
La città è Rovigo.
La regione è il Veneto.
Il territorio è il Polesine.
Rovigo si trova a soli 7 metri s.l.m.
Il comune si estende fra il fiume Adige a nord e il Canal Bianco a sud.
Gli abitanti di Rovigo sono poco più di 50 mila.
Gli abitanti di Rovigo si chiamano rodigini o - popolarmente - rovigotti.
Il patrono è san Bellino vescovo.
Giorno festivo è il 26 novembre.
Il nome di Rovigo deriva dal greco rhodon, cioè rosa - e la rosa è simbolo della città.
Così Ariosto, nell'Orlando Furioso, cantò la città:
«la terra il cui produr di rose
le dié piacevol nome in greche voci»
Rovigo, città di portici…


… e di biciclette
Abbiamo visitato la città il 22 aprile 2025.



La storia in breve
Situata nel cuore del Polesine, di cui è capoluogo, Rovigo non ha grandi attrattive turistiche, ma esprime fortemente un senso di appartenenza alle radici padane nell’insieme delle sue architetture, a metà fra l’influenza veneta e quella ferrarese.
In quel dedalo di acque, che costituiva il Polesine antico, su una piccola altura d’argine, sorse un villaggio protetto nel 920 da un castello. La fortificazione fu voluta dal vescovo di Adria e sorse sulla riva di un ramo antico dell’Adige, chiamato Adigetto. Il luogo divenne presto un centro del commercio fluviale e terrestre lungo i percorsi da Ferrara a Padova, da Verona e da Mantova verso l’Adriatico.
Nel 1138 il villaggio ebbe forma di città con le mura che racchiudevano il castello, il borgo, le chiese, gli empori e i magazzini sorti sulla riva destra del fiume. Nel sec. XIII Rovigo, sotto la protezione di casa d’Este, divenne il capoluogo del Polesine. Vi sorsero sedi religiose e civili: il palazzo vescovile, la loggia dei notai, palazzi nobiliari.
Nel 1482 il territorio fu conquistato da Venezia ed entrò a far parte della Serenissima. Il governo veneziano attuò forti investimenti nel Polesine, continuamente minacciato da piene e alluvioni, per il controllo del sistema delle acque.
Gli Austriaci, che governarono il territorio dal 1815 al 1866, sistemarono le piazze centrali e altri luoghi di pubblica utilità (Teatro Sociale, Mercato coperto, riorganizzazione dell’ospedale). Dopo l’Unità, furono spianate le mura, costruita la linea ferroviaria e tombato l’Adigetto, ormai privo di importanza per la navigazione. Grande successo ebbero le bonifiche attuate nel Polesine, con la conseguente alta produttività nell’agricoltura.
LE PIAZZE
Piazza Vittorio Emanuele II



Cuore della città, la Piazza è una delle più antiche, ha pianta trapezoidale, è lastricata di trachite, una pietra tipica dei Colli Euganei, molto resistente. È il punto di ritrovo principale dei rodigini, e spazio in cui si organizzano manifestazioni culturali. In mezzo s’innalza la statua dedicata a Vittorio Emanuele II; un po’ più scostata si alza una bella colonna in pietra d’Istria con il leone di San Marco, memoria dei secoli trascorsi sotto il governo della Serenissima.
Su uno dei lati corti s’innalzano la Torre dell’Orologio del ‘700 e il palazzo del Municipio, già Loggia dei Notai, del sec. XVI, con portico a tre arcate e un loggiato cinquecentesco nella cui nicchia centrale è una Madonna col Bambino, di Giulio Mauro (1590).
Sulla piazza prospettano anche Palazzo Roverella e il palazzo dell’Accademia dei Concordi; in fondo, all’inizio di via Cavour, campeggia l’edificio del Corpo di Guardia, di forme eclettiche, del 1854.


Piazza Garibaldi


Il centro della piazza è dominato dal monumento di bronzo di Garibaldi. Fu realizzato dallo scultore Ettore Ferrari nel 1896: tutti i polesani parteciparono al suo acquisto. La storia racconta che la statua era destinata a Roma, ma l’autore inserì due corone rovesciate sotto le staffe, in spregio alla monarchia e in nome di un pensiero repubblicano. Roma, quindi, rifiutò la statua e Rovigo la comprò.
Nella piazza si affacciano il Teatro Sociale, con facciata neoclassica (1819) e il Palazzo della Camera di Commercio (1934).

