EMILY DICKINSON, Così poco ha l’erba

Così poco ha l’erba da fare –

sfera d’umile verde

per allevare farfalle

e trastullare api.

Muoversi tutto il giorno

a melodie di brezza,

tenere in grembo il sole

ed inchinarsi a tutto.

Infilare rugiada

la notte come perle,

e farsi così bella

da offuscare duchesse.

Quando muore, svanire

in odori divini

come dormienti spezie

e amuleti di pino.

Ed abitando nei granai sovrani

i suoi giorni trascorrere nel sogno.

L’erba ha poco da fare

ed io vorrei essere fieno!

L’erba, vista da Emily, è l’inconsapevolezza della natura. Che è inconsapevolezza dei sentimenti, del bene e del male, del dolore, delle scelte, della fatica del mestiere di vivere.

L’erba sottostà solo alle leggi naturali: stormire al vento, allevare farfalle, godersi il sole, infilare gocce di rugiada – e poi essere falciata, in infinita serenità. Nulla che possa turbare l’esistenza, nemmeno finire nei granai come fieno.

Per contrapposizione, si pensa a cosa sia invece la vita: coscienza, dubbio, incertezza, risoluzioni faticose, domande senza risposta. In una continua angoscia di fallire.

La traduzione della poesia è di Margherita Guidacci ed è tratta da Emily Dickinson, Poesie e lettere, Sansoni, 1961. Vi ho apportato poche modifiche.

L’immagine è di Bruno Munari. L’ho scaricata da Google-Immagini