori opere di Correggio (Madonna di S. Girolamo**, Madonna della Scodella**, Incoronata**, Madonna della Scala**, Deposizione*, Martirio dei Ss. Placido, Flavia e altri santi*) e di Parmigianino (Schiava turca**, Autoritratto**).

Parmigianino, La schiava turca
Correggio, L’incoronazione della Vergine
Parmigianino, Sposalizio mistico di santa Caterina

Vi sono inoltre opere di scuola fiamminga (Jan Sons, Denijs Calvaert), veneta (Palma il Giovane, El Greco), emiliana (fratelli Carracci) e lombarda (Giulio Cesare Procaccini).

Il ‘600 è rappresentato da dipinti di scuola bolognese (Cesare Aretusi, Guercino), genovese (Genovesino, Giovanni Andrea De Ferrari), spagnola (Murillo), fiamminga (Van Dyck), lombarda (Nuvolone). 

Nella sezione del ‘700 veneto, opere di G.B. Tiepolo, G.B. Piazzetta, Canaletto e Sebastiano Ricci.

PINACOTECA STUARD

La Pinacoteca Stuard è ospitata, dal 2002, in un’ala dell’antico monastero benedettino di San Paolo ed è intitolata al benefattore e collezionista Giuseppe Stuard (1790-1843), amministratore della Congregazione di San Filippo Neri, al quale si deve il primo nucleo delle raccolte artistiche del museo.

Il percorso espositivo, dal XIV e XV secolo fino al Novecento, comprende opere di varie culture artistiche e pittoriche, reperti archeologici, affreschi, incisioni, dipinti, sculture, medaglie, mobili e oggetti.

Fa da schermo e fondale il piccolo chiostro binato centrale.

il chiostro binato
Parmigianino, Levriero

La prima Sala si apre sul Sacello di San Paolo, primo nucleo architettonico devozionale intorno al quale sorse il monastero di San Paolo, con splendida monofora e cupola emisferica.

Segue il patrimonio archeologico pre-medioevale e medievale ottenuto a seguito degli importanti scavi archeologici eseguiti durante i lavori di restauro.

Il resto è un susseguirsi di grandi e piccoli dipinti a tema prevalentemente religioso. Seguono altri pregevoli dipinti di ambito senese e fiorentino, infine, un disegno raffigurante un levriero riconosciuto al Parmigianino, divenuto oggi simbolo della pinacoteca.

Il percorso museale continua al piano superiore, all’interno dell’ex monastero, fatto erigere nel Mille dal vescovo Sigifredo II per le monache benedettine. Un’importante novità consiste nel trasferimento in Pinacoteca di dipinti conservati nel palazzo del Municipio: si tratta di Apelle che ritrae Campaspe alla presenza di Alessandro Magno di Mattia Preti, del Ritratto di Ranuccio II Farnese e del Ritratto di Isabella d’Este di Frans Denys, di Fior di loto e Esodo di Amedeo Bocchi.

Le prime sale del piano superiore si sono arricchite con dipinti di artisti ottocenteschi legati all’Accademia di Belle Arti di Parma. L’ultima sala ospita, infine, una ricca selezione di opere di Amedeo Bocchi.

Amedeo Bocchi, Fior di loto