Piazza Matteotti


Nel processo di riqualificazione dell’area del castello, negli anni Settanta è stata creata piazza Matteotti, col giardino e le torri, e con la posa di lastroni di marmo che creano spazio attorno al monumento. Il monumento a Giacomo Matteotti, socialista, parlamentare, nato a Fratta Polesine – a pochi chilometri dalla città – e ucciso dai fascisti il 10 giugno 1924, per avere denunciato i brogli elettorali; è opera del 1978 di Augusto Murer. Un’opera incisiva, l’urlo della mano accusatrice, la scritta “Uccidete me ma non l’idea che è in me”.
Dietro il monumento, si alzano due delle torri del castello. Ne parlo più avanti.
Nel giardino è stato collocato anche il basamento del pennone portabandiera, proveniente dall’antica piazza centrale, con lo stemma del doge Pasquale Cicogna circondato da quattro sirene.

LE CHIESE
Chiesa Della Beata Vergine Del Soccorso




La chiesa più importante di Rovigo, dal punto di vista artistico, è la Rotonda, nome con cui si indica la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, armoniosa costruzione a pianta ottagonale, realizzata tra il 1594 e il 1613, da Francesco Zamberlan, allievo del Palladio. Si trova in via XX Settembre. All’esterno c’è un ampio portico che circonda l’edificio, lineare e spoglio. Accanto, ma isolato, il campanile di Baldassarre Longhena.
Tanto l’esterno è spoglio, tanto l’interno è preziosissimo. Ogni parete è coperta da numerosissime tele, che ne fanno una notevole raccolta d’arte seicentesca. Spicca su tutti il nome di Francesco Maffei.
L’altare maggiore reca al centro la venerata immagine della Madonna del Soccorso, affresco del sec. XVI.


Chiesa di Sant’Antonio Abate o di San Domenico



La chiesa di Sant’Antonio abate è chiamata popolarmente di San Domenico, probabilmente per il fatto che i domenicani la ressero – col vicino ospedale – per alcuni secoli. Si trova in via X Luglio, in pieno centro storico. È stata costruita nei primi anni del ‘500 dai fratelli Casalini, per disposizione testamentaria della loro ava, Piacenza. Fu ripristinato anche l’adiacente ospedale di Sant’Antonio Abate.
La chiesa è priva della facciata e le porte d’accesso si aprono sul lato destro. Sopra la porta di sinistra è collocato un busto raffigurante Sant’Antonio Abate, del ‘600.
L’interno è a navata unica con altari laterali. A destra, vi sono
- l’Altare della Beata Vergine del Rosario. La pala, ritenuta opera del Tiziano, raffigura la Madonna circondata dai committenti. I 15 ovali con i Misteri del Rosario sono opera del lendinarese Antonio da Corle; completano l’altare le statue di san Domenico e santa Caterina da Siena.
- l’Altare del ss.mo nome di Gesù o della Circoncisione, costruito a metà ‘700 su disegno dell’architetto Angelo Franceschini. La decorazione scultorea è dello scultore veneziano Antonio Gai; la pala di Giovanni Segala raffigura La circoncisione di Gesù.
Altare maggiore: rifatto nel 1943, adattandovi il preesistente ciborio con la statua di Cristo Risorto di Giovanni Fasolato; le statue laterali raffigurano san Paolo e san Sebastiano e sono opera di Bernardo Falcone.
Alla parete sinistra vi sono
- l‘altare di San Domenico: La pala, che rappresenta S. Domenico e i maggiori Santi Domenicani, è opera del dalmata Sebastiano De Vita ed è datata 1770;
- l‘altare di Santa Barbara è forse l’altare più bello. Di gusto barocco, meravigliosa è la statua di santa Barbara, opera dello scultore Pietro Baratta, autore anche dell’altare.
Duomo


