VIVIAN LAMARQUE, Requiem per margherite

Non beati gli assetati
sui treni: fiori, Ebrei
agnelli, bambini
(e ho paura non si aprono
più sui moderni treni
i finestrini)

non beati gli assetati
fiori della carrozza ristorante
senz’acqua nel vaso
per non bagnare
la tovaglia elegante

Requiem-per-margherite
una per ogni tavolino guardavano
tutte in fin di vita
dal finestrino la pioggia
tese verso il vetro la chiamavano
la chiamavano Regen! Regen!

credete a chi le ha sentite
sembravano bambine le margherite
sembravano bambini
(e ho paura non si aprono
più sui moderni treni
i finestrini).

Intensa poesia di Vivian Lamarque.

Come sempre nei testi della poetessa, all’apparenza semplici e chiari, di facile lettura, si nasconde un messaggio di dolore o di angoscia – come il questo caso.

Il pretesto è minuto: un vasetto di margherite nella carrozza-ristorante di un treno; un vasetto senz’acqua

per non bagnare
la tovaglia elegante

Perciò i fiori sono destinati a morire assetati (una metafora che li trasforma in esseri umani). E quali altre creature hanno patito la sete sui treni? Gli ebrei, nei vagoni piombati che li portavano nei lager. Peggio: i bambini ebrei, agnelli sacrificali di una ideologia sanguinaria.

Quindi, il verso iniziale segna il capovolgimento del discorso delle Beatitudini:

Non beati gli assetati
sui treni

se non si possono nemmeno aprire i finestrini, per far entrare la pioggia.

A questo punto entrano in scena le margherite bambine-bambini, che

una per ogni tavolino guardavano
tutte in fin di vita
dal finestrino la pioggia
tese verso il vetro la chiamavano
la chiamavano Regen! Regen!

Da notare che il richiamo è sostantivo tedesco: Regen! Forse perché, nei vagoni piombati, si pensava che la pioggia agognata rispondesse solo nella lingua della Germania … O forse per legare passato e presente, in una crudeltà comune.

Più si legge questa poesia, più si sente l’angoscia dei treni, dei bambini sui treni, delle margherite-bambine sui treni. Tutti destinati a morire di sete.

La paura ribadita della doppia ripresa

(e ho paura non si aprono
più sui moderni treni
i finestrini)
,

ci porta nel mondo contemporaneo, il nostro mondo: in effetti, sui treni ad alta velocità, i finestrini sono piombati.

E, a pensarci, si è percorsi da un brivido.

NOTE: Testo di riferimento: V. LAMARQUE, Poesie 1972-2002, Mondadori, 2002. L’immagine è di CHARLES DEMUTH, Margherite, 1918 (particolare)