Venezia – Gallerie dell’Accademia

Ho sempre amato tantissimo questo quadro. L’ho sempre guardato con curiosità, cercando di scovare il significato profondo di tanti particolari.
Al di là dei personaggi sacri in primo piano, della loro postura, delle loro espressioni, mi intrigava il paesaggio sullo sfondo, così diseguale, così poco naturale. Dove può esistere contemporaneamente una città inerpicata sul colle, con un porto con nave sotto e rocca sopra, unita a un castello isolato, frammenti di paesaggio agresti con cascinali e torre solitaria… Non è tutto troppo ammassato, troppo simbolico?
Qualche tempo fa ho letto un testo di Augusto Gentili sulla pittura di Giovanni Bellini; un testo che mi ha chiarito le idee. Ho deciso di riproporlo, in sintesi, qui sotto.
Partiamo dai personaggi: al centro la Vergine Maria, con Gesù in grembo, Giovanni Battista a sinistra e una santa (forse Barbara) a destra.

La Madonna ha una espressione tristissima, presaga della futura Passione e morte del Figlio. Qui sembra presentare il Bambino a Giovanni (e alla croce che egli regge con la mano sinistra).
Il Bambino ha lo sguardo assonnato o serio, con i piedi già sovrapposti (come pronti per i chiodi).
Dall’altra parte, la santa dal bel viso serio ha già incrociato le mani sul petto.
Il presagio della Passione è segnalato dalle posture e dalle espressioni prive di allegria di tutti i personaggi.
Dietro alle figure sacre si apre un paesaggio “naturale”, bellissimo.


Dietro al Battista, a sinistra, c’è un castello a tre torri; tra Giovanni e la Madonna, si stendono un porto tranquillo con una nave in riposo e una città ben protetta da mura che inerpica le case sul colle fino alla rocca; tra Maria e la santa, si vedono un cascinale, un pastore col gregge, un viottolo che sale al borgo e alla chiesa; a destra della santa, ancora case agresti, alberi floridi, una robusta torre campanaria in cima alla collina.
Sopra tutto questo, si inarca una catena di montagne azzurrine, con una fascia dorata di luce d’aurora, il cielo azzurro con grandi nuvole bianche.
Questo paesaggio, all’apparenza “naturale”, è in realtà costruito con gli attributi e gli epiteti mariani di un infinito repertorio: Maria come fortezza, torre, solida rocca, città murata e fortificata; porto sicuro dell’approdo e della salvezza; pascolo fertile e ameno; via e porta del cielo e della Chiesa; e ancora, montagna eccelsa e intatta, aurora splendente, cielo luminoso, nuvola e stella mattutina.
Bellini ha così organizzato il quadro ripartendolo fra malinconie cristologiche in primo piano e consolazioni mariane sullo sfondo: e il dipinto diventa uno strumento perfetto di preghiera privata e di memoria devozionale.
Bibliografia: AUGUSTO GENTILI, Giovanni Bellini, Giunti, 1998