Dedicato a Santo Stefano papa, ha la facciata incompiuta, ma suggestiva: l’unica parete in mattoni ospita soltanto il portale dell’800 e una statua di Gesù, posta nella nicchia sopra il portale. L’origine dell’edificio risale a prima del Mille, anche se fu ricostruito nel 1461 e nel 1696.
L’interno conserva numerose opere d’arte preziose:
- sull’altare del transetto sin., il “Cristo risorto coi SS. Bellino e Stefano papa” di Palma il Giovane; sul ciborio dell’altare, piccole sculture di Antonio Corradini, Cristo risorto, Fede e Speranza;
- al I altare a dx, ricca opera barocca, l’affresco Madonna delle Grazie del XV sec., proveniente dall’antico battistero, demolito;
- all’altare del transetto dx (fastosa opera di Giovanni Trognon), Madonna in gloria, santi e angeli della Resurrezione, dipinto di Andrea Vicentino;
- ai lati del presbiterio, due tavolette, san Pietro e san Paolo, del Garofalo;
- all’abside, S. Stefano papa battezza Lucilla, grande tela di Tommaso Sciacca.
Aperto solo alla mattina.
Chiesa Dei Santi Francesco e Giustina

È una delle principali chiese di Rovigo. Nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti. La facciata è stata alterata nell’Ottocento, ma sul lato si riconosce l’impianto romanico-gotico delle prime fasi: dal 1300 al 1430. Il campanile è invece del 1520. L’interno custodisce molte opere d’arte, tra le quali la suggestiva “Pietà” di Tullio Lombardo (al terzo altare di sinistra).
Aperta solo la mattina.
LE TORRI, IL CASTELLO, LE PORTE

Torre Donà
È uno dei più alti edifici del Medioevo di cui rimane traccia ancora oggi: la pendente torre Donà, che sorge in piazza Matteotti, rappresenta quello che rimane del castello fondato nel 920 dal vescovo di Adria. Poco distante, una torre mozza, anch’essa pendente, faceva parte dello stesso complesso. Il grande e possente castello fu la nuova sede episcopale che il prelato si fece costruire qui per fuggire dalle invasioni degli ungari (secc. IX e X)

Porta de San Bortolo

Realizzata in cotto con un fornice unico, la porta San Bortolo, che si affaccia su piazza Merlin, è la meglio conservata della città e anche la più caratteristica, grazie soprattutto alla merlatura ghibellina che risalta sulla struttura quattrocentesca. La porta, che conduce in direzione di Ferrara, collega il centro storico con il quartiere sud di San Bartolomeo.

I MUSEI
Palazzo Roverella

La costruzione del palazzo risale al 1474, quando fu commissionato dal cardinale Bartolomeo Roverella per celebrare il prestigio raggiunto dalla famiglia. Impossibile non notarlo mentre si passeggia lungo Corso del Popolo, il palazzo è imponente e massiccio. La facciata venne ristrutturata alla fine della seconda guerra mondiale, mentre l’interno fu riportato all’antico splendore soltanto a partire dal 2000. Oggi ospita la bellissima galleria d’arte moderna della città e mostre temporanee, spesso molto originali.
Ora, ad esempio (primavera 2025) è aperta la mostra “Hammershøi e i pittori del silenzio tra il Nord Europa e l’Italia“.

Alcune immagini della mostra, riguardanti solo le opere di Vilhelm Hammershøi (visitata il 22.04.2025).
Vilhelm Hammershøi (Copenaghen 1864-1916) è straordinario pittore del silenzio, dell’assenza, dell’attesa.






E un po’ di Pinacoteca






Palazzo Roncale

È un bel palazzo cinquecentesco costruito da Giovanni Roncale, che voleva una dimora nobiliare all’altezza dell’ascesa sociale conquistata dalla sua famiglia, proveniente dal Bergamasco. L’esterno del palazzo è sobrio e imponente. L’interno oggi ospita mobili, arazzi, tele e sculture di pregio. Il palazzo espone anche la collezione di artisti del Novecento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Palazzo Roncale si trova di fronte a palazzo Roverella.
Museo dei Grandi Fiumi

Ha sede nell’ex Monastero Olivetano di San Bartolomeo ed è molto apprezzato da famiglie e bambini. Il percorso espositivo, tramite installazioni multimediali e plastici, celebra la terra del Polesine, adagiata tra i fiumi Po e Adige e racconta la città di Rovigo e la sua provincia attraverso cinque periodi storici, che vanno dall’Età del Bronzo al Rinascimento.
Grazie per le fotografie a Svetlana, Renata, Elisabetta.
FINE